Nimrod



LORENZO BARBERIS

(Gioco letterario per i nostri amici dell'Isis)

Dopo la distruzione di Ninive, l'ISIS procede indisturbata nella sua crociata contro l'umanità, devastando tranquillamente un altro dei più preziosi siti archeologici del mondo, quello di Nimrod.
Per quanto sia scoraggiante il bollettino delle ininterrotte vittorie della satanica organizzazione, merita spendere qualche parola su Nimrod.

La città è infatti corrispondente all'antica Babilonia, ma non prende il nome da essa, bensì dal suo fondatore, il mitico Nimrod.

Nimrod, antico grande sovrano guerriero, si sposò secondo la leggenda con la madre Semiramis, figura mitica di cui abbiamo già detto, divenendo così una figura condannata dalla cultura biblica. L'incesto sacro, ovviamente, come presso gli egizi, serviva per non disperdere la divinità del sovrano nei suoi eredi, unendosi al di fuori della famiglia reale.

La massima impresa di Nimrod fu quella di edificare la Torre di Babele. Per lo storico ebraico Giuseppe Flavio, lo scopo era costruire una struttura permamente in grado di sopravvivere ad un eventuale nuovo Diluvio divino; scopo sventato dalla celebre "confusione delle lingue" che impedisce la Grande Opera. La Torre era la Ziggurath, e "scalare il cielo" va letto come "conoscere perfettamente l'astrologia e i suoi segreti". La confusione delle lingue rende in effetti difficile la comparazione delle conoscenze.

Nimrod comunque morì all'acme della potenza e venne venerato come dio Baal incarnato (la stessa città di Babele deriva il nome da tale dio del Cielo). Per tale ragione è spesso mostrato come falco antropomorfo.

Nimrod resta fondante nella cultura occidentale.

Dante fa di Nimrod - chiamato Nembrot - uno dei quattro giganti che fanno da corona al ciclopico Lucifero. Egli è l'unico che parla. nella sua lingua babelica, ed è, coerentemente col suo linguaggio infernale per definizione, l'araldo di Lucifero, cui annuncia l'arrivo dei visitatori infernali suonando il corno che porta seco.

Egli appare infatti annunciato dal suo terribile corno, al canto XXXI:

Quiv’era men che notte e men che giorno,
sì che ’l viso m’andava innanzi poco;
ma io senti’ sonare un alto corno,

tanto ch’avrebbe ogne tuon fatto fioco,
che, contra sé la sua via seguitando,
dirizzò li occhi miei tutti ad un loco.

Dopo la dolorosa rotta, quando
Carlo Magno perdé la santa gesta,
non sonò sì terribilmente Orlando. 

Notiamo il paragone con Orlando, che potrebbe aver ispirato il Pulci nel "Margutte", ove alla fine il suo personaggio, scudiero minore di Orlando, cerca la torre del gigante Nembrotte e finisce poi agli inferi come Araldo di Lucifero, il ruolo svolto appunto da Nimrod.

Il gigantismo è una caratteristica che deriva a Nimrod dalla fusione, di Dante ed altri, del mito greco-romano con quello ebraico: Nimrod che tenta, con la torre, di "scalare il cielo" è paragonato ai giganti del mito classico, puniti da Zeus per lo stesso motivo, aver tentato di scalare l'Olimpo.

Poco portäi in là volta la testa,
che me parve veder molte alte torri;
ond’io: "Maestro, dì, che terra è questa?". 

...

"sappi che non son torri, ma giganti,
e son nel pozzo intorno da la ripa
da l’umbilico in giuso tutti quanti"

Dante vede i Giganti come ciclopiche Torri, strutture artificiali. Virgilio lo chiarisce, ma in questo modo sottolinea un parallelismo che evidenzia come Nimrod coincide con la sua Torre. Avvicinandosi, Dante paragona il suo volto a San Pietro a Roma.

La faccia sua mi parea lunga e grossa
come la pina di San Pietro a Roma,
e a sua proporzione eran l’altre ossa





Una similitudine che avvicina il gigante alla Pigna di San Pietro, ma che simbolicamente istituisce un "curioso" parallelismo con il centro del potere del Papa. Non a caso anche la satira ottocentesca raffigura la San Pietro rinascimentale di Michelangelo e Bernini come una specie di orrido Chtulu dal volto tentacolare. Una Torre-Mostro, proprio come Nimrod.


Va detto che già Bruegel, nel 1563, a chiusura del concilio anti-protestante tridentino, effigiava la Torre di Nimrod a Babele come il Colosseo di Roma, per sottolineare la natura pagana (anzi, anti-cristiana) del papato romano. Un'idea che deriva da Dante, e dalla sua chiesa templaricida come Grande Prostituta apocalittica di Babele/Avignone. Oggi, tale simbolismo è esteso dagli Euroscettici sull'Unione Europea.

"Raphèl maì amècche zabì almi",
cominciò a gridar la fiera bocca,
cui non si convenia più dolci salmi.

E ’l duca mio ver’ lui: "Anima sciocca,
tienti col corno, e con quel ti disfoga
quand’ira o altra passïon ti tocca!

Cércati al collo, e troverai la soga
che ’l tien legato, o anima confusa,
e vedi lui che ’l gran petto ti doga".

Poi disse a me: "Elli stessi s’accusa;
questi è Nembrotto per lo cui mal coto
pur un linguaggio nel mondo non s’usa.

Lasciànlo stare e non parliamo a vòto;
ché così è a lui ciascun linguaggio
come ’l suo ad altrui, ch’a nullo è noto"

La celebre frase fa il doppio con il "Pape Satan Aleppe", e, coerentemente con la sua natura babelica,
La frase è interpolata in decine di modi diversi (qui una sintesi). Si concorda però su una struttura giudaico - caldea e sul significato, di proterbia e orgoglio. Per tentarne una lettura diversa, si potrebbe leggere una inventiva di questo tipo contro l'arcangelo Raffaele in un approssimativo inglese dell'epoca.

"Raphael, May A Mech To Be Almight."

Ovvero, in un corrotto inglese medioevale, "Raffaele, possa una Macchina divenire Onnipotente".
Lo stolido Lucifero al centro dell'universo è interpretato inizialmente da Dante come un enorme mulino roteante le pale che poi si rivelano braccia, a canto XXXIV.

Come quando una grossa nebbia spira,
o quando l’emisperio nostro annotta,
par di lungi un molin che ’l vento gira,

veder mi parve un tal dificio allotta;
poi per lo vento mi ristrinsi retro
al duca mio, ché non lì era altra grotta. 

Una "macchina divenuta onnipotente" potrebbe essere per paradosso lo stesso Margutte, il mezzo-gigante servitore di Orlando del Pulci, noto esoterista, che descriverà le avventure del suo eroe che va alla ricerca della torre babelica di Nembrotte. Dopo la sua morte, egli sarà agli inferi l'Araldo di Lucifero, come già Nimrod; ed egli è, come lo stesso Lucifero dantesco, un uomo-macchina. Infatti il suo nome deriva da Margut, il "saracino" usato nelle giostre medioevali, un "fantoccio animato" marionettesco, creato da Pulci, che gli dà così vita.

Oggi, invece, l'Isis ha tolto la vita ad un altro pezzo del passato della civiltà occidentale, quella continuity tra Babilonia, Fenicia ed Europa da cui discendiamo. Chissà se questo colpo sveglierà Nimrod da suo sonno immortale, o se ormai gli antichi dei hanno ceduto per sempre davanti ai nuovi, neri conquistatori.


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