Vivi veloce, muori lentamente e lascia un bel cadavere.


LORENZO BARBERIS

Disclaimer: post ironico-ermetico, come al solito, da non prendere troppo sul serio.

Tutta la rete italiana parla stamattina dell'Epic Fail della Feltrinelli, che ha attribuito a Neruda il suo più famoso Fake, una poesia di Martha Medeiros di molto successiva.

Dato che questo blog nasce anche per il mio amore per la poesia moderna - ermetica in particolare - non posso fare a meno di cogliere l'occasione per due riflessioni (vero è che Neruda aderisce al modernismo americano e non ovviamente all'ermetismo italico, ma fa parte comunque dei poeti di rottura con la tradizione poetica dell'800).

Innanzitutto, per quanto sia ovvio, iniziamo col ricordare ai nostri lettori che per essere a la page bisogna sottolineare, con un po' di complottismo, come il fail sia voluto: tramite l'errore, la Feltrinelli ha fatto parlare comunque di sé. L'eterno Principio di Oscar Wilde, si parli male di me purché se ne parli.

In second'ordine, bisogna dire che Neruda se l'è in parte meritato. Ogni autore deve fare un'opera con cui sia immediatamente riconoscibile nell'immaginario collettivo. Vale per i narratori (Manzoni = Promessi Sposi, Dante = Divina Commedia, e così via) e vale per i poeti.

Ungaretti? M'illumino / D'immenso.
Leopardi? L'infinito di Leopardi: leopardare.
E così via.

Anche a livello d'immagini, Neruda è perfetto. Quasi come Montale con l'Upupa.

Neruda non si è creato una poesia famosa.
Si è creato un nome celebre, questo sì.
Ricardo Neftalí Reyes Basoalto funziona meno bene di Pablo Neruda, il nom de plume.
Questo bisogna riconoscerlo. C'è il nero dell'inchiostro che scorre fluente sulla carta, molto poetico, uno si immagina già la penna d'oca che vaga sul foglio.

Se proprio volete strafare, ricordate che va a citare Jan Neruda (1834-1891), poeta praghese noto per la sua raccolta "I fiori dei cimiteri" (1857), praticamente la copia low-cost ed high-brow dei "Fiori del male" di Baudelaire, dello stesso anno.

*

A parte il nome, anche il tempismo è accettabile.
Nato nel 1904, Nobel nel 1971, due anni prima della morte a Santiago nel 1973: tempismo perfetto.
Due anni dopo il nostro ermetico Montale, Nobel nel 1975, avrebbe proclamato la morte della poesia, in modo di porsi quale Ultimo Immortale. Neruda si salva per un pelo.

*

La biografia poi è perfetta.

Esordio poetico nel 1923, a diciott'anni, con "Crepuscolario", osteggiato dagli editori perché troppo modernista.

Nel 1927 è console del Cile in Birmania (questi poeti, mai che finiscono a Vimercate di Sotto), e in questo contesto, sull'isola di Giava incontra e poi sposa una ricchissima borghese olandese, di famiglia di banchieri (questi poeti, mai che si innamorano definitivamente di una casalinga di Voghera).



All'apice della sua carriera diplomatica sostituisce la mentore Gabriela Mistral come console a Madrid, la sede più importante per il Cile. Dopo che Francisco Franco fa uccidere l'amico letterato Garcia Lorca nel 1936 (e mentre in patria si impone un governo socialisteggiante) diviene definitivamente comunista e compone la raccolta "Espana en el corazon".

La lirica più famosa di tale raccolta (Spiego alcune cose) è basata sul meccanismo della "vertigine della lista" (vedi Eco), in quanto elenca una serie di "Ubi sunt", tema già tipico dei provenzali nell'XI secolo: nostalgia di cose perdute che qui hanno cancellato i fascisti di Franco.

Chiederete: ma dove sono i lillà?
E la metafisica coperta di papaveri?
E la pioggia che fitta colpiva
Le sue parole, riempiendole
Di buchi e uccelli?

Vi racconterò tutto quel che m'accade. 

Vivevo in un quartiere
Di Madrid, con campane,
Orologi, alberi.

