Pellegrinaggio nella Breo ermetica


LORENZO BARBERIS

Ieri pomeriggio ho accompagnato in una esplorazione di Breo un gruppo di artisti giunti a Mondovì all'interno del progetto Local Art 2015 (vedi qui), per studiare la città e ispirarsi ad essa in una loro opera futura, parte di tale progetto. Esperienza interessante, nonostante la sfida di concentrare tutto in 50 minuti. Comunque sia, questo è il resoconto dell'intervento.

Ci troviamo in Piazza San Pietro.
Inizio a spiegare Breo deriva il suo nome da Bredolum, l’attuale Breolungi, antico centro del contado carolingio di queste zone, che col formarsi del comune del Mondovì (il monte di Vico) o Monteregale iniziarono a stanziarsi ai piedi del Monte.

Si parte ovviamente dalla centrale Chiesa dei santi Pietro e Paolo, creata verso il 1489, parrocchia dal 1549. Il suo aspetto attuale deriva però dall'intervento di Francesco Gallo, il "genius loci", verso il 1750, con l'ampia scalinata e aggiustamenti di facciata e campanile.

Il pezzo forte della chiesa è però l'orologio del Moro costruito da Matteo Mondino, assistente dell'Abate Beccaria, e posto sulla facciata a battere le ore nel 1811. La figura è diventata il simbolo stesso di Mondovì Breo e si collega alle leggende del "re Moro", patrono del carnevale monregalese e legato alle leggende di fondazione della città.



Al Beccaria si collega anche l'imponente Meridiana nella piazza antistante la chiesa, perché ai piedi del dotto sapiente si trova appunto un ritratto del Beccaria stesso. La meridiana celebra in qualche modo la "Mondovì della Scienza", a partire dalle meridiane scientifiche dei Gesuiti realizzate nel loro imponente collegio di Piazza, a fianco della Chiesa di San Francesco Xaverio affrescata dal Pozzo che è il massimo vanto artistico della città. E a questo elemento, forse, si riconduce la grande ricchezza di meridiane della città.

Invece l'affresco della facciata di San Pietro, di Luigi Morgari, nel 1900, rappresenta San Pietro che sconfigge Simon Mago, la Fede che vince la Magia (e la scienza?). Tema perfettamente ortodosso, ma anche sicuramente singolare (e difficilmente casuale).


Ometto di parlare del drago-delfino di Gioachino Sciolli posto davanti alla chiesa, che ha una storia curiosa: piazzato lì nel 1867, venne poi tolto “perché spaventava le donne gravide”, portato in campagna, e poi rubato. Poi, nel 1988, è stato rimpiazzato da una copia fedele.

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Scendiamo verso Corso Statuto. Un breve accenno alla Rotonda dei Bambini, “La Gioia di Essere a Mondovì”, di Sergio Unia, 2002 (in rigoroso piemontese, in teoria: "La goj d'ese a Mundvì"). Glisso sulle polemiche più gustose circa l'opera e accenno invece alla stazione, vero fulcro dell'espansione cittadina.



Tralascio anche, perché non si vede da dove siamo e piove, l'imponente Monumento ai caduti della grande guerra dello scultore monregalese Mario Malfatti, inaugurato nel 1924, fieramente anti-futurista.



Proseguendo, evoco il fantasma della Ceramica Besio nel luogo dell'attuale area commerciale, mentre spiego il Corso Statuto che deriva il suo nome dallo Statuto Albertino del 1848. Nello stesso anno, oltre alla costruzione della Stazione, si decide lo spostamento del Municipio da Piazza a Breo.

E giungiamo al municipio, che verrà ultimato solo nel 1870, in parallelo alla Presa di Roma, con una facciata vagamente neoclassica e la statua del nume tutelare, il senator Garelli, che lo guarda dalla piazza antistante.

Convergendo verso la funicolare, qualche altro accenno di storia locale, tra archi gotici che affiorano qua e là nei palazzi ottocenteschi e la casa dove è stato stampato il primo libro in Piemonte, nel 1472.



Un accenno più significativo merita la Chiesa di Sant'Agostino, che dà il nome alla via che percorriamo e prende il posto di una chiesa dedicata a San Bernolfo, mitico vescovo della città eliminato nel 903 d.C. da una scorreria di Saraceni. La chiesa, sorta verso il 1000, era la più antica ai piedi del Monte, e la storia del martirio del vescovo è forse la cosa più interessante (vedi qui per dettagli ulteriori).

Venne poi ceduta nel 1548 ai Padri Agostiniani di Genova, che nel 1592 costruirono l'attuale edificio religioso.



Proseguendo per Via Sant'Agostino a chiudere il nostro anello, un doveroso omaggio anche alla Chiesa di Santo Stefano, sconsacrata, attuale principale sede di mostre per il Comune di Mondovì a Breo.



E chiudiamo, salendo a Piazza, la città alta, con la Funicolare.

Istituita nel 1886, la Funicolare nasceva da un originario progetto del vescovo Ghilardi (vedi foto sopra), reazionario, che nel 1870 aveva proposto di collegare con una grande scala Breo a Piazza e di qui al Santuario di Vico, con una serie di cappelle poi parzialmente realizzate. La Madonna (e le ipotetiche sculture del monregalesi illustri, poi non collocate) del portale erano dello scultore monregalese Roasio. La funicolare attuale è del 2007 ed è stata progettata da Giorgio Giugiaro.

Qui saliamo a Piazza, dove cedo il posto di relatore al "Mastro di Chiavi" della città alta, il sacrestano della cattedrale.

Sarò stato in grado di comunicare qualcosa dei "Misteri di Breo" ai miei pazienti ascoltatori?

Solo il tempo sarà in grado di dirlo: come accennato, tre di loro realizzeranno anche delle opere collegate a Mondovì, e quando potremo finalmente ammirare il risultato potrò anche valutare se il mio intervento è stato efficace o meno.

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