La Meridiana di Apollo








Lorenzo Barberis (2009)



Altra foto del mio archivio, in questo caso la interessante meridiana della Torre dei Bressani, dove, come è visibile, appare l'ermetica scritta "Umbra Vias Phoebique Domos Caelestia Pandit". Un riferimento all'azione della Meridiana (uno dei tanti, onnipresenti simboli di Mondovì, cui è dedicato anche il Parco del Tempo che circonda la torre) ma espresso in tono decisamente iniziatico, con l'ossimoro per cui è la Luce a svelare l'Ombra ("Ex Tenebris Lux" è una antica massima gnostica, che in quanto tale ha molteplici possibili interpretazioni, tutte dotate di senso ermetico).

La meridiana è, per il sito del comune di Mondovì, "della prima metà del XIX sec., con linee europee". In effetti, non può essere novecentesca: dopo il 1945 un intervento di quel tipo è da escludere, e nel Ventennio i caratteri sarebbero stati sicuramente romani, con la U maiuscola resa come V. Ci spostiamo così nell'Ottocento. I "padelloni" dell'Orologio sono del 1850, e a questo punto probabilmente anche la meridiana si può collocare nel contesto di questo invasivo, ma ormai tipico, intervento.

Update del 13 marzo 2015

Questo il post iniziale, dell'ormai lontano ottobre 2010, con cui presentavo telegraficamente una delle tante meridiane monregalesi. Oggi, cinque anni dopo, uno dei miei "trentasei lettori" (non per farmi da più che Manzoni, è che la cifra, come insegna il Pendolo di Foucault di Eco, è più esoterica) mi scrive una affascinante analisi con alcune puntuali precisazioni.

Girellavo ozioso per il Belvedere, con il mio cane, cercando distrattamente uno spunto qualsiasi che potesse riempire quel momento di ozio. 

La torre, massiccia, ben piantata.  Gli orologi ipertrofici, decisamente ipertrofici. La meridiana con la scritta in latino che non avevo mai letto: "Umbra vias phoebique domos caelestia pandit". 

Un po' di latino ai miei tempi l'avevo fatto. Identifico dunque il soggetto: Umbra = l'ombra. Il verbo, pandit, lo tradurrei con indica/mostra/svela. Svela mi piace. L'ombra svela (rivela?). Complemento oggetto: vias = le vie, i cammini. Phoebique domos il "que" lega sicuramente vias con domos. Le vie e le dimore di Febo Apollo (dio del sole). Dunque: L'ombra (dello stilo) rivela i cammini e le dimore del dio del sole. 

E quel caelestia? Mi arrovello, non trovo. Entro nella farmacia Aragno e dico a Anna Aragno "chiedi al primo prete che passa di qua (ne passano in continuazione) di tradurti "Umbra vias...". Poi vado a casa. 

Provo con il traduttore Google: un disastro. Invece di traduttore, scrivo la frase in questione su Google web. Mi salta fuori la frase intera riferita a Lorenzo Barberis.

Se caelestia si accorda con domos, perché il neutro? E poi "vias phoebique domos" secondo me deve essere tradotto con: "le vie e le dimore di Febo Apollo". E poi, se via è femminile e domus anche, perché il neutro? Sarà questa la chiave dell'esoterismo?

Io propongo: "L'ombra svela i cammini e le dimore celesti di Febo Apollo" o anche: "L'ombra svela i cammini e le dimore celesti del Dio Sole", o anche "L'ombra svela i cammini e le dimore celesti del Sole".

Ho l'impressione di aver fatto fare un gran passo avanti all'esoterismo monregalese. 


Update del 18 Marzo 2015

Le considerazioni dell'amico hanno messo in moto - senza che io abbia agito direttamente - un nuovo contributo di un'altra persona, che ha offerto la chiave della risoluzione del mistero, almeno su un primo livello.

Premesso che non avevo mai considerato prima d’ora la meridiana della Torre, ecco le mie osservazioni filologiche al riguardo.

1-       La scritta costituisce un perfetto esametro dattilico, quindi le esigenze metriche possono aver indotto lo scrivente a scegliere l’accusativo plurale neutro dell’aggettivo (caelestia, quadrisillabo) anziché quello femminile caelestes (trisillabo), richiesto dalle regole classiche della concordanza. Ma può la metrica scardinare a tal punto la sintassi? È vero che l’aggettivo riferito a due nomi femminili può essere neutro, quando è nome del predicato, ma ho comunque i miei dubbi.

2-       Vi è una traduzione proposta a p.87 della guida Tesori del Piemonte. Mondovì”, a cura di Gianluca Cuniberti, Editris, Torino 2002: «L’ombra del chiodo della meridiana indica le vie e le case di Febo e le cose celesti». Correttamente riconosce in caelestia un aggettivo neutro sostantivato, ma non tiene conto del fatto che nel testo latino manca la congiunzione et che dovrebbe coordinare il terzo complemento oggetto ai primi due, e metricamente sarebbe stato facile inserirla in iperbato dopo caelestia. E poi: quali altre “cose celesti” la meridiana rivela, oltre al cammino del sole in cielo?

3-       Caelestia è certo un aggettivo neutro sostantivato, da intendersi però, a mio avviso, come apposizione dei due oggetti vias e domos. Una prima traduzione, di lavoro, potrebbe essere quindi: “L’ombra rivela i cammini e le dimore di Febo, realtà celesti”.

4-       Alla mia analisi sintattica può ben corrispondere una traduzione che rende in italiano un’apposizione con un attributo, come quella proposta dall’amico: la traduzione non deve essere un calco del testo di partenza, ma una sua trasposizione - fedele e rispettosa sì, ma inevitabilmente ‘diversa’… Per di più, quella traduzione è in versi, un settenario e un endecasillabo, in entrambe le varianti: «L’ombra svela i cammini / e le dimore celesti di Febo», oppure «L’ombra svela i cammini / e le dimore celesti del Sole», se si preferisce evidenziare quello che il post di partenza definisce il “tono iniziatico” del verso" ossia l’antitesi ombra-luce e il paradosso che sia l’ombra a rivelare la luce.

5-       Spero di non aver inferto un colpo mortale all’esoterismo monregalese…

*

Qualche rara volta questo blog ha ospitato un "guest post", ovvero un post che partiva da una segnalazione di un amico, ripresa o ampliata. Sono sempre molto aperto a contributi del genere, di solito non così frequenti, ma sempre graditi.

Per la prima volta, però, questo post appare scritto con ben due contributi esterni (se non ne arriveranno di nuovi). Un indubbio segno di importanza di questo elemento per la Mondovì Ermetica, che forse ci ha voluto parlare con questo picco di interesse.

Personalmente, pur conoscendo tale elemento, non gli ho mai attribuito un particolare peso nel Grande Piano di Mondovì, ritenendolo semplicemente una conferma della natura ermetica della città, combattuta tra forze bianche (Albedo) e forze nere (Nigredo) che si unificano appunto nella Rubedo della Rossa Torre, simbolo cittadino.

Ma, evidentemente, la posizione particolarmente centrale della meridiana, situata proprio sul Grande Menhir simbolico, la rendono rivelatoria in modo speciale, forse decisivo. Magari è quel rimando ad Apollo (e, per suo tramite, al connesso mito di Fetonte, caduto col suo carro solare nel Piemonte ermetico?) ad essere decisivo. O forse tutt'altro elemento, chi può dirlo?

Un piccolo passo per un blog, dunque.
Ma, forse, in modi che non possiamo pienamente capire,
un grande passo per l'esoterismo monregalese.

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