Il Pendolo di Sant'Albano



LORENZO BARBERIS

(Uno dei miei soliti pezzi ironici sull'esoterismo cuneese. Disclaimer: non prendete il tutto come oro alchemico colato, ma come un gioco letterario! Da uno spunto di partenza di "Cuneo Esoterica", sito FB che fornisce sempre stimoli interessanti.)

"Il Pendolo di Foucault", come molti sapranno, è il mio romanzo preferito.
Si tratta anche del principale romanzo esoterico mai scritto, o almeno quello universalmente noto.
In esso c'è al tempo stesso pochissimo e moltissimo Piemonte.

Eco è piemontese, il protagonista Iacopo Belbo deriva il suo nome da Santo Stefano Belbo, nelle Langhe (inizialmente si doveva chiamare Stefano Belbo, poi era troppo esplicito), ed è un calco di Pavese; i suoi ricordi di infanzia legati alla Resistenza vista da bambino sono una importante sottotrama nella storia, che narra della sua ricerca della Tromba d'Oro come Occasione eternamente Perduta.

Diotallevi anche è piemontese, ma si sente ebreo, con rimando forse al Piemonte come "terra di salvezza" per gli ebrei, sotto la tolleranza sabauda (che, ad esempio, consentiva un nucleo ebraico in ogni piccola città, invece di creare un ghetto unico nella capitale). 

Casaubon, il terzo protagonista, è dato come "valdostano", e per gli altri non è abbastanza piemontese da penetrare i veri misteri ermetici, non possiede abbastanza scetticismo per vagliare le verità iniziatiche.

Anche Aglié, il Conte di Saint Germain redivivo, è piemontese, fin dal nome che rimanda a un piccolo comune vicino Torino, collegato anche a Gozzano. Nella sua tenuta piemontese egli mostra ai tre redattori i riti compiuti da tre ierodule, inclusa una di Pino Torinese, quella che conta.

E' il punto di svolta che li spinge a ricostruire il Piano, che poi Aglié cercherà di controllare. Da notare che Aglié (antagonista), Belbo, Casaubon e Diotallevi (eroi) fanno A + B,C,D. 

*

A parte questo, nel Piano, essendoci molto "Piemonte biografico", è invece in sottotono il "Piemonte esoterico" storico: l'unica traccia è però rivelatoria. Come ho ricostruito qui, centrale è la figura del De Maistre, gran "maistre" esoterista sabaudo che, partecipando al Convegno massonico del 1782, riesce a stroncare il "piano di rinascita templare". Ciò può lasciar intendere che, in verità, i veri segreti esoterici siano legati ai templari e ai Savoia, che così allontanano gli esoteristi mondiali dal vero fulcro del sapere. 

Così di Torino si parla per dirla molto esoterica, ma poi non ci si torna più:

"Qui ci sono tre volumi usciti in questi anni, e tutti di successo. Il primo è in inglese e non
l'ho letto, ma l'autore è un critico illustre. E che cosa ha scritto? Guardate il sottotitolo, un romanzo
gnostico. E ora guardate questo: apparentemente un romanzo a sfondo criminale, un
best seller. E di che cosa parla? Di una chiesa gnostica nei dintorni di Torino. Voi saprete chi
sono questi gnostici... Perché qui ho un altro libro, di una giornalista famosa,
che racconta di cose incredibili che accadono a Torino, Torino dico, la città dell'automobile:
fattucchiere, messe nere, evocazioni del diavolo, e tutto per gente che paga..."

Dice Garamond, l'editore. Di nuovo tre, tre volumi: il primo non sono riuscito a identificarlo, ma i due che parlano di Torino sono "A che punto è la notte" di Fruttero e Lucentini, e i saggi di Giuditta Denbech (tra l'altro il prete gnostico di F+L è originario di Bra). Occultisti di livello, "gente che paga", legati alla "città dell'automobile", sostiene Garamond, che alla fine del romanzo diverrà un loro totale affiliato.

*

Ma va anche detto che, se Torino è poco citata, per paradosso Cuneo lo è di più. Volendo, può voler dire che, se i Savoia, dinastia ermetica per eccellenza, allontanano da sé le indagini ermetiche tramite De Maistre, non lo fanno per tutelare Torino ma qualcos'altro.

Oltre all'ampio spazio nelle vicende di Belbo ragazzino, il cuneese è nominato in un punto cruciale, quando i tre cercano l'Umbilicus Mundi:

"Dunque i Templari avevano organizzato il Piano in modo che solo i loro successori, nel momento in cui fossero in grado di usare bene quello che sapevano, scoprissero dove si trovava l'Umbilicus Telluris. Ma come avevano distribuito i frammenti della rivelazione ai trentasei sparsi per il mondo? Erano tante parti di uno stesso messaggio? Ma ci vuole un messaggio tanto complesso per dire che l'Umbilicus è, metti, a Baden Baden, a Cuneo, a Chattanooga?




