I Linea 77 sono un ottimo esempio.



LORENZO BARBERIS.

Sentiti ieri alla Cerveza Fest di Ceva i Linea 77, un gruppo che fa parte del sottofondo sonoro dei miei anni universitari.


Two Much Happyness Make Kids Paranoid, il disco d'esordio, nel 1998 , mi aveva colpito in realtà visivamente, per la locandina molto grafica che vedevo esposta un po' ovunque nella Torino universitaria di allora. C'era tutto un certo immaginario postcyberpunk: la paranoia, il controllo sociale e l'infelicità programmata stile il 1984 capitalista che sarebbe poi venuto, il dopobomba della maschera antigas, i ccinesi.


Del 2001 Ketchup Suicide, con il tema dell'innesto neurale / jack musicale che produce l'Aidoru, la proiezione del Sé nella realtà virtuale: il suicidio del Ketchup, appunto, ovvero direbbero i cyber la "morte del wetware", il corpo, l'inutile interfaccia esterna nell'età digitale dalle "meravigliose sorti e progressive" propagandata negli anni 2000.

*

Nel 2003 "Numb": confuso, in inglese, ma anche allusione al "Numb-er" of the beast che sarà poi citato nella canzone più celebre,  "66 -  Diabolus In Musica" creata in collaborazione coi miei amati Subsonica, dato che più persone, nel 2003, l'avevano portato alla mia attenzione, conoscendo i miei (ironici) interessi ermetici. La lirica è interessante, perché gioca sul demoniaco musicale (a partire appunto dal tritono, l'accordo dissonante su cui è fondato il blues e il rock).

Ma istituisce anche un gioco di parole con il nome del gruppo stesso: è vero che Linea 77 è la linea d'autobus da loro presa per collegarsi a Torino da Venaria, dove risiedevano, ma crea anche il rapporto 666/777, numero della Bestia e numero della Donna Scarlatta (oltretutto, la linea di connessione tra Torino e la reggia dei Savoia potrebbe essere di nuovo "iniziatica"...).

Una connessione ermetica, questa, che è tanto più intrigante quanto meno connessa ai gusti del pubblico del gruppo, e quindi sviluppata solo per divertimento autonomo.

Ma vediamo il testo:

Sei l'affanno il brivido la perdita
del ritmo regolare del respiro
Mi nascondo
dietro parole inutili
Righe parallele che non si incontrano
Destini quasi a perdersi
nell'infinito
E non fermarti adesso

Come molte dei Subsonica (gruppo che conosco meglio) parte come una canzone rivolta a una impossibile donna amata (si evoca proprio il momento dell'amplesso, ma in modo sufficientemente sfumato). Cosa che, per chi ama la sovrainterpretazione 666/777, rimanda all'amplesso crowleyano della Bestia con la Donna Scarlatta.

Libero tu sei essere
Niente più di un numero
Sei quello che è stato, sei il mio passato che non tornerà
Tutto quello che desideravo avere tempo fa

Da notare che nel ritornello si mette in fila un triplo "Sei", inteso non come numero ma come verbo essere, che al contempo dichiara per tre volte all'ascoltatore il suo essere un numero nel presente, passato e futuro. "Sei un numero oggi, sei un numero ieri e sei un numero domani"... interpretazione originale del "marchio sei-sei-sei", e abbastanza fedele. Ovviamente i complottisti parlano di messaggi subliminali, ma questi sono impercettibili: qui è più corretto parlare, semplicemente, di buon uso del simbolismo, con più livelli del testo che si intersecano. Inoltre, il piano principale resta quello di usare il simbolismo "ermetico" in modo ironico, per parlare invece della concreta alienazione moderna.

Le conseguenze
che mi aspettano
nascoste dietro la luce soffusa
della stanza mi assalgono
comprimono il cervello
stringono la presa e mi confondo
non respiro più
lo sguardo cade su un particolare ormai dimenticato
la testa gira ferma tutto voglio scendere
da questa paranoia

Ora che non sei più solo
ora che cosa c'è
l'incertezza di restare appeso ad un filo
con la paura di volare alto
confondo nello spazio
vuoto
ridendo mi nascondo
cado
non c'è più spazio per l'indecisioni
prendere o lasciare accettare
di cadere ancora
ancora

Le altre due strofe indagano la paranoia generazionale dopo il rapporto, con il terrore delle relazioni che, nel promettere una illusoria stabilità, preparano il cadere in un precipizio ancora più profondo.


Il tema della paranoia e del controllo mentale continua con Available for propaganda (2005) e con  Horror Vacui (2008) con la magnifica cover la cui ragazza con gli occhi cybernetici (Oniko-Zeiss, si sarebbe detto ai temi del cyberpunk) richiama l'Aidoru dell'avvenuto ketchup suicide.


In "10" (2010, appunto), la band gioca su simbolismi anche massonici personalizzati per ogni membro del gruppo, e qui sopra direi decisamente evidenti.


"L'involuzione della specie", video tratto da quest'albo, prosegue l'ottima riflessione sul controllo mentale mostrando come esso sia operato tramite i social media. E tra le immagini frenetiche dei "mostri del tubo" e deficienti assortiti, non manca anche qui qualche rimando agli Illuminati che tirano i fili di tutta la baracca.

