Anna Maria Speciali



LORENZO BARBERIS.

Come detto anche su questo blog, ho di recente accompagnato un gruppo di artisti a esplorare la Mondovì ermetica per un progetto artistico, Local Art. Alcuni di loro poi realizzeranno delle opere relative alla città. 

All'interno di questa ricerca, una giovane artista mi ha contattato per chiedermi ulteriori dettagli su Anna Maria Speciali in Faussone, mistica del '600 vissuta a Mondovì, e che per me era finora un flatus vocis, un nome sentito in qualche storia devozionale non particolarmente ricca di interesse.

Tuttavia ho cercato se vi fossero online informazioni, e come mi era stato accennato ho trovato scarne indicazioni biografiche.

Anna Maria Speciali (Fossano, 1637 - Mondovì, 1697). Figlia di Facino Speciali, sposò il monregalese Andrea Faussone (1634-1672).

Vi sono poi varie citazioni episodiche all'interno della mistica del Barocco, e soprattutto una biografia del 1731, "Vita della Serva di Dio Anna Maria Speciali in Faussona". Ho deciso dunque di leggere tale saggio e riportarne qua, arricchendo così la documentazione su questa mia illustre concittadina monregalese di una sintesi più leggibile dell'originale, vasto saggio barocco.

Va ricordato che "Servo di Dio" è il primo grado della via sulla santità, a livello diocesano, prima di venerabile, beato e infine santo. La carriera agli altari di Anna Maria Speciali si ferma quindi abbastanza presto, espressione com'è di una mistica che passa presto di moda. Infatti, dopo questa testimonianza primo-settecentesca, la sua fama declinerà rapidamente. Già nel 1920 il Michelotti, nella sua "Storia di Mondovì", ne riferisce con somma sintesi, omettendo le visioni mistiche più estreme. Poi, sostanzialmente, più nulla.

L'autore del saggio devozionale del 1731 è tal Francesco di Simone, sacerdote dei Pii Operari, che pubblica in Roma, presso la tipografia Zenobi. Stando al Michelotti, nella sua storia monregalese, in realtà fu un sacerdote di Mondovì, che la conosceva bene, il vero autore della Vita, poi edita dal Di Simone che aveva già stampato altre Vite di sante mistiche coeve.

Questa storia tardo-secentesca avrebbe quindi un nostro Anonimo secentesco monregalese che la scrive in realtà, affine al più celebre Anonimo Milanese ripreso da Manzoni. Altrove il suo nome è sciolto in Giovan Antonio Cordero (di cui si ha versione manoscritta di una sua Vita), vissuto a Mondovì fino al 1688 e che l'aveva quindi conosciuta in vita. L'opera da egli scritta serviva probabilmente per favorire la causa di beatificazione, poi non andata a buon fine, e viene quindi saccheggiato dal De Simone che il Cordero aveva conosciuto a Roma, dove sarà fino al 1735, anno della sua morte.

Nel 1865 le 278 pagine di De Simone verranno sunteggiate in 126 dal teologo V.G. Berchialla, segno che allora ancora la figura godeva di un credito poi perduto. 

Interessante notare come la pubblicazione è naturalmente con ampio imprimatur, con tre pareri diversi di tre teologi (in latino) e con due "visti" burocratici. Non sono un esperto, ma mi sembra una prudenza molto ampia, che forse è funzionale all'autotutela, visto che la donna era stata accusata anche di giansenismo ed eresia, come lo stesso Cordero, suo primo biografo.

*

Anna Maria nasce quindi in Fossano nel 1637, di famiglia nobile (cosa, che, dice l'autore, benché disprezzata dai Santi per modestia, dà tuttavia un suo lustro anche alla virtù).

Dell'infanzia e prima giovinezza si sa evidentemente poco: il che non vuol dire, ovviamente, che un Barocco non possa scrivere. Sappiamo quindi che la fanciulla è prodigiosa per devozione nelle preghiere, nella prima confessione, e così via. Eccezionalmente modesta, usa un vestito super-attillato invece che scollato come le sue amiche, e lo chiama "parascandalo".

Il suo odio per il sesso maschile è assoluto, e viene magnificato dall'autore come segno di santità. Se una serva osa portarle un messaggio di uno spasimante (ovviamente non è che non sia richiesta, è lei che rifiuta stuoli di corteggiatori), mirabile esempio di carità cristiana, prega subito il padre di punirla con estrema severità.

