Le carte di Trieste

LORENZO BARBERIS

All'amica e lettrice del blog Anna Olmo,
in onore del nostro incontro e
come incoraggiamento perché svolga
il suo vecchio progetto sui Tarocchi.

Nel corso del mio viaggio a Trieste (di cui sto lentamente sbobinando le foto, nei giorni corrispondenti) ho acquistato un mazzo di carte triestine.

I miei lettori sapranno del mio amore per i Tarocchi e in generale le carte da gioco; se posso e riesco, quindi, mi procuro le carte del luogo.

Le carte triestine derivano da quelle trevigiane, che sono quelle più diffuse nel triveneto (il tre ritorna spesso in questi luoghi...), ma differiscono per vari particolari.

A produrle è anche la Del Negro di Treviso, che è la massima produttrice italiana di carte da gioco, ma anche la Modiano di Trieste (io ho questa versione, la più "triestina"). Però anche la Platnik di Vienna le produce, avendo una certa diffusione anche nell'ex-impero.

Gli assi, come vediamo sopra, hanno un motto. Le trevigiane ne hanno tre motti (tutti tranne la spada: e tutti motti diversi).

"Non val saper chi ha / fortuna contra", recita l'asso di Denari, il classico cerchio solare, che nel mio mazzo porta anche lo stemma della Modiano (un cervo) e, come nel mazzo sopra, il logo della Triplex, un triangolo rovesciato, con tre cerchi ai lati e tre cerchi al centro, di cui uno nero. Il triangolo degli Illuminati, in pratica. Ma sarà una coincidenza.

"Non serve nulla sapere a chi ha la fortuna contro": l concetto è coerente col gioco (non a caso sui denari, lo scopo del gioco...): il sapere va bene, ma non serve nulla se si ha contro la sorte. Fata volentem ducunt, nolentem trahunt. Inoltre, con voluta ambiguità, può anche voler dire che "non serve sapere chi ha la fortuna contro": se uno ha contro la sorte, non gli serve per salvarsi saperlo.

Questo asso si distingue perché ha un motto alternativo: "SON GLI AMICI MOLTO RARI QUANDO NON SI HA DANARI", che è quello riportato da Del Negro. Azzardo: sostituzione del motto storico per renderlo più chiaro, il più antico è il motto Modiano. Interessante che questo motto rovescia cinicamente l'evangelico "Chi trova un amico, trova un tesoro".

Il secondo asso, quello di coppe (particolarità del mazzo: non presenta le carte divise per semi, ma per grado: tutti gli assi, tutti i due) presenta una coppa molto elaborata.

Una coppa di bon vin / fa coraggio, fa mor bin.

Notiamo che le scritte degli assi sono tentenzialmente (per scaramanzia) malaugurali: il buon vino, che esce dai quattro draghetti in alto e dai tre mascheroni del baphomet in basso, è preludio della morte in battaglia. Il motto è doppio: sottolinea che il buon vino fa morire bene: forse perché si va allegri verso la morte, in positivo, ma anche perché il soldato che si è ubriacato viene più facilmente sconfitto. Nella guerra e anche nelle carte, e le coppe infatti non mancavano mai sul tavolo dei giocatori.

Il bastone è il terzo elemento:

molte volte le giuocate / van finire a bastonate.

ancora una volta, un motto negativo. Notiamo che la mazza presenta un doppio volto lunare alla sua cima, mentre accanto la mano che la regge appare un gallo. Ritengo che a un primo livello le due lune (calante e crescente), oltre a rimandare alla notte in cui si celebra in taverna "il rito del diavolo" (la partita a carte, per i predicatori medioevali ma anche per l'ottimo Stephen King di "Hearth in Atlantis") siano simbolo della fortuna che può essere benigna o maligna. Il gallo che canta segna simmetricamente l'alba che arriva.

Messaggio anche qui doppio, se vogliamo: ineluttabilità delle risse, ma anche consiglio: se la luna non ti è propizia, butta tutto il caciara come nei migliori saloon, per far saltare la partita piuttosto che perdere.

Il giuoco della spada / a molti non aggrada

Conclude l'ultima carta presentata.