In fondo, la canzone ci fa capire che credere che microchip emozionali e compagnia cantante sono metafore, e prenderle sul serio è una tenera ingenuità, un po' come i Jetson che negli anni '50 spingevano a credere che in futuro saremmo andati a far la spesa in astronave. Non c'è bisogno di usare ogni nuova tecnologica just because, quando una forma più a buon prezzo è sufficiente. Quindi don't worry, non avete un microchip nel cervello, vi auto-controllate benissimo da soli.

*


Naturalmente, la band è famosa anche per la citazione di Elio nel recente e fortunatissimo "Complesso del primo maggio" (2013), ironia sulle classiche "band de sinistra" invitate al concertone. Notare che 77 è associato nel Jackpot a una terza cifra mancante (66-6, 77-7) che qui è sostituita da una matrioska scarlatta. I due cantanti sono paragonati a Beethoven e Mozart, quest'ultimo noto massone iniziatico tra l'altro.

Complesso del primo maggio 
che vi stan due cantanti 
e tutti e due vorrebbero essere l’unico là davanti 
non mi riferisco per forza ai Linea 77 
ma i Linea 77 sono un ottimo esempio...

E all’improvviso parte una canzone tipo Linea 77

*

“Canto ioo” 
“Noo, canto iooo” 
“Tocca a me tu avevi cantato primaa” 
“Ma un pezzo più corto” 
“Non mi stare davanti!"
"Non mi cantare sopra!” 
“Ti invito a lasciare tutto” 
“Rispetto la vostra decisione e mi faccio da parte” 

“Nooo! Mi faccio da parte io”

*
Complesso con due cantanti 
tipo Linea 77 

cantate uno alla volta che nessuno ci rimette...

La parodia, del 2013, prende spunto del resto dal reale abbandono di uno dei due cantanti nel 2012.


Anche la nuova etichetta, INRI, per cui compongono (letteralmente "Il Nuovo Rumore Italiano"...) non è priva di rimandi ermetici come questa locandina dove si fondono la Bestia e la Donna Scarlatta mentre il logo della band appare nel triangolo degli Illuminati.


Ancor meglio questo Cristo/Anubi/gentiluomo (e musicista) massonico ottocentesco incoronato da una Lira (denaro e strumento musicale) consacrata alla Dea, nell'ultimo singolo "Presentat-Arm" del 2015.

*



E arriviamo al presente album e tour "Oh" (2015) con una Alice in Wonderland che ci sta sempre bene.

Molto interessante è, tra le liriche del nuovo album, la loro canzone "Luce", che nel finale cita esplicitamente "Soldati" di Ungaretti, ma che è percorsa di ermetismo ungarettiano in tutto il testo (a partire dall'antinomia luce/tenebra, passando per il "cuore fatto pietra"). Una buona dimostrazione di una delle tesi centrali di questo blog, che nell'ambito musicale ha sempre sostenuto, non del tutto paradossalmente, che la musica leggera italiana è la vera e legittima erede (nelle sue espressioni migliori) dell'ermetismo storico.

Vi lascio quindi col testo della canzone (che si recupera ovviamente facilmente online).

Luci che accecano in disperati silenzi.
Si abbandonano i sensi all'ingiustizia dell'oro,
e corrono gli istanti fin dalla notte dei tempi.
assurda è la vita per chi non sa cosa vuole.

Io non so piu' chi sono.
Gusto amaro in bocca.
Lentamente avanzo barcollando sotto questo cielo nero.
Pioggia che si attacca alla mia pelle.
Urlo contro il buio.
Assordante silenzio la mia condanna.
Malinconia.
L'incessante respiro, segno che sono vivo.
Le lacrime mi annebbiano lo sguardo, non aiuta il vento.
Inesorabilmente svengo!

In ogni goccia di sangue che cade,
n ogni amico che vedo sparire,
penetra nel corpo il peso del distacco.
è la mia nuova identità!

Luce, immagine riflessa di me stesso a testa bassa,
nervi a fior di pelle stringo i pugni chiusi in tasca,
e insisto nel sentirmi sempre peggio.
ghiaccio nelle vene.

Pensare troppo non conviene e poi comunque a cosa serve?
Diamoci per vinti, che un pretesto è sempre falsità.
Insisto nel sentirmi sempre peggio.
Luce che non c'è.

Luci che accecano in disperati silenzi.
Si abbandonano i sensi all'ingiustizia dell'oro,
e corrono gli istanti fin dalla notte dei tempi.
assurda è la vita per chi non sa cosa vuole.

Luce, immagine riflessa di me stesso a testa bassa,
nervi a fior di pelle stringo i pugni chiusi in tasca,
e insisto nel sentirmi sempre peggio.
ghiaccio nelle vene.
Pensare troppo non conviene e poi comunque a cosa serve?
Diamoci per vinti, che un pretesto è sempre falsità.
Insisto nel sentirmi sempre peggio.

Luce che non c'è.
Io non esisto senza te!

Sogno una tempesta che distrugga la città
che curi la ferita in questo cuore fatto pietra
aspetto un'emozione che colpisca e mi sorprenda
oggi sono luce dentro un battito di ciglia
sentiero buio, in branco come lupi
consapevolmente s'incatenano gli schiavi,
la forma del vuoto, il vuoto delle forme
si sta come d'autunno sugli alberi le foglie.

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