Purtroppo però il padre, come una manzoniana Monaca di Monza a rovescio (siamo circa vent'anni dopo), decide, verso i quindici anni, di sposarla invece di mandarla al chiostro, come lei desiderava, ovviamente per alleanza con una nobile famiglia di Mondovì, con tale Andrea Faussone. Siamo quindi nel 1652 quando la Speciali diviene nostra (giovane) concittadina monregalese

Sembra quasi un modello di Manzoni; più che altro, Manzoni e l'autore riprendono dalle stesse fonti secentesche.


Subito dopo il matrimonio inizia a subire atroci dolori, che si ritengono oggetto di qualche fattura dei pretendenti respinti, e si chiamano perfino degli esorcisti per curarla (il confine tra Santa e Strega, spesso, dipende dal volto che viene dato alla propria ossessione).



La Mondovì di metà Seicento è violenta quasi quanto la Spagna della dominazione spagnola. Dopo la peste manzoniana del 1630, che ha colpito anche il Piemonte, scoppia la guerra civile per il controllo sabaudo tra Madama Reale, di natali francesi, e i due principi, il principe Tommaso e il cardinal Maurizio, che sovrapponeva il conflitto generazionale all'eterno derby del '600 Francia-Spagna. Nello scontro Mondovì è occupata dai Marsini, i soldati del generale francese Marsino, 1638-1643; la città se ne libera con un massacro di cui è traccia la via dei Massacrà a Mondovì Piazza, dove vengono sepolti i corpi della guarnigione francese sterminata.

Il risultato però è che i Savoia, raggiunta la pace, mandano in città un governatore, il fossanese (anche lui) Carlo Operti, il quale per domnare i nobili locali si finge cortese, ma si unisce a una nobildonna monregalese in odore di stregoneria e propina ai nobili monregalesi "veleni nelle sue finissime vivande", stando alla storia di Mondovì di Amedeo Michelotti (p.312 della sua opera), prima di finire malamente pure lui, "strangolato in un castello" (non escludiamo la longa manus, letteralmente, dei monregalesi). Il veleno sarebbe tratto dal sangue di un giovinetto ucciso mettendolo in un sacco assieme a un groviglio di vipere: tra avvelenamento for dummies e stregoneria, insomma. E veleni e uccisioni avranno anche grande parte nella storia della Santa.

La Mondovì di mezzo '600 è anche quella che esprime il Cardinale Giovanni Bona, potentissima eminenza grigia della Roma del periodo, abate generale dei cistercensi del 1657, di cui si conserva in città, al Classico, un presunto busto di Lorenzo Bernini. Bona diverrà Cardinale nel 1669, eletto da un papa in punto di morte, e naturalmente per i monregalesi era il papa in pectore, il secondo papa monregalese (dopo San Pio V) di cui la città è ingiustamente defraudata.

Inoltre, gli anni di Anna Maria sono gli anni in cui si consolida il santuario (e lei vi avrà parte) e in cui sorge la chiesa gesuita di San Francesco Xaverio (1665), il capolavoro di Andrea Pozzo che la affrescò (1680), portando poi i frutti del suo lavoro nelle chiese gesuite di Roma e Vienna.

Insomma, in questi stessi anni di lotte civili al vetriolo (letteralmente, per l'ampio ricorso ai veleni) e di possibile preminenza religiosa di Mondovì giunge in città la Speciali. Da subito si impegna per costringere il marito a rispondere agli attacchi non facendo uccidere i suoi nemici ma versando la stessa somma in offerte per la chiesa.


La donna dimostra intanto  la sua grande devozione licenziando domestici per la loro scarsa fede cristiana, ad ogni piè sospinto. Ancor più divozione, ovviamente, applica al figlio, cui insegna ad "amar in sommo grado le penitenze" ed essere "nemico giurato della sua carne". E a soli cinque anni egli è così ben istruito alla carità cristiana da cercare spesso una verga per auto-flagellarsi delle sue colpe.

Di nuovo, tolto il gusto secentesco per la Maraviglia, divertente per noi moderni in prospettiva storica, l'autore infioretta insomma il poco che sa: sposata, nobile e con un figlio, avrà presumibilmente vessato tutti quanti con le sue ossessioni religiose.