Da lì si vedeva
Il volto secco della Castiglia,
Come un oceano di cuoio.
La mia casa la chiamavano
"La casa dei fiori", ché da ogni parte
Conflagravan gerani: era
Una bella casa,
Con cani e scugnizzi.
Ti ricordi, Raúl?
Ti ricordi, Rafael?
Federico, ti ricordi,
Ora che sei sottoterra,
Ti ricordi della mia casa balconata, dove
La luce di giugno ti soffocava la bocca di fiori?
Fratello, fratello!
Tutto
Era gran voci, sale di mercanzie,
Mucchi di pane palpitante,
Mercati del mio rione di Argüelles, con la sua statua
Come una seppia pallida tra i merluzzi:
L'olio era versato nel cucchiaio,
Un profondo brusìo
Di mani e piedi riempiva le strade,
Metri, litri, acuta
Essenza della vita,
Pesci accatastati,
Intreccio di tetti nel freddo sole, dove
La freccia s'affatica,
Fino avorio delirante delle patate,
Pomodori in fila, in fila fino al mare.

E una mattina tutto era in fiamme,
E una mattina i roghi
Uscivan dalla terra,
Divorando esseri,
E da allora fuoco,
Da allora polvere da sparo,
Da allora sangue.
Banditi con aerei e con mori,
Banditi con anelli e duchesse,
Banditi con neri frati benedicenti
Arrivavan dal cielo a uccidere bambini,
E per le strade il sangue dei bambini
Correva semplicemente, come sangue di bambini.

Sciacalli che lo sciacallo schiferebbe,
Sassi che il cardo secco sputerebbe dopo morsi,
Vipere che le vipere odierebbero!

Davanti a voi ho visto
Sollevarsi il sangue della Spagna
Per annegarvi in una sola onda
Di orgoglio e di coltelli!

Generali
Traditori:
Guardate la mia casa morta,
Guardata la Spagna spezzata:
Però da ogni casa morta esce metallo ardente
Invece di fiori,
Da ogni foro della Spagna
La Spagna viene fuori,
Da ogni bambino morto vien fuori un fucile con occhi,
Da ogni crimine nascono proiettili
Che un giorno troveranno il bersaglio
Del vostro cuore.

Chiederete: perché la tua poesia
Non ci parla del sogno, delle foglie,
Dei grandi vulcani del paese dove sei nato?

Venite a vedere il sangue per le strade,
Venite a vedere
Il sangue per le strade,
Venite a vedere il sangue
Per le strade!



Dipinto murale di Siqueiros sulla rivoluzione. Ciao Siq.

Ritorna in Sudamerica dove è posto come console a Città del Messico. Il gossip complottista sostiene che nel 1940 il celeberrimo pittore muralista Siqueiros partecipi all'omicidio politico di Leon Trotzkj, e che Neruda lo aiuti a mettersi in salvo prima che si consolidino le accuse con un visto diplomatico per il Cile.

Magnus, nel suo capolavoro a fumetti Unknow, farà chiamare Siqueiros un vescovo di sinistra eliminato dal complottismo di destra in Italia (vescovo immaginario, ma che corrisponde al coevo Romero). Complottismo carpiato, che mentre denuncia le trame di destra allude in cifra anche a quelle di sinistra.


Piramide di Macchu Picchu. L'han fatta gli UFI, come le Ziggurath.

Tornando a Neruda, nel 1945 visita Macchu Picchu, dove è colpito dalla potenza delle piramidi (aliene, ovviamente, o almeno atlantidee) e compone Alturas de Macchu Picchu e poi sempre su quell'ispirazione, lo amplia in Canto General (1950) dove crea il modello dell'invettiva contro il capitalismo americano, l'imperialismo yankee, la Coca Cola e le altre multinazionali.

Intanto aveva appoggiato Videla alle elezioni (1946), rimanendo deluso ovviamente della sua svolta neofascista con repressioni militari dei lavoratori (1947) a cui dedica il suo Yo Acuso (1948) modellato sullo Zola del caso Dreyfus, e quindi era fuggito in Argentina tramite le Ande (1949).

Viene anche in Italia, nel 1952, dove soggiorna a Capri, come ricordato anche ne "Il Postino" di Troisi (tratto da un romanzo di Skarmeta). Poi, nel '52, torna in Cile dopo la fine del governo Videla per la campagna elettorale dell'amico Allende e diventa da allora uno dei cantori della sinistra: nel 1953 elabora un'ode in morte di Stalin, e ottiene lo stesso anno il Premio Stalin per la Pace, l'antinobel sovietico, che comunque buttalo via.

Premio Stalin, altro che Nobel.
2+2 = 5 = Acciaio batte Dinamite.