Il gallo dei bastoni si trasforma qui in due grifoni alati, la cresta si evolve definitivamente in corona, e anche la spada è coronata, segno della sua valenza nobiliare. Due soli splendono alti sopra i due grifoni. La spada in sé, poi, è molto simbolica, e manco riconoscibile se non per la funzione svolta.

Il concetto del motto radicalizza il precedente. Di nuovo vi è l'ambiguità degli antichi proverbi (derivato dal profetare delle pizie...): da un lato sembra essere un "gioco di mano, gioco da villano", invitando a non estrarre la spada quando ridotti al peggio, ma evidenzia come molti possono temerla e quindi può essere un buon modo di chiudere la partita se le semplici bastonate non sono servite: basta sguainarla.

In questo modo, si chiuderebbe la "liturgia del diavolo" di cui parla una predica del Trecento che ci dà le informazioni essenziali sulle carte: il giuoco per denari, il bere, le bastonate e alla fine il duello ("enfin, le sacrifice humaine!" come esclama alla fine del Pendolo di Foucault il satanista Pierre, assieme al lettore).

Sulle altre carte numerali non mi soffermo, anche perché temo vi sia stata una "normalizzazione grafica" che ha reso il mio mazzo troppo regolare per essere un mazzo storico. La Modiano infatti ha iniziato la sua produzione di carte tardi, nel secondo dopoguerra, in epoca ormai meno "ermetica". La presenza di numeri su tutte le carte, il nome delle figure posto sul taglio, sono tutti elementi "di chiarezza" che però possono aver sacrificato dettagli iniziatici precedenti.


Forse la Del Negro era più iniziatica, perché il Segno sembra più antico: per contro, la Modiano è triestina, quindi teoricamente più vicina all'origine di questa tradiziona tarologica.

La cosa curiosa è che si passa dal 7 all'11, con soppressione delle numerali dall'8 al 10.
I tre fanti, livello 11, hanno ognuno il loro simbolo in mano; quello di spade è il più atipico, senza il berrettino degli altri e con lunghi baffi, una croce sul petto e un sole sulla spalla. Potrebbe quasi far pensare a Val Dracul per gli spioventi baffi transilvani; e comunque ha qualcosa di inquietante e pericoloso nell'aspetto, pur nell'aria all'apparenza tranquilla. Coppe e denari hanno solo simbolismi florali, mentre bastoni ha comunque luna e sole nelle sue insegne.

Anche nei cavalieri resta la distinzione delle spade: l'unico che ha il cavallo al galoppo, anche perché ovviamente è l'unico che può avere la spada sguainata. Anche bastoni in teoria ha un'arma, ma ha il vezzoso cappellino ornato di una piuma, come il suo cavallo (tutti e tre i cavalli dei semi "minori": Spade invece ha un piccolo elmetto al posto del cappellino).

I re invece sono tutti armati, in quanto lo scettro è più una picca acuminata. Con inversione, il Re di denari si distingue: è l'unico anziano. Gli altri tre, invece (contro l'archetipo più diffuso del re) sono giovani e sbarbati, con volti resi quasi femminei dai lunghi capelli. Non ci sono invece regine: è un gioco di carte tutto maschile. Però, per paradosso, il femminile ritorna nei tre re di livello più elevato.

Difficile dire il significato preciso di tutto questo, sotto un profilo ermetico, e anche online, nei pochi siti di cartomanzia "seri", non vi è una analisi specifica su questo mazzo. Certo l'assenza dell'archetipo femminile, almeno nelle quattro regine, toglie forza simbolica al mazzo, che richiederebbe perlomeno la "triade" di figure composta dal Vecchio, dal Giovane e dalla Donna (Zeus, Giunone, Apollo / Dio, Madonna, Cristo).

I semi sono comunque quelli consueti della "liturgia tarologica", non ancora razionalizzata in quadri/denari, cuori/coppe (questa però è rilevantissima ermeticamente, Sacre Coeur - Graal), fiori/bastoni (ingentilimento dell'arma vegetale) picche/spade; però le numerali sono troppo razionalizzate. Bisognerebbe ritrovare qualche antico mazzo ottocentesco o antecedente... una ricerca che solo uno storico locale triestino - se interessato - potrà fare.




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