Il clou però arriva con la prima visione di Cristo, che le dimostra il suo amore promettendole piaghe atrocissime, come quelle che ha patito lui.


Ma qui siamo ancora in quel Seicento languido, quasi blasfemo. Poco dopo, invece, entriamo nel vero splatter.


Ovviamente è facile, da moderni, decidere che inconsciamente la Speciali si punisce ferendosi alla testa dei suoi pensieri (il classico contrappasso) perché in realtà da tali colpi ottiene i danni cerebrali che le danno le visioni. L'immagine di lei che guarda lo specchio e poi, immediatamente, ci sbatte contro tre volte, è orribile ma a suo modo bella. 

L'Anonimo settecentesco esagera raccontando della testa spaccata in due, con la donna che si toglie "un osso" (dall'interno del cranio, sembra di capire) "delle dimensioni di un pomo"; non è male, ma volgiamo al grottesco.

Dopo si sottolineano molto anche le piaghe alle mani e ai piedi, probabilmente per anticipare le inevitabili stimmate della passione sul finale, l'ambizione suprema di un mistico dal medioevo in poi. 

Troviamo infatti nelle sue visioni un Cristo alchimista che vuole trasformare il Ferro di cui lei è formata in Oro tramite la sua forgia alchemica. E a lei, da ultima riga, "naufragare è dolce in questo mare".


Proseguono intanto le sofferenze, in una elencazione minuziosa un po' inquietante, talora caricaturale: l'autore non risparmia di ascrivere al piano divino anche le dolorosissime coliche da cui la pia donna è afflitta, trattandone per alcune buone pagine di doviziosa descrizione.

Intanto bisogna anche pensare a qualche pena spirituale, oltre che corporale - e quindi in Fossano il fratello muore per una archibugiata. 

Il marito intanto aderisce alla crociata contro i Barbetti, i pastori protestanti dei valdesi, avviata nel 1655 e nota come Pasque Piemontesi (faranno 1700 morti e causeranno la cacciata dei Valdesi dalle loro valli, fino al Glorioso Ritorno del 1689). Qui si distingue inseguendo eretici appiedati e passandoli uno per uno a fil di spada.




Ma nelle apparizioni di Anna Maria intanto il Cristo dice testuale (e un po' sadico) che finora ha usato le carezze, e deve ora passare "ai ferri", e di nuovo le spacca in due il cranio sì che si vede il cervello come quando si apre una melagrana.


Riprende quindi il gusto tassonomico, da Centoventi Giornate, con una variazione interessante: i supplizi dei santi. C'è un intero calendario da esplorare, letteralmente: ogni giorno Anna Maria soffre le pene del santo del giorno. Si comincia il X Agosto, con San Lorenzo (non è una mia licenza letteraria: è proprio così). Il fuoco del resto ben si sposa alla forgia alchemica di questo Cristo-Faust che vuole tramutare il di lei ferro umano nell'oro della santità, e molte pene saranno legate a un "fuoco interno". 



Curioso che la serie finisca (provvisoriamente) con un bathos invece che una climax: dopo un tripudio di fuoco alchemico nella forgia della santità, la Nascita di Maria vede solo una grande freddezza. Psicanaliticamente ce ne sarebbe da sbizzarrirsi, tanto più che, sentita freddezza all'evocazione dell'archetipo junghiano della madre, giunge la morte del figlio.

Infatti il cielo le chiede di offrirle il figlio, e lei accetta: a differenza di Mosé, però, questa volta il cielo prende davvero Isacco col suo (davvero sofferto?) consenso, eliminando un altro ostacolo sulla via del suo progetto originale, la santità monacale. 

Il fanciullo viene così ucciso dai nemici del padre con delle nespole avvelenate (mai accettare caramelle dagli sconosciuti, specie se tuo padre è un nobile secentesco di Mondovì).

Il marito rimane solo. Nel 1672 va nuovamente in guerra per i Savoia, contro Genova: e qui muore a sua volta, caduto sul campo di battaglia. La protagonista ha 35 anni, nel mezzo del cammin della sua vita, ed è finalmente sola.

