Dylan Dog 313 - Il Crollo


LORENZO BARBERIS.

Spoilers alert

In edicola in questi giorni la ristampa del DYD 313, ad opera di Paola Barbato, di recente tornata molto attiva sulla testata con le tre recenti storie pubblicate.

I disegni di Freghieri servono bene la storia, il cui titolo, "Il crollo", ha suggestioni metaletterarie, l'eterno "crollo" della serie prima della recente (anche se discussa da molti) ripresa.

La Barbato gioca qui in modo egregio con la gabbia bonelliana, e dopo le prime pagine molto tradizionali, a pagina 10, con l'apparizione di un protagonista (Dylan?) sepolto da un crollo ci mostra una pagina che anche visivamente crea l'impressione di un cumulo di macerie, di "vignette crollate", i mattoni del testo prima ordinati ora scomposti tra loro.

Le tavole successive, a griglia perfettamente rettangolare (e non a mattoncino) esaltano ancor più la claustrofobia della situazione, con la vignetta quadrata che inquadra sempre l'esiguo spazio dove vediamo dibattersi la mano.

A pagina 16, in una bella semi-splash page, vediamo che è proprio Dylan Dog il prigioniero scampato per un soffio al crollo.

Le tavole passano a uno sviluppo verticale (p.17) a sottolineare la riacquisita stazione eretta (non ancora la memoria).

Ma subito la claustrofobia riprende nello schema quadrato di prima (stavolta sono le vertigini a inquietare l'eroe): è solo passato da una prigione minuscola a una più grande.

A p. 22 emerge il primo ricordo/sorpresa di molti: Dylan conosce la ragazza con una tuta da laboratorio, Fanny (curiosamente e antelitteram simile a Samantha Cristoforetti, anche grazie alla tuta simil-astronautica). La libera dalla trave sotto cui è incastrata (absit iniuria verbis) e da un blob gelatinoso che le strappa una scarpa.

Nota a margine: la vignetta smussata è convenzione bonelliana per il ricordo, ma quel che guadagna in chiarezza lo perde in fascino narrativo. E infatti la Barbato sembra tendere, insieme a Freghieri, di suggerire una soluzione smussata. Molto bella l'intersezione/smarginatura a p. 26, che dà l'idea dell'attacco mentale in corso.

Intuiamo che il blob non punta a uccidere Fanny, ma si nutre dei ricordi della fanciulla, che glieli forniva spontaneamente (p.28, vignetta 1).

Con la seconda liberazione, di nuovo tavole a impianto verticale (29), e poi si entra in una prigionia più sottile, quella mentale, legata alla confusione dei ricordi e delle menzogne reciproche (p.33).

La scientista Fanny è un'amante dylaniata sotto la coperta di teschi di Craven Road (p.37); altri ricordi arrivano caotici e confusi, a fiotti, contribuendo alla confusione dei due protagonisti; riemerge il ricordo di Jeff, l'orientale del gruppo (39), e si scopre che la perdita di memoria è per effetto di un gas (un rimando ad Acid Factory, film del 2009 apprezzato dalla Barbato stessa) a p. 42.

Appare il biondo Hector (44) e subito sparisce con un proiettile in fronte (45). P.47 è abbastanza forte, anche se poi ovviamente il grilletto non scatta: l'ostinazione di Fanny a non entrare si lega, scopriremo dopo, a un piano preciso, più che a paura.

A metà albo eesatto (51) la Barbato decide di accelerare con la complicazione: Dylan era in contatto con una certa Nell ("andata") ma era stato Hector a chiamarlo al laboratorio di Sanford Street, per soccorrere i membri del progetto, inclusa Fanny.

A questo punto arriva una bionda che rivela di essere "Nell" e aggiunge frammenti di spiegazione sull'Essere. A p.57 l'Essere si manifesta, con una tavola notevole, in cui matura la sua scelta di Dylan.

