Lo Cunto De Li Cunti


LORENZO BARBERIS.

Visto ieri al cinema "Tale of Tales", "Il racconto dei racconti": ovvero l'adattamento curato da Garrone di tre fiabe de "Lo Cunto de Li Cunti" del napoletano Basile, del 1636.

L'opera, definita anche "Pentameron", "Cinque Giornate", narra appunto in cinque giornate un totale di cinquanta storie fiabesche e allucinanti. L'opera è quindi in parte ispirata al Decameron, ma volge decisamente più al fiabesco.



Le tre storie sono intrecciate insieme nel loro svolgimento: si comincia con La Cerva Fatata, dove Salma Hayek è una regina guidata dall'ossessione d'avere un figlio, cosa che la spinge a un patto diabolico e a un rito in cui si ciba del cuore di un serpente marino, che il marito uccide (in tenuta da palombaro) a prezzo della sua stessa vita.


Al funerale del padre si intrecciano le altre due storie: le vicende di Viola, principessa animata dal suo desiderio di un principe azzurro, frustrato dall'anaffettività kafkiana del padre, orientato solo dalla sua oscena passione per la Pulce, e le vicende di Dora, vecchia decrepita di cui il principe si innamora per sbaglio, e lei cerca di tenere in piedi quest'impossibile illusione, aggrappandosi al desiderio di poter amare ancora.


E anche la storia della Regina è in fondo la storia di un Amore impossibile, in quanto la sovrana stabilisce fin da subito un rapporto ambivalente e possessivo verso il figlio Elias, per cui nutre un desiderio assoluto, e al contempo odia il suo doppio, figlio della serva che ha cotto il cuore di drago, che lei vuole uccidere o perlomeno separare (vi riuscirà, a un costo altissimo).




Anche Dora riuscirà a conquistare il suo Principe (Vincent Cassel) tramite il patto con una strega e, anche qui, al costo dei suoi legami (e con un inganno che si deduce comunque provvisorio). Principe, tra l'altro, tutt'altro che azzurro, ma vizioso e dissoluto, dedito in modo compulsivo all'accoppiamento con prostitute di ogni tipo.



La figura più potente è indubbiamente Viola che, data in sposa all'Orco dal padre, nel suo ultimo folle gioco con la Pulce, riesce a liberarsi da sola e, in questo modo, col suo coraggio, a conquistare un trono (e, a quanto pare, dopo esser stata violata dall'orco, superando la visione romantica dell'amore).


La stessa Viola, pur legittimata nel compierlo, mostra una certa crudeltà nel modo in cui si libera dell'Orco, che colpisce dopo uno dei suoi rari momenti di umanità.


Nel finale, come all'inizio, le tre storie si reintrecciano: dopo il funerale del Re, l'incoronazione di Viola è di nuovo un evento che vede i tre sovrani riuniti. 

Una storia affascinante, insomma, in grado di mediare nuovamente la nostra grandiosa tradizione letteraria. Garrone ambiva addirittura a trasformare il film nel pilota di una serie tv. Speriamo che ci riesca: la serialità televisiva è la vera forma d'arte della nostra epoca, e aspetterei davvero con piacere un grande Game Of Thrones italiano tratto direttamente dai classici.

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