Le altre due città potrebbero essere un diversivo, visto che Eco cita spesso tre elementi di cui uno solo significativo, come visto sopra. "Cuneo esoterica" comunque ci trova dettagli interessanti.  Chattanooga è una città di 150.000 abitanti negli USA, celebre per essere il luogo di una battaglia decisiva della Guerra di Secessione Americana, nel 1863, quella che conduce Grant alla vittoria. Questo in qualche modo la rende indubbiamente un "centro del mondo", perché gli Illuminati USA prendono compiutamente il potere dopo la vittoria confederata, con la nascita del Bohemian Groove e quello che ne consegue. Già nel 1850 a Chattanooga c'era del resto una loggia massonica, e oggi vi sono gli America Esoterical Labs, presenti comunque anche in altre città statunitensi.



Baden Baden invece è sui 50.000 abitanti, proprio come Cuneo, e ospita una ditta dal nome simile, la Heel (comune rimando a Hell?), sempre farmaceutica, ma di farmaci omeopatici.




La cosa più curiosa, però (notata da "Cuneo Esoterica", che ringrazio), è che nella stessa pagina in cui viene tirata in ballo Cuneo, compare anche il nome di Sant'Albano, che è il nome di un importante sito del cuneese. Dice Eco:

Ci arrovellammo per qualche giorno sino a che Belbo non decise di ricorrere ad
Abulafia. E il responso fu:

Guglielmo Postel muore nel 1581.
Bacone è visconte di Sant'Albano.
Al Conservatoire c'è il Pendolo di Foucault."

Nel "Pendolo di Foucault" dunque il modo per capire se la capitale è "Cuneo" è cogliere (tra tre frasi, di nuovo: le altre due rimandano alla Francia) quella rivelatrice su tre. Va notato che Eco inserisce anche delle ruote anagrammatiche nell'opera, anagrammando le quali si producono tre frasi: una è significativa ermeticamente, due sono "rumore di fondo", che "dimostrano" che è tutto un gioco ironico di un burlone di altri tempi. Quindi direi che la regola di "un elemento vero su tre" è confermabile. 

Vediamo ora che ruolo viene dato a Sant'Albano nel romanzo, e come può relazionarsi al Sant'Albano di Cuneo.

Innanzitutto, Bacone diventa Visconte di Sant'Albano proprio quando giunge a prendere il controllo del Piano, nel romanzo scritto da Belbo.

Il dottor Dee è morto, mormorando Luce, più Luce, e domandando uno stuzzicadenti. Poi ha detto:
Qualis Artifex Pereo! È stato fatto uccidere da Bacone. Da anni, prima che la regina scomparisse, sconnessa di mente e di cuore, in qualche modo il Verulamio l'aveva sedotta. Ormai i suoi tratti erano alterati ed era ridotta allo stato di uno scheletro. II suo cibo si era ridotto a un piccolo pane bianco e a una minestra di cicoria. Conservava al proprio fianco una spada e nei momenti di collera l'immergeva con violenza nelle tende e nei damaschi che coprivano le pareti del suo ritiro. (E se dietro vi fosse stato qualcuno, in ascolto? O un topo, un topo? Buona idea vecchio Kelley, bisogna che me l'annoti.) La vecchia ridotta in questo stato, fu facile a Bacone farle credere di essere William, suo bastardo - presentandosi ai suoi ginocchi, lei ormai cieca, coperto dalla pelle di un montone. II Vello d'Oro! Dissero mirasse al trono, ma sapevo che egli voleva ben altro, il controllo del Piano. Fu allora che divenne visconte di Sant'Albano. 

Più avanti, questa intuizione di Belbo elaborata in forma letteraria dal personaggio viene precisata in forma saggistica da Casaubon, che ci dà l'anno, il 1621.

All'epoca del mancato appuntamento Bacone ha solo vent'anni. Ma nel 1621
diventa visconte di Sant'Albano. Che cosa trova nei possedimenti aviti? Mistero. Fatto sta che è
proprio in quell'anno che qualcuno lo accusa di corruzione e lo fa chiudere per qualche tempo
in carcere. Bacone aveva trovato qualcosa che faceva paura.

Ma la cosa è ben più ampia.

Belbo ci raccontò con distacco quanto aveva immaginato, senza leggerci le sue pagine, ed
eliminando i riferimenti personali. Ci diede anzi a credere che Abulafia gli avesse fornito le
combinazioni. Che Bacone fosse l'autore dei manifesti Rosa-Croce l'avevo già trovato detto da
qualche parte. Ma un accenno mi colpì: che Bacone fosse visconte di Sant'Albano.
Qualcosa mi ronzava per il capo, qualcosa che aveva a che fare con la mia vecchia tesi. Passai
la notte seguente a rovistare tra le mie schede.

"Signori," dissi il mattino dopo con qualche solennità ai miei complici, "non possiamo inventare
connessioni. Ci sono. Quando nel 1164 san Bernardo lancia l'idea di un concilio a
Troyes per legittimare i Templari, tra gli incaricati di organizzare la faccenda c'è il priore di
Sant'Albano, che tra l'altro porta il nome del primo martire inglese, evangelizzatore delle isole
britanniche, nato appunto a Verulam, che fu feudo di Bacone. Sant'Albano, celta e indubbiamente
druida, iniziato come san Bernardo."

