Understanding Public Art



LORENZO BARBERIS.

Piccola ricognizione a volo d'uccello sull'arte cuneese.
Di questi giorni è la notizia dell'inaugurazione di una nuova, inquietante scultura cuneese (vedi qui) presso il quartiere Donatello di Cuneo, risultato di un concorso sul tema della Crisi vinto dallo scultore romano Gaspare Marziano.




L'opera è abbastanza "un Marziano a Cuneo" e in Provincia ha suscitato un certo tasso di critiche. Ovviamente, essendo l'autore piuttosto "aggiornato", a quanto si capisce, non pare sia naivete, ma provocazione concettuale. Senza gli Schiacciati, il Muro potrebbe essere un qualsiasi muro di cemento della media periferia industriale delle nostre città, ed è questa anti-estetica che disturba il vasto pubblico. Più che altro, il sospetto è che a breve (ma probabilmente anche questo è calcolato) quella superficie farà la fine di ogni "muro sordo e grigio" delle periferie: ovvero sarà oggetto dell'azione di writer, il cui intervento sembra provocare.


Il vandalismo urbano ha del resto colpito di recente anche l'Ulisse cuneese, di cui avevo parlato a suo tempo per il curioso "scambio" con Rodin (qui). La doccia di vernice dissacratoria ha in effetti il carattere disturbante di una sorta di Opera al Nero, che avvolge di Nigredo la significativa scultura. Un vero peccato, perché l'opera è indubbiamente molto interessante, e mi ricorda le analoghe sculture della Trieste di Joyce e Svevo, omaggiati (al pari di Saba) da una statua che diventa una gustosa photo opportunity per turisti. A Cuneo forse, al fianco di un Ulisse joyciano che ci sta sempre bene, mi piacerebbe anche un Hemingway, in procinto di comprare cuneesi al rhum da Arione, e magari un Giolitti, più altri cuneesi illustri (al rhum e non) che potrebbero rendere visibile la cultura della città.


A Mondovì, invece, in Via Cuneo, presso la Chiesa del Cuore Immacolato di Maria, un nuovo graffito di Andrea Pettiti, giovane street artist emergente di Mondovì, di cui ho recensito recentemente la bella mostra "Interior Vandalism". Qui siamo agli antipodi del "muro grigio" e della "colata nera" di Cuneo, in cui un muro grigio già esistente diviene spazio urbano riqualificato dall'intervento artistico, ricco di colore ed energia.

Un intervento che auspico faccia scuola, a Mondovì e altrove, coinvolgendo magari anche altri autori nel dare un "nuovo segno" alla città, specie nei quartieri più moderni, periferici e anonimi, riportati a nuova vita e tramutati in opportunità visiva ed artistica, per cambiare un po' volto - e, sottilmente, anche un po' umore e mentalità - a un certo grigiore urbano che rischia sempre di soffocarci. E, al limite, per i più riottosi al cambiamento, ci sono sempre le pillole pubblicizzate in copertina.

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