Intervista a Corrado Ambrogio


(foto di copertina: Urfaut, "Corrado". Dal progetto Daily Phone Notes. Per gentile concessione dell'autore.)

LORENZO BARBERIS

(articolo per rivista online "Margutte")
Davanti alla Chiesa di Sant’Evasio in Carassone, nella sede dell’antica Confraternita, e poi Farmacia, c’è lo studio di Corrado Ambrogio: un luogo adatto, tra sacralità e chimica, per le sottili alchimie che Ambrogio distilla dalla materia, nel suo antro filosofico affollato come la Wunderkammer di Athanasius Kircher.
Ambrogio presenterà a breve, il 21 marzo, solstizio di Primavera, una nuova mostra di foto presso La Meridiana Tempo, erede della storica galleria monregalese, integrate da alcuni disegni e sculture ad esse collegate. Abbiamo così colto l’occasione per una visita, da cui è scaturita questa intervista per “Margutte”.

draco
"Drago", dal De Natura Animalium del 1512

“De Natura Animalium”, così si intitola il libro. La citazione, pare, è dal volume del Barruerio, stampato a Mondovì tra 1508 e 1512.

Sì, il risultato finale della ricerca è un libro, edito da Marcovaldo e presentato in una mostra al Castello del Roccolo, formato da 101 foto rappresentanti altrettanti animali. Quando ho iniziato il progetto era il 2008, mezzo millennio da questa impresa monregalese, che oggi pochi conoscono. L’idea era di celebrarne in qualche modo il cinquecentenario, e in effetti ho pubblicato il tutto il 2013, appena dopo.

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Papalla

Le fotografie hanno, sembra, una certa continuità con le tue sculture, pur nella loro autonomia.

Sì, questo è un progetto molto fotografico, l’opera è la fotografia: la scultura è a tutto tondo, a trecentosessanta gradi, ci puoi girare intorno, invece qui è necessario cogliere l’opera da un preciso punto di vista perché assuma un certo significato, vista da un’altra parte magari non vuol dire un granché. Io non sono un fotografo professionista, io sono “uno che fa click”,  ma ho voluto realizzare personalmente gli scatti in modo che lo “sguardo” che crea l’oggetto fosse interamente mio. Sono partito dal concetto di riempire un quadrato di 32 X 32 cm., il formato di queste foto, variando la prospettiva in cui l’oggetto è ripreso a seconda di cosa mi interessava far emergere.

ippopotamo
Ippopotamo

Noto anche che gli sfondi non sono sempre tutti uguali, benché prevalga il bianco.

Sì, quella è la scelta prevalente. Ho scelto il bianco e nero, invece del colore, perché volevo evocare l’essenzialità del segno: quindi solitamente abbiamo l’immagine nera su uno sfondo bianco, neutro. Però poi gioco sui dettagli, a volte c’è l’ombra, a volte no, talvolta lo sfondo è nero, ad esempio, se magari rappresento un uccello notturno come l'allocco, lo sfondo è nero perché evoca la notte. Oppure l’ippopotamo, lo sfondo è grigio, perché evoca uno stagno, limaccioso. Non so, a volte sono più che altro suggestioni.

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Allocco

A proposito di suggestioni, le immagini del libro sono accompagnate a dei testi.

Sì, era necessario per mantenere la struttura del bestiario. Si tratta di un lavoro di Laura Pariani, una autrice molto brava, di recente ha scritto un magnifico romanzo su Dino Campana, te lo consiglio, “Questo viaggio chiamavamo amore”. Era una sfida letteraria molto difficile, elaborare centouno testi brevi, che dovevano sposarsi a immagini non sempre facili, e lei ha fatto un ottimo lavoro. Ad esempio mi piace molto il testo dedicato ad Odradek, l’animale fantastico di Kafka e di Borges, ma sono poi tutti bellissimi.

antilope
Antilope

Per concludere, una curiosità: e un lavoro simile sull’Antichristus, o Juicio De La Fine del Mondo?

Eh, ci sarebbe anche lì molto materiale, ma il lavoro è davvero molto lungo, si tratta di trovare l’oggetto di partenza che funga da spunto, rielaborarlo, fotografarlo, fare le prove di stampa, correggere... questo lavoro che ho fatto sul De Natura Animalium è stato un po’ una pazzia, un impegno abbastanza lungo e gravoso, quindi credo proprio di no.

Ringraziamo infinitamente Corrado Ambrogio per la sua disponibilità, e vi invitiamo caldamente ad approfittare dell’occasione d’arte che la “Meridiana”, con questa mostra, ci offre. Del resto la produzione di Corrado è vastissima e affascinante, e ci sarà modo di parlarne ancora, in futuro, qui su “Margutte”...

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