Onestamente io punterei su questa come grande opera di Neruda, non è malaccio, e l'effetto ossimoro che si ottiene non mi dispiace. Ha il difetto che è lunghetta, e poi ovviamente bisognerebbe approntarne una edizione critica accettabile. Qui un saggio preso da un sito comunista che l'esibisce con orgoglio:

Compagno Stalin, io stavo vicino al mare a Isla Negra,
riposando dopo lotte e viaggi,
quando la notizia della tua morte giunse come un colpo di oceano.

Fu dapprima il silenzio, lo stupore delle cose, e poi giunse dal mare un’onda grande.
Di alghe, metalli e uomini, pietre, spuma e lacrime era fatta quest’onda.

Da storia, spazio e tempo raccolse la sua materia e s’innalzò piangendo sul mondo

fino a che di fronte a me venne a colpire la costa 
e fece piombare sulle mie porte il suo messaggio di lutto
con un grido enorme
come se d’improvviso si spaccasse la terra.

[…]


Staliniani. Portiamo questo nome con orgoglio.
Staliniani. Questa è la gerarchia del nostro tempo!

[…]


Non è scomparsa la luce,
non è scomparso il fuoco,
anzi, aumenta
la luce, il pane, il fuoco e la speranza
dell’invincibile tempo staliniano!

Nei suoi ultimi anni la colomba,
la Pace, l’errante rosa perseguitata,
si fermò sulla sua spalla e Stalin, il gigante,
l’innalzò sulla sua fronte.

Cambia ovviamente idea dopo la presa di potere di Kruscev (1956): anche l'anti-Nobel è rinominato come Premio Lenin. Condanna gli USA per la crisi di Cuba (1960) e l'intervento in Vietnam (1965).

Ma poi gli USA, dopo che la CIA cercava di diffamarlo con la vecchia storia dell'attentato a Trotkzj, vera o meno che sia, decidono per la strategia opposta andando verso la fine della Cold War: Arthur Miller lo invita a New York nel 1966, e così nonostante che nel 1967 celebri commosso Che Guevara la sinistra sudamericana lo vede ormai come un gatekeeper degli amerikani. Neruda è scioccato e deluso.

Nel 1970 Allende vince le elezioni, e così anche la sua candidatura al Nobel (stante ormai il beneplacito Usa) accelera. Ottiene il secondo Nobel cileno, il terzo in tutto il Sudamerica (Asturias, del Guatemala, l'aveva vinto poco prima, nel 1967). Celebrato in patria come eroe nazionale, questa è anche la sua condanna: dopo il golpe fascista di Pinochet, nel 1973 continua ad opporsi al regime (durante una perquisizione grida ai fascisti: "qui avete una sola cosa da temere: la poesia!". Appunto). e viene quindi assassinato nella clinica Santa Maria dopo un ricovero.

*

Anche geograficamente Neruda va bene. Già è sudamericano, che è un buon inizio per il lettore (meglio ancora lettrice) midcult, poi copre il Cile sotto il profilo poetico, che era se no un po' sguarnito nell'immaginario collettivo.

A livello narrativo va benissimo Louis Sepulveda (della Gabbianella e il gatto basta guardare il cartone animato), e poi Isabel Alliende è ottima e abbondante (c'è anche l'aggancio storico col padre, il presidente Salvador Alliende rovesciato da Pinochet e dalla CIA), ma Gabriela Mistral, nonostante il Nobel nel 1945 (anno-simbolo, tra l'altro), non ha sfondato nell'immaginario collettivo.

Volendo, ricordare che la Mistral è stata insegnante di Neruda, e in base a questo confluisce automaticamente nella di lui biografia.

*


Trasmissioni così non se ne fanno più. 

Voglio dire: provate a proporre oggi quella grafica del titolo...


Inoltre, Neruda ha avuto, in Italia, la gran fortuna di un passaggio televisivo grazie a "Quelli della Notte" (1985) di Renzo Arbore, che l'hanno inserito addirittura nella sigla (capolavoro poetico dell'ultimo Novecento italiano, senza scherzi).

Ogni giorno la vita
e’ una grande corrita
ma la notte no
Ogni giorno e’ una lotta
chi sta sopra e chi sotta
ma la notte no

Il mattino e’ un po’ grigio

se non c’e’ il dentifrigio
ma la notte no

tu ti guardi allo specchio

e ti sputi in un ecchio
ma la notte no

Poi comincia il lavoro

e dimentichi il cuoro
ma la notte no

parli sempre e soltanto

delle cose importanto
ma la notte no

e ti perdi la stima
se non trovi la rima
ma la notte no

*

ti distrugge lo stress
e dimentichi il sess
ma la notte no
che stress, che stress, che stress

tutto il giorno:
ma la notte no.