Intanto, continua il racconto di Nell, che parla di sei ricercatori dove aggiunge Nigel e Mae (assieme a Nell, Fanny, Hector, Jeff); Nigel muore, Mae se ne è andata per tempo.

Le ragazze mostrano a Dylan le loro braccia consunte dal "nutrimento" del mostro, che da loro assume la propria energia vitale; in quella cattura Dylan, che si salva con un appiglio mentale ai suoi morti, come suggerito da un altro survivor che entra in scena, l'orientale Jeff (altra notevole tavola 65, dove Dylan appare in crocifissione rovesciata tra i suoi morti, tra cui si riconoscono Johnny Freak, l'amata moglie terrorista irlandese, il padre Xabaras e, credo, la madre adottiva).

Appare curiosa l'insistenza sul fatto che Dylan si è ferito con dei vetri (fatto richiamato da varie vignette, a p.63 e 67) dato che questo non è essenziale alla compenetrazione del mostro, che aveva ustionato le braccia delle ragazze nell'assorbirne la psiche. Forse questo crea un contatto diverso, più profondo.

Jeff non conosce Nell, proprio come Fanny, giusto per aggiungere complicazione alla psicosi claustrofobica dell'albo. Lo stesso Dylan mentiva: la Nell che lui conosceva non era quella del tunnel, ma Fanny. Il blob nero, assorbendo il lato positivo, ha trasformato tutti nei mostri. A p. 72 le due fanciulle passano, incluso un Hector redivivo.

Finalmente si giunge alla spiegazione finale, che riprende la teoria, realmente esistente, dei Nodi di Hartmann, evolvendola in modo efficace. Per molti versi il blob nero che assorbe il male (e che solo in questa storia passa a voler assorbire anche il bene, divenendo ancor più pericoloso) potrebbe connettersi alla celebre storia numero 50 di Sclavi, tra le più pessimistiche e negative, dandole un volto "pseudoscientifico".

A pagina 76, chiusa la spiegazione, troviamo anche la "nuova" Nell a faccia con l'incubo, assieme a Jeff e Fanny. Online si pensa a un errore, oppure è una ennesima complicazione gettata intenzionalmente dalla Barbato, per dirci che anche quest'ennesima versione è falsa e spiazzante.
L'ipotesi più probabile è che la bionda facesse parte, con altro nome, del progetto, e si sia spacciata per Nell avendo dimenticato il suo nome, sentendo che Dylan lo citava.

Anche a pagina 80, si parla dell'uso di colori caldi per esasperare le energie negative, che il mostro - che vuole incarnarsi in un un umano, deve evitare - mentre in precedenza le lampade erano azzurre. Errori casuali o voluti? Dato che lo stesso Jeff ci dice di dubitare di lui, credo siano spie del suo voluto modificare le cose.

Quando Nigel muore, i ricercatori (sono comunque altri cinque: un nome non è quindi rivelato) scoprono l'accumulo di corpi nel santuario del blob nero, giunti bypassando le lampade che ne bloccano il punto di accesso (qualcuno di loro gli ha portato altri corpi).

Inoltre, a un primo livello è tutto è un piano di Jeff e gli altri per consegnare Dylan in sacrificio come Eletto all'incarnazione del blob;  il doppio nome Fanny-Nell è un codice in cui Nell è la parte positiva che va scomparendo. Ma anche Jeff ha ancora qualcosa di positivo in sé, e lo usa per portare il mostro al centro della trappola che - a un secondo livello - gli hanno approntato, richiudendocelo.

Il finale lascia aperto a un sequel, come poco prima la Barbato aveva fatto introducendo il "possibile sostituto di Bloch" (poi risolto invece con Carpenter). Chissà che anche questa storia non possa entrare in continuity - magari in modo un po' più stretto che l'ispettore di "Anime" - dato che, nei progetti, si favoleggiava di una "lega di super-cattivi" che si sarebbe opposta a Dylan Dog.

Storia interessante, molto barbatiana nel suo intrico, forse fin eccessivo, ma comunque intrigante nel suo intrico claustrofobico di menzogne e raggiri.

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