Eat Art


LORENZO BARBERIS

(Articolo per "Margutte.com").

Impegni personali e di lavoro non mi hanno permesso, purtroppo, di visitare la bella mostra Eat Art, organizzata al prestigioso Motor Village Mirafiori da Fabrizio Gavatorta e Papito Painter tramite l'Associazione Itinerarte, e che si è appena conclusa con la premiazione dell'artista aostano Fabry Braz, per l'opera che vediamo qui sopra.

Mostra torinese, indubbiamente, più che cuneese: anche se il curatore Gavatorta, pur originario di Torino dove è nato, si è formato artisticamente con studi nel cuneese, partecipando qui al suo primo concorso a Saluzzo nel 1988, e attualmente risiede a Savigliano.



Di Gavatorta e Papito mi è già capitato di scrivere recentemente, per la loro esposizione presso Turismo Mondovì: all'indubbia capacità artistica di declinare in modo originale i temi del Pop, Fabrizio associa una "visione d'insieme" che va oltre alla sua arte, e lo porta a saper identificare altre valide ricerche artistiche, spesso nel segno della Pop Art che ama coltivare.

Una Pop Art (e non solo) che la nostra provincia granda non ha ancora saputo metabolizzare compiutamente, pur essendo stata avanguardia in passato per quanto riguarda correnti storiche - basti pensare cos'è stato per il Barocco non solo piemontese l'esordio del Pozzo o la cupola ellittica di Vicoforte, solo per restare vicini a noi: o alcuni gustosi eccessi gotici.

Invece, giunti alla modernità, pur non mancando esperienze valide e a tratti eccellenze, si registra un certo scollamento, con una difficoltà perfino nella ricezione dell'astrazione ormai consolidata da più di un secolo, mentre ormai, da ormai un cinquantennio, la nostra società è segnata di fatto da un predominio postmoderno del Pop, ovviamente in innumerevoli declinazioni e sfumature nell'attuale "politeismo dei valori", ma che rappresenta l'innegabile "rumore di fondo" con cui ci si deve confrontare. E Gavatorta sa farlo.

Un ottimo esempio ne era stato, sempre qui a Mondovì, I Colori Latini, portato presso Turismo Mondovì sempre da Itinerarte, una coloratissima collettiva sudamericana in grado di portare anche qui da noi le poliedriche ricerche della scena latina contemporanea.





E la cosa si riscontra anche guardando, sia pure solo virtualmente, il quadro di insieme che emerge da questa Eat Art: appare subito evidente la modernità delle scelte artistiche, non solo nella opera premiata, ma anche ad esempio nei dipinti di Michela Dell'Aira, che pare giocare con la celebre banana rosa di Warhol, nuovo frutto tentatore.


Sensualità, arte e cibo fuse magistralmente dall'autrice anche in quest'opera, che riesce ad essere provocante senza scadere nel volgare, con le natiche della protagonista del dipinto che si sovrappongono alla simile forma di un panciuto decanter. Così anche la simile tela di Micaela Caliero, che vediamo qui sotto.


Il corpo della donna sembra associato dalle due autrici alla generosità del vino, Bacco e Venere uniti come nel culto delle Baccanti o, per restare al riferimento artistico, come anche nello sguardo diversamente omoerotico di Caravaggio nel suo reiterato bacchino, oppure in quello quasi parafiliaco dell'Arcimboldo dell'Estate.


Caravaggio, Bacco


Arcimboldo, Estate


Fabry Braz


La sensualità assoluta della fragola di Braz ritorna in quella più sfumata di Alessandro Sanfilippo, dove i corpi nudi si intersecano con fragole in un cielo onirico che ricorda quello di "Volare" di Modugno, che non a caso partiva da un quadro di Chagall per il suo "Blu dipinto di blu".


Graficaplz


Walter Bianco

Altrove la sensualità non è esplicitata ma nasce semplicemente dalla generosità del colore, come in Walter Bianco, e spesso i simboli del cibo si fondono a quelli del grande design italiano, forse non dimenticando di trovarsi, in Mirafiori, in un tempio simbolico di tale tradizione, come nell'opera di Graficaplz


Gavatorta 

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Gavatorta 



Oldenburg

Per concludere, notevolissima è poi, oltre che la selezione di altri autori, anche l'interpretazione dello stesso Gavatorta: la silouette nera su sfondo rosso, il "Bacio", l'icona stessa delle sue Ombre, come la Marilyn lo è delle serigrafie di Warhol viene qui adattata a manifesto pubblicitario di trash food alla Oldenburg. Lo sfondo rosso diviene quello di un manifesto Coca Cola, il bacio della silhouette si rivolge al panino e il sole diviene un uovo al tegamino, come la Luna del geniale secentista Marino, che diveniva in barba al petrarchismo "Del padellon del ciel / la gran frittata".

E innumerevoli altri dipinti si potrebbero citare, ampliando il discorso in una texture più precisa di riferimenti: ma per intanto credo che questo rapido accenno abbia dimostrato la ricchezza di una mostra che, speriamo, potrà magari in qualche forma essere riproposta qui da noi, con questa esposizione o con qualche altro geniale scorribanda pop nei domini dell'Arte.


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