Dylan Dog 310 - Io, il mostro


LORENZO BARBERIS

(Spoiler alert, as usual)

Continuo la recensione delle ristampe in edicola fino a congiungimento col 325.

Questo "Io, il mostro", che precede il 311 di Recchioni, "Il Giudizio del corvo", si presenta con una bella cover di Stano che lascia credere sia Dylan l'assassino che minaccia la ragazza semisvestita della cover, in una scena archetipa dell'horror, da Shining in poi.

Invece il titolo riscrive l'Io Robot asimoviano, confermando comunque l'idea di una identità tra eroe e mostro (l'idea forte anche del 243, l'addio di Sclavi al personaggio).

La sceneggiatura è di Ruju, per un ottimo Freghieri ai disegni: due classici, solidi pilastri della testata.

Trafalgar Square, belle vignette squadrate (impostazione classica che preferisco al "mattoncino", con le vignette lievemente disallineate).

Bel subliminale a p.6 con la ragazza vestita di bianco e il cartello che recita "Bridal Wear", cosa che ne rimarca la funziona di vittima sacrificale per il killer che va a sopraggiungere.

Attacco a colpi di lama di rasoio, molto sclaviano. Peccato che vignette minimamente difformi della gabbia (p.7, p.9) richiedano una vistosa freccia stile "tasto play" per guidare il lettore, ammosciando l'efficacia grafica della scena.

Il killer continua a rasoiare la ragazza e i passanti finché si taglia la gola di fronte a lei.

Portata in ospedale, la fanciulla chiede di Dylan, e in breve il suo tristo potere fa attivare anche una grassa infermiera (un archetipo dell'horror) che similmente si dilania a colpi di bisturi e minaccia di far lo stesso con la sventurata Coralie.

Corali infatti, aspirante suicida da tagli sul braccio, suscita la stessa reazione in chi la circonda: la volontà di far male a sé stessi e a lei, centro nevralgico d'irradiazione dell'istinto lesionista.

Un flashback in bianco e nero milleriano da Sin City (una novità dell'ultimo Freghieri, apparso già nel 251, ad esempio, che impreziosisce, con uno stacco, il suo tratto comunemente ricco di fitti tratteggi) ci mostra la sequenza dell'omicidio-suicidio dei genitori della fanciulla, causa scatenante della maledizione.

Interessante l'effetto della maledizione su Groucho, reso molto bene da Ruju e Freghieri, come testi e disegni. L'impressione è che non sia - come negli altri casi: ma qui conosciamo il personaggio - falsa la sua volontà suicida che ora si manifesta, ma che fosse falsa la maschera di allegria forzata e surreale del personaggio nel resto delle storie. Recchioni trova Groucho il personaggio più inquietante del fumetto: qui se ne ha una buona dimostrazione.

Dylan la porta nella casa dei suoi (che si vede sullo sfondo in cover: per una volta, una copertina corretta nei dettagli), la fanciulla si tagliuzza come suo solito, spinta dai ricordi qui più potenti, e spinge Dylan nel suo abisso personale. La scena della cover non si realizza però nel modo letterale (Dylan che la minaccia con l'ascia), ma in effetti egli la aggredisce con una bottiglia spezzata - ancor più paradigmatico del personaggio: e anche il padre di lei era alcoolista - mentre l'ascia la usa per terminare il fidanzato, ritornato dal coma per eliminarla. Cover ingannevole, quindi, sì, ma all'interno del gioco legittimo del genere: e anche il titolo, "Io il mostro", che potevamo pensare riferito a Dylan (il cui lato oscuro comunque appare) funziona per la protagonista, anch'ella del resto il copertina, anzi, unico personaggio che appare davvero.

La storia quindi procede come prevedibile, e Coralie alla fine finisce nelle mani dell'analista che - spinto anche lui all'ossessione di distruggerla (con una finezza, il medico cattivo sclaviano per una volta non è tale per pura arroganza del potere scientifico, ma per cause "interne" all'albo) - la sottopone a lobotomia.

L'albo finisce quindi "male", con una bella splash page conclusiva di Freghieri.
Insomma, una storia gradevole, con il limite della maggior parte di quelle della "Dylan Decadence": di aggiungere ormai poco al mito super-stratificato dell'eroe.

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