"È poco," disse Belbo.
"Aspettate. Questo priore di Sant'Albano è abate di Saint-Martin-des-Champs, l'abbazia
dove verrà installato il Conservatoire des Arts et des Métiers!"
Belbo reagì. "Perdio!"

Insomma, nella costruzione del romanzo, Albano, il primo convertito inglese, morto verso il 300, è l'iniziatore di nuova una continuità esoterica nel segno dei druidi celtici. In effetti, "Albanus" rimanda sia al bianco delle vesti druidiche, che al bianco dell'Albedo alchemica, la forza positiva della terra venerata dai druidi celtici stessi. E il fatto che Albano sia una cristianizzazione della figura del druido è perfettamente logico: probabilmente avvenuta tra 500 e 600, durante la cristianizzazione vera e propria dell'Inghilterra.

Sant'Albano come centro nasce nello stesso periodo. In quest'epoca dominano in Italia i Longobardi, anch'essi pagani, che nella Sant'Albano di Cuneo hanno la loro principale necropoli in assoluto, come si è da poco scoperto.

Questo conferma la rilevanza passata dell'area: il cuneese era già centrale sotto i romani con Augusta Bagennorum , parte di un "triangolo augusto" assieme a Augusta Taurinorum - Torino e Augusta Salassorum - Aosta. Notare che, nel Pendolo, Diotallevi appare genericamente Torinese (se la sua volontà di diventare ebreo osservando a distanza la comunità è nata in gioventù, come pare, e quindi in Piemonte, solo a Torino avrebbe potuto praticarla), Belbo è cuneese e Casaubon della val d'Aosta.

La centralità era declinata, si credeva, dopo la battaglia di Pollenzo (402 d.C.), l'ultima grande vittoria romana contro i barbari prima del declino. La necropoli conferma invece l'importanza del sito anche per i Longobardi, che forse riprendevano l'antica valenza. Un luogo di sepoltura di cavalieri pagani, dove l'Albedo del santo-druido tratteneva la Nigredo insita nella necropoli dei morti, spesso in battaglia (molti dei morti sono armati).

Nel 901 appare citata (ma probabilmente preesistente) la chiesa di Sant'Albano da cui poi prende il nome la città. Il nome del santo, del resto, rimanda alla Albedo, le energie positive della Grande Opera alchemica, che in provincia di Cuneo sono consacrate anche in Alba, l'antica Alba Pompeia, bianca per i suoi edifici romani, marmorei, rari in terre celtiche, pur dominate dall'Imperium.



In Piemonte sant'Albano viene indicato come martire della Legione Tebea (muore in effetti sotto Diocleziano, come i Tebei, che nel loro essere Legione Sacra anticipano in molto i crociati e i templari). Ciò che probabilmente spiega anche lo stemma del Sant'Albano cuneese, dove il santo appare raffigurato come cavaliere templare o comunque crociato.


Come ho scritto altrove, i templari hanno una antica e solida presenza nel Cuneese; in particolare a Mondovì, che ho approfondito maggiormente, dove esisteva l'Ospedale dei Templari, andato poi distrutto in circostanze perlomeno curiose. Appare possibile che Sant'Albano si colleghi al loro apparire, dato il simbolismo che l'Albedo assumeva per l'ordine (I "cavalieri delle bianche stole", la "fratellanza bianca", che Albano simboleggiava perfettamente, anche per la sua natura di "inglese", terra dove i templari si rifugeranno dopo lo scioglimento).

Alla fine, in Eco si cita anche la celebre Blavatsky, che collega Sant'Albano, Rosencreutz e Saint Germain come "reincarnazioni" l'uno dell'altro.

1877 - Madame Blavatsky parla del ruolo teosofico del Conte di Saint Germain. Tra le sue incarnazioni ci sono stati Sant'Albano, Ruggero Bacone, Francesco Bacone, Rosencreutz.

Ruggero (sempre Bacone, 1214-1294) è coevo dei templari, morendo poco prima del loro scioglimento, nell'apice della loro potenza, e simboleggia quindi questa fase. Rosencreutz, "nato nel 1378", "rivelatosi nel 1614", rappresenta la fase segreta dell'ordine, prima dell'avvio della sua rinascita con Francesco Bacone. Una continuità che nel cuneese potrebbe essere stata custodita, in qualche modo, anche in relazione a Sant'Albano. E nel '700 appare poi la figura definitiva, il Conte di San Germano, "vicino ad Asti" di origini: l'ultimo, simbolico, iniziato-immortale, che accompagna la nascita della Massoneria (la loggia filosofica di Mondovì gli sarà dedicata).

Insomma, un altro possibile tassello del piano cuneese che si chiarisce. E di cui non posso che ringraziare, come spesso ultimamente, "Cuneo Esoterica".

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