Giorno
mi tormenti così
Giorno
mi fai dir sempre sì
ma la notte no

*

La lirica si apre con una serie di distici (chiusi dal refrain "ma la notte no") sul logorio della vita moderna, il grande tema della poesia novecentesca. Tutte le rime sono inedite "assonanze forzate": mancando la rima, viene forzata modificando una delle due parole - tranne l'ultima, non a caso metapoetica (stima / rima). Si arriva poi al ritornello che è sempre allusivo-sessuale, come tipico di Arbore (dovrò poi analizzare il suo "Il clarinetto", altro che l'Oboe Sommerso).

La seconda strofa è artistico-letteraria:

Lo diceva Neruda
che di giorno si suda
ma la notte no

rispondeva Picasso
io di giorno mi scasso
ma la notte no

e per questa rottura
non si trova la cura
ma la notte no

*


il morale s’affloscia
la pressione s’ammoscia
ma la notte no
s’ammoscia, s'ammoscia, s'ammoscia di giorno
ma la notte no
Giorno
mi tormenti cosi’
Giorno
mi fai dir sempre si
ma la notte no

*

Neruda è qui accostato a Picasso, due grandi "Pablo" della cultura spagnola, letteraria e visiva.

Lo diceva Neruda / che di giorno si suda

diventa quindi il più grande distico relativo al poeta, almeno per chi ha la fortuna di conoscere la letteratura televisiva italiana.

*

Martha Madeiros.

La sovrapposizione con la Madeiros dunque deriva solo da colpe di Neruda e i nerudiani, che non hanno saputo trovare una poesia vincente. Dev'essere idealmente molto breve, o se lunga, di tipo iterativo. Il modello ideale è "Felicità" di Albano, che può procedere ad libitum, ed è anche (per riprendere e applicarvi un concetto caro ad Eco) "sgangherabile": ovvero si presta spontaneamente ad inserti parodistici, poesie, calchi e citazioni (colte o no, a seconda dell'etichetta del prodotto).

Felicità
Distruggere Atene
Per il suo bene
 la felicità


Ecco ad esempio un distico d'occasione approntato in due secondi sul modello della lirica albanense, che come vedete funziona. A livello colto è la stessa cosa: Quasimodo coincide con "Ed è subito sera" perché si può titolare: "La Merkel incontra Schauble. Ed è subito Grexit".

Notiamo inoltre che quella della Madeiros sta divenendo una abitudine: a Neruda è stata attribuita già un'altra lirica iterativa, questa volta basata su "è proibito", di Alfredo Cuervo Barrero.

È proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare
avere paura dei tuoi ricordi.
È proibito non sorridere ai problemi,
non lottare per quello in cui credi
e desistere, per paura.

Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realtà.
È proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.

È proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.

È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.

È proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.

...

Insomma, la buona vecchia "vertigine della lista" citata sempre da Eco.
A questo punto, se non vogliono cogliere la mia provocazione staliniana, ai nerudiani non resta che tornare alle origini, ai versi contro Franco dove Neruda, va riconosciuto, sa creare ben altra vertigine. O, se preferiscono, alle elencazioni contro le multinazionali cattive. In attesa che passi anche qui da noi il TTIP. Però con tutte le mie ironie a Neruda gli voglio bene, e quando rileggo i versi contro il franchismo a volte mi emoziono davvero.

Chiederete: ma dove sono i lillà?
E la metafisica coperta di papaveri?
E la pioggia che fitta colpiva
Le sue parole, riempiendole
Di buchi e uccelli?

Vi racconterò tutto quel che m'accade. 

Vivevo in un quartiere
Di Madrid, con campane,
Orologi, alberi.

Da lì si vedeva
Il volto secco della Castiglia,
Come un oceano di cuoio.
La mia casa la chiamavano
"La casa dei fiori", ché da ogni parte
Conflagravan gerani: era
Una bella casa,
Con cani e scugnizzi.
Ti ricordi, Raúl?
Ti ricordi, Rafael?
Federico, ti ricordi,
Ora che sei sottoterra,
Ti ricordi della mia casa balconata, dove
La luce di giugno ti soffocava la bocca di fiori?

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