Sono Tornado A Mondovì



LORENZO BARBERIS.

C'erano stati vari segnali. Ad esempio, la scorsa settimana avevo fotografato un'auto come questa andando a Breo:


Poi, avevamo chiuso in tempo l'esame di maturità degli studenti di Scientiae Humanae, e il presidente aveva voluto sigillare il pacco con un triplice sigillo di ceralacca (ancora tassativo, per legge, nel 2015) che ricordava vagamente i tre puntini massonico-illuminati.


Così, alla fine, lo scatenarsi di un tornado su Mondovì era quasi inevitabile. E ieri mattina, scendendo per andare a incontrare un amico con cui andare a Ceva, trovo la "strada privata" in cui abito completamente bloccata. Ma in modo metafisico.


Era caduto un albero, ovviamente, in un tornado avvenuto di notte, che io avevo sentito, ma avevo sottovalutato come "il solito temporalone estivo".


L'impressione però non è quella di un albero caduto, a un primo acchito, ma di una sorta di muro di vegetazione cresciuto improvvisamente, nella notte. Piuttosto spiazzante e surreale, devo dire. E decisamente dantesco: "nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai in una selva oscura / che la diritta via era smarrita".



Ma la cosa più inquietante è che l'albero caduto, e prontamente tagliato dal proprietario, ha l'aspetto evidente, in sezione, della trollface, il volto di un Troll (un mitologico folletto dispettoso) che è diventato il simbolo, su internet, del rompicoglioni just because.

La corrispondenza è perfetta, a parte quello che sembra un allungato naso di Pinocchio, che per un trickster degli alberi ci sta pure bene.

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