Tuttavia attenzione, questa non è una penitenza spirituale come la morte del figlio (vien da pensare a Griselda di Saluzzo, novella conclusiva del Decameron e modello della Bisbetica Domata, che vede tra le vessazioni, dopo quelle fisiche, anche quella morale massima della - apparente - morte del figlio). No: è una liberazione da una "croce", ovviamente per sostituirla con altre, ma dichiaratamente una liberazione.


Finisce così il primo libro e, sbarazzatasi dell'ingombro della famiglia, inizia l'ascesa alla santità, descritta nel secondo.

Siamo nel 1672. Bona è cardinale da tre anni. La maggior gloria artistica e religiosa di Mondovì, a fianco della chiesa gesuitica di Andrea Pozzo, è il santuario di Vico (sotto il controllo dei cistercensi di Bona, tra l'altro), e Anna Maria si collega alla sua edificazione. L'autore riporta quindi la devozione, con una variatio personalizzata: il colpo sparato contro il pilone avrebbe colpito il Bambino, e la Madonna offre il petto per salvare lui.


Invece Anna Maria prende in casa un nipotino. Il lettore ha capito dove si andrà a parare.

Ovviamente lo spinge a flagellarsi (notare: gli altri, si flagellano. Di lei non si dice, tranne le sue sofferenze "mistiche", che lei prova ma sopporta sempre in modo ferreo, "come se non le sentisse"...).


In questo "secondo atto" intanto in scena il Demonio, come prevedibile. 


In seguito, ha visioni della Vergine in cui la vede dotata di una preziosa Corona d'Oro. Ma continuano i turbamenti demoniaci, che dopo i preliminari si fanno più radicali (e più erotici). E vagamente vampirici, se vogliamo.


Non mancano anche visioni infernali di alcune Dame sue amiche ma, in quanto non sufficientemente devote, punite con l'Inferno.


Non manca un certo gusto barocco per il gioco di specchi, perché il tormento più geniale del Demonio è convincerla che tutte le di lei visioni, anche quelle paradisiache, sono un suo inganno infernale, causandole dubbi che sono le sue più atroci sofferenze. 

Ah, ricordate il nipote che si era preso in casa?
Non ci crederete mai: muore. 

*

Ma intanto la Vergine le dichiara finalmente la sua volontà di essere incoronata Regina del Monte Regale. In questo modo il Monte Regale diverrebbe tale non in quanto dotato della regalità del libero comune (poco gradita ai Savoia come prima lo era per i vescovi-conti di Asti) ma in quanto Monte della Regina dell'Universo.

Non è forse un caso che ciò avviene nel 1682, l'anno dopo dell'avvio delle prime ostilità coi Savoia per le Guerre del Sale. Potremmo dire che i Savoia intendevano ridurre (e ci riusciranno) il Monte Regale definitivamente a puro Mondovì; e i cittadini quindi si mettevano sotto la signoria di una più potente Regina. In questo modo, se passa Mondovì, dopo l'800 sabaudo declina (credo, definitivamente e non a caso, nel secondo dopoguerra) appunto "mondoviti", in favore di monregalesi.

Comunque sia, quella del 1682 è anche l'occasione di citazione del Michelotti della Speciali (p.383): dice qui inoltre che Francesco De Simone, l'autore, è solo un prestanome per l'Anonimo Settecentesco, sacerdote monregalese vero autore del testo, che per modestia lo pubblica tramite di lui, nome più celebre che poteva favorire maggior diffusione del culto.

Continua poi l'elencazione dei tormenti demoniaci di Anna Maria, inframmezzati a brani delle sue imprese religiose in favore del culto della Madonna di Vico. Ma si sente che -  dopo le cento pagine - l'autore inizia a perdere slancio, a ripetersi.

Ci si risolleva quando finalmente si giunge alla coronazione di spine, particolarmente dolorosa. Anna Maria prega il Cristo delle sue visioni di risparmiarla, in quanto perfino alle bestie da soma si risparmia ogni tanto la sofferenza. "Ma le bestie non mi hanno offeso" replica lui, implacabile.

Intanto converte un'Eretica, posseduta ovviamente dal demonio che la spingeva a ribellarsi alla santa fede; e procede il graduale ottenimento della Passione di Cristo, descritta però in modo appunto più convenzionale. 

Ho tre ipotesi: o è stanco lo stesso Anonimo Monregalese, o siamo stanchi noi per non aver lui ben dosato gli effetti, oppure decide di sbizzarrirsi prima, quando parla di inferno o santi minori, e qui si adegua a un canone prestabilito. Sono pagine meno interessanti.

