Intervista a Francesco De Prezzo



LORENZO BARBERIS

(Articolo per la rivista online "Margutte")

“Margutte” è entrata in contatto con un giovane artista, Francesco De Prezzo, che persegue una ricerca a nostro avviso molto interessante. Ecco quindi questa intervista, per un primo approfondimento sulla sua opera, in attesa e in vista di una analisi più dettagliata.
1) La tua arte interseca pittura, installazione e performance. Quali le ragioni di tale scelta?
Questa domanda mi è stata posta più volte, spesso come a sottolineare che  l’utilizzo di più media per un giovane artista  sia una scelta quasi obbligata  dovuta a una  “moda da seguire” nel contemporaneo per essere riconosciuti come geni poliedrici, in realtà seguo molti media perché sono convinto che alcuni argomenti  possono essere sviluppati meglio in pittura altri con installazione e altri ancora con performance, pare scontata come risposta vero? Eppure non lo è.
Il fatto di utilizzare  strumenti diversi presuppone soluzioni talvolta nuove  sul proprio lavoro, legate chiaramente alla tecnica adoperata, e quest’ aspetto aiuta a scovare  gli elementi unificanti che emergono in tutte le produzioni per così arrivare a conoscersi meglio e stabilire dei passaggi chiave nella propria ricerca.
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2)      Sotto il profilo tematico, a volte sembra trasparire un riferimento a temi cristologici, trasversalmente ai tre ambiti tecnici sopra citati.
      Alcune volte elementi simbolici ed iconici ritornano, per esempio nelle composizioni, però ti dico subito che sono tutte  “cose” non pianificate.
       Spesso riguardo alcuni lavori performativi  dove il corpo ha valenza passiva, in cui un azione o uno spazio lascia  una traccia sulla presenza fisica, preferisco posare frontalmente con le braccia aperte, questo come noti allude a una crocifissione facendo scaturire nella mente di chi guarda una serie di considerazioni connesse a tale simbologia, ma non è l’aspetto principale, bensì  uno dei tanti aspetti che visivamente sento appartenere,  e che disegna un sottile confine fra ciò che faccio e ciò che viene percepito…
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3)      Anche l’ultima sua mostra, “Across Yourself” pare rievocare questo riferimento fin dal titolo (a-Cross…) e, per esempio, in alcuni potenziali rimandi “sindonici”. In che modo essa si pone nella continuità del suo lavoro?
Across Yourself è stata una tappa importante, per questo progetto  ho pensato di esporre dei lavori riguardanti il concetto di non-luogo, una teoria sorta con Marc Augé, che  recupero e  commento  in installazioni e video.
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Per quanto riguarda i “rimandi sindonici”. le bandiere bianche sono un elemento che ho sfruttato fin dall’inizio, prima individuando il suo potere espressivo  in pittura e poi portandole fisicamente in galleria, per comporre installazioni, La bandiera è un simbolo di appartenenza, tutti gli stati ed  i luoghi hanno una bandiera propria, ed ecco l’idea di utilizzare bandiere bianche per rappresentare invece quegli spazi senza identità storico/geografica, appunto i non luoghi.
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4)      Quali sviluppi futuri intende dare alla sua produzione artistica, in continuità o meno con l’attuale ricerca?
Beh, in continuità, è un argomento che mi interessa molto quello dello spazio, della sua natura fisica e delle dimensioni  non fisiche, quindi concettuali  e filosofiche presenti in esso.
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5)      La tradizione dell’arte occidentale sta per trovarsi di fronte, probabilmente, a una profonda trasmutazione, date le molte sfide cui si trova di fronte. Che futuro vede per l’arte, al di là della sua personale scelta autoriale?
Il problema principale oggi nell’arte è l’appiattimento generale di tutto il sistema.
Ogni giorno si costituiscono nuove biennali, il numero delle fiere  aumenta spropositatamente, produrre belle immagini è diventata un attività di chiunque e all’ordine del giorno,  essere  artista spesso viene inteso come un lavoro vero e proprio  a fini di lucro, e viene inteso come  un mestiere un po’ più simpatico degli altri perché implica una certa dose di divertimento.
Viviamo un’ intensa fase di inquinamento visivo in cui c’è troppo di tutto, quindi la conseguenza diviene quella di “ridurre” i contenuti visivi all’interno delle opere, ma anche questo si sta facendo fin troppo. Fino alla nausea direi creando un accumulo di materiale “no sense” e di artisti che lavorano su questo risultando monotoni.
Nella storia dell’ arte abbiamo avuto delle rotture che si sono verificate ogni tot  tempo. Oggi lo stacco più grande che si potrebbe verificare, potrebbe essere la reintroduzione di un valore maggiormente narrativo nel fare arte, ricollegandosi di più ad alcuni aspetti del passato… e poi chissà, potrebbe ritornare la pittura figurativa tanto massacrata e penalizzata dal mercato. Staremo a vedere.
Non ci resta che ringraziare Francesco per la disponibilità dimostrata, nella speranza magari di poter un giorno apprezzare la sua arte anche nel cuneese o, magari, proprio a Mondovì.

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