Sentieri di Colore. L'Arte di Lucrezia Galliero.



LORENZO BARBERIS.

"Sentieri di colore" è il titolo della mostra di Lucrezia Galliero che ho presentato questa sera, mercoledì 15 luglio 2015, alla Meridiana. 




Il titolo è un evidente rimando al lavoro cromatico della giovane illustratrice; più curioso il sottotitolo scelto per la mostra: "La difficile arte di fermare ciò che sfugge", che va a cogliere effettivamente l'attenzione dell'arte (anche e specialmente nella tradizione orientale dei manga, a cui l'autrice si ispira) nel cogliere il momento fuggevole, il moto psicologico particolare, la situazione ambientale sospesa, e tutto quanto di indefinibile vi è nel reale.

L'ingresso della mostra.

Il testo di presentazione della galleria spiega poi: "(un) insieme di lavori, racconti visivi fatti di delicati, erotici corpi fioriti, ma anche di forme conturbanti, di suggestivi spazi onirici, di persone e cose, realizzati con un linguaggio che si stempera in una lirica e vibrante struttura compositiva e narrativa descritta con segno incisivo e con delicate trasparenze degli acquerelli."

Si insiste, giustamente, su un certo onirismo conturbante, che si manifesta soprattutto (ma non solo) nei "corpi fioriti", l'aspetto immediatamente più originale della sua produzione per l'osservatore che la incontri per la prima volta.

"Tutto l’immaginario simbolico di Lucrezia è insieme inquietante e leggero, spesso impregnato di suggestioni dello spirito dell’Oriente, in specie della cultura del Giappone, di cui subisce il fascino: di luoghi, di silenzi, di giardini, ma anche di tutta la ricchissima realtà del mondo grafico dei fumetti. La sua sembra davvero una espressione della difficile arte di fermare ciò che sfugge." continua (e conclude) infatti la presentazione di galleria.


Presentazione della mostra. Con Silvia Pio, della "Meridiana", al centro, e Lucrezia Galliero.

In effetti l'Oriente ha un rilievo, nella produzione di Lucrezia, che va oltre al generico uso del segno manga molto diffuso nei giovani illustratori formatisi dagli anni '80 in poi, sotto l'influsso prima dell'animazione giapponese (arrivata da noi nel 1978) e poi, di conseguenza, del fumetto nipponico (esploso negli anni '90).

Lucrezia infatti, dopo il Liceo Classico, ha studiato Lingue Orientali e soggiornato anche un anno in Giappone, prima di iscriversi all'Accademia di Belle Arti dove ha potuto ampliare con l'attività pratica lo studio della storia dell'arte che già prima l'appassionava. In questo modo, Lucrezia Galliero si confronta col segno orientale dei manga con la consapevolezza - che non è di tutti - della stratificazione artistica precedente, da Hokusai a Tsukiyoka Yoshitoshi.


Io e Lucrezia Galliero.

Non manca inoltre la contaminazione, inevitabile, del segno orientale con la tradizione occidentale. Nell'intervista che abbiamo fatto Lucrezia cita Egon Schiele e Gustav Klimt, Picasso e Max Ernst, da cui trae spunti per una nuova sintesi. Non a caso si tratta di autori che, in modi e forme diversissime, si sono dovuti confrontare con l'arte orientale giunta nell'Ottocento in contatto con l'Europa, reagendo ognuno a suo modo nel multiforme intrico di percorsi che ha portato poi alla nascita dell'astrazione.

Anche nell'ambito fumettistico, oltre al riferimento all'universo dei manga e dell'anime (come ad esempio lo Studio Ghibli), non manca la citazione di autori occidentali come Crepax e Toppi. Anche il quadro dei suoi riferimenti letterari è interessante, e cita tutta una serie di autori fortemente legati nell'immaginario all'illustrazione, anche se in modo discordante: dalla leggerezza profonda di Saint Exupery a quella drammatica di Lovecraft, passando per Tolkien.


Plutone come Morte Nera. L'area evidenziata in rosso,
ovviamente, è il punto dove sparare.

Affascinato come sono dalle Sincronicità junghiane, non ho potuto non rilevare che è curioso il fatto di presentare (in modo non calcolato, tra l'altro) una mostra di una giovane pittrice dai robusti temi lovecraftiani nel giorno in cui viene scoperto davvero Plutone, con le foto che sono circolate in questi giorni (e che online qualcuno ha avvicinato scherzosamente alla Death Star di Guerre Stellari).