L'estremo rigore di Anna Maria la fa intanto sospettare di esser Giansenista, cosa che ovviamente è una nuova prova, ed è tenuta per "eretica e maga" (p. 153 del saggio). Quel "maga" è curioso, ma non meglio motivato.

Infine la Vergine le dice, al capitolo XVII: "Preparati figlia mia, perché voglio che tu patisca le pene dell'Inferno". Letteralmente, è chiaro.


L'Anonimo secentesco monregalese non abusa molto di maiuscole, per la sua epoca. Curiosi quindi quei Cagnacci infernali, che ricordano Cagnacci il pittore secentesco, attivo in quest'epoca, legato a temi devozionali ma ricchi di erotismo perverso.



Interessante anche la sofferenza divisa e dettagliata per i cinque sensi, secondo il precetto gesuita degli Esercizi Spirituali (e simmetricamente a quello che fa il Marino per l'Adone, dove nel Giardino dei Sensi prevede piaceri per tutti e tre). Le delizie della descrizione multi-sensoriale, così cara ai corsi di scrittura creativa: e alcune pagine hanno una loro bellezza grottesca, come quella del "fetore dell'inferno". Non male il coronamento, che è ovviamente il Tatto (nel Marino, la disposizione dei sensi rimanda all'apprezzamento del corpo dell'amata: prima con l'Olfatto, poi con l'Udito, poi con la Vista, quindi col Gusto, nei baci, e infine nel Tatto, con l'amplesso; qui vi è un simmetrico crescendo, ma di distruzione e non di eros), e che sembra quasi alludere a una anti-crocifissione infera simile a quella raggiunta poco prima.


Finalmente, come una liberazione, la pia donna muore nel 1697, a sessant'anni (a quest'epoca risale anche l'unica figurazione, nel libro, che abbiamo di lei), e si termina quest'elencazione di sofferenze che iniziava a divenire piuttosto pesante. Le Guerre del Sale finiranno due anni dopo, nel 1699, conducendo una esausta Mondovì fuori dal '600 e sotto il definitivo giogo dei Savoia.

Le guerre in sé non appaiono nella vita di Anna Maria: non è una santa sociale. Il clima di grande tensione sociale, però, ha certo un riflesso nelle sue vicende tormentate.

Vi è infine un terzo libro, più teologico-filosofico, che esamina la dimensione della sua santità, ma ancor più noioso e meno narrativo, diviso secondo le varie virtù teologali.

Insomma, Anna Maria Speciali emerge come una tipica mistica secentesca, che si presta ad essere buon materiale per Freud, con le sue crisi mistiche legate a plausibili cause fisiologiche o psichiatriche. 

Notiamo il graduale scemare dell'interesse per la figura col passare del tempo: dopo il saggio del 1731 e la mancata beatificazione, è ripresa ancora nel 1865, ma già nel 1920, come detto, il Michelotti la liquida rapidamente, cassando tutta la parte delle visioni. In tempi recenti, col saggio delle "Guerre del sale" (1986) di Giorgio Lombardi, assistiamo a una sua rivalutazione in chiave vagamente femminista, "folle" in quanto mistica e donna, e quindi ricondotta per tale ragione a una dimensione di "malattia".

Credo più che altro che la vera Anna Maria sia inconoscibile, anche data la scarsa affidabilità degli storiografi barocchi, specie agiografici come in tal caso.

Potrebbe esser stata una vera mistica, e l'esasperazione esser tutta nella penna del barocco scrivente.
O una ricca dama con velleità di santificazione, che alimenta il mito di sé stessa.
O davvero una sofferente di qualche turba mentale, secondo l'ipotesi più razionalista.
A fronte di accuse di eresia, l'autore dell'opera pare addirittura lasciare uno spiraglio all'idea della suggestione demoniaca, accennata anche se negata, ma accennata.

No, Anna Maria è ormai inconoscibile.
Resta il suo personaggio letterario, estremamente barocco, eccessivo, vagamente sadiano, a tratti quasi surrealista.

Una grande monregalese, che non so se sarà in altro modo omaggiata che con queste righe.
Ma che indubbiamente meriterebbe una riscoperta.


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