Come infatti è noto, Lovecraft era affascinato dalla scoperta di Plutone, avvenuta nel 1930, e molto più che a questa stella fosse stato dato il nome del dio degli inferi romano, l'equivalente del greco Ade. Una profezia della sua valenza malefica, che egli indagò nell'ampio sotto-ciclo dedicato al pianeta Yuggoth, il vero nome di Plutone, dove prosperava la colonia solare della civiltà Mi-Go.

All'interno di un pozzo, vive poi una divinità, Cxaxukluth, figlio di Azatoth stesso (la massima espressione dell'occulto lovecraftiano e di tutta la sua "yogsogothery", come la chiamava). Padre cannibalico, come Cronos, di una progenie che poi lascerà il pianeta, il dio dal nome impronunciabile ci attende nelle profondità del pianeta che stiamo iniziando a esplorare.
Lucrezia Galliero, ritratto di Lovecraft

Lucrezia omaggia opportunamente HPL in modo diretto, con un disegno molto bello a lui dedicato, dove appare un accenno anche al tema centrale - sviluppato in altro modo - delle opere dell'autrice: quello della germinazione dai corpi di tatuaggi floreali che si rivelano reali escrescenze tra il vegetale e il carnoso. Un tema talvolta esplorato anche da Lovecraft stesso, e soprattutto nel lovecraftian lore moderno, in quanto umani con propaggini aliene che all'apparenza sembrano i tatuaggi di un folle marinaio sono quasi un luogo comune del discorso di Providence.


In Lucrezia appare anche il demoniaco puro, non soltanto dalla fonte primaria di Lovecraft ma anche dalla vasta ramificazione del fantastico odierno.


Oltre però a figure demoniache pure, in altre opere si sviluppa il discorso della contaminazione tra figure umane apparentemente normali ed elementi mostruosi che divengono, per questa commistione con la normalità, decisamente più inquietanti.


Non manca però, come abbiamo detto all'inizio, la fusione di tali temi con la tradizione classica, riletta nella sua maniera, come il tema del san Sebastiano che è di nuovo quello del corpo trafitto (e bello, sensuale appunto perché trafitto).


Questo culto per un "corpo trafitto" (con varie declinazioni dal minimale, anche gradevole benché inquietante, del tatuaggio floreale animato, a scene che arrivano a un gore inquietante proprio perché anche sensuale) si declina in gran prevalenza al maschile, con un culto che talvolta diviene omoerotico nell'associazione di due figure maschili colte in un abbraccio sensuale, spesso connotato appunto come unheimlich.




Di un certo rilievo è il tema del "cuore strappato", che però non è qui declinato in una "signoria d'amore" femminile, come quella di Beatrice, ma maschile.



Lo sviluppo più interessante è forse, come detto, il tema del corpo tatuato, di cui in mostra sono esposti vari lavori (vedi qui, all'intervista, per le immagini). Lucrezia riprende questo tema dalla tradizione del tatuaggio orientale, dove il corpo tatuato diviene mappa esistenziale di particolare significato, in particolare nell'uso di precisi simboli floreali.


Altrove i tatuaggi invece diventano invece più ricchi di riferimenti a un certo immaginario esoterico e appunto per certi versi lovecraftiano, come in questa bella "Mano dei sogni", esposta in mostra.



Se lo studio è in prevalenza al maschile, va detto che si denotano anche studi al femminile - molto interessanti benché minoritari - che potrebbero essere in futuro oggetto di un ri-bilanciamento tematiche, con parallele indagini artistiche da parte dell'autrice del tema del corpo femminile.




In mostra, Lucrezia ha presentato queste tre figure femminili, dal tratto potente, essenziale, comunicativo. Non sono "corpi trafitti" o tanto meno tatuati, ma appare una vigorosa resa della sofferenza interiore, di corpi spezzati.


Lucrezia pratica poi anche l'incisione (non presente in mostra), dove il segno si fa spesso più distante dal manga e più vicino a tradizionali soluzioni occidentali, ma ci pare promettente una possibile fusione con le tematiche della "germinazione dei corpi", come in quest'ultima immagine. Tale contaminazione appare potenzialmente molto interessante, perché ovviamente il tema dell'incisione si sposta perfettamente con quello del tatuaggio come "incisione del corpo".

Ma quali saranno gli sviluppi futuri della sua arte, solo Lucrezia potrà dircelo. Sperando di reincontrarla presto lungo i suoi Sentieri di Colore, e sperando che continuino a praticare la difficile arte di fissare sulle sue carte il fuggevole Colour Out Of Space.

(in copertina: autoritratto dell'artista)

Post più popolari