Intervista a Valentina Mihaylova


LORENZO BARBERIS


Valentina Mihaylova è una artista che mi ha incuriosito. Dopo aver visto alcune sue opere in mostra a Savigliano, ho contattato l'autrice e approfondito il suo lavoro. E' nata così l'idea di questa intervista che esamina alcuni dei temi presenti nella sua poliedrica produzione. Ringrazio Valentina della sua gentilezza e lascio che sia lei stessa a spiegarvi alcuni elementi della sua arte.

 



Madre Natura

Cominciamo con un grande classico: come nasce il tuo avvicinamento al mondo dell’arte? Quali sono i tuoi riferimenti – se ne hai – nell’ambito delle arti visive?

Sono cresciuta in una famiglia in cui l’arte era il pane quotidiano, fin da piccola, infatti, mi sono legata a questo ambiente in tutte le sue forme. Dalla musica all’arte le quali ho coltivato grazie a lezioni di pianoforte e pittura. Dopo questo primo approccio nel 1992 ho preso la laurea all’Accademia delle Belle Arti di Sofia.

Posso affermare che nelle mie opere non ci sono riferimenti fondati, sono naturalmente molto grata alla formazione che mi ha fornito l’Accademia, ho ammirato il lavoro di impressionisti ma nonostante ciò, grazie al mio egocentrismo, ho sempre cercato di spiccare sul lavoro altrui lavorando in modo differente. Mia madre mi ha sempre detto: “Non guardare gli altri, lascia che gli altri guardino te.” e di queste parole ne ho fatto il mio motto.

Adamo ed Eva

Quali sono i libri e gli autori più importanti nella tua formazione, sia artistica che personale?

Fino agli anni ’90 sono stata un “topo da biblioteca”: mio padre tornava tutte le sere dal lavoro con il sacchetto del pane in una mano e un libro nell’altra. A causa della miopia in tenera età i dottori mi proibirono la lettura ma io leggevo senza tregua, dando sfogo al mio spirito ribelle che si manifestava quando mi nascondevo sotto a una coperta con una piccola torcia ed un testo scritto da divorare.

Un libro che mi ha lasciato il segno è stato "Faust", di Goethe, il cui protagonista baratta la sua anima per la sapienza infinita in modo da avere risposta a ogni sua domanda, la mia fame di sapere è un po’ come la sua e se si potesse sarei il Faust contemporaneo.
Un altro titolo che posso citare è “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry; nonostante il pubblico lo consideri come un libro per bambini nasconde grandi significati dietro ad apparente semplicità. L’opera è equivalente al mio modo di lavorare: penso infatti ci sia un filo conduttore tra me e l’autore.

La regina delle Amazzoni

Un’ampia parte della tua ricerca sembra incentrata sul tema del corpo femminile, colto sovente con un raffinato erotismo. Qual è il motivo di questa scelta?

La domanda per me è parecchio imbarazzante ma risponderò volentieri perché qui posso rivelare qualche tratto del mio carattere. La manifestazione di questo tema ricorrente è incentrata sulla mia volontà di smuovere le menti chiuse. La questione dei tabù mi ha perciò sempre intrigata: adoro infatti provocare ironizzando il moralismo e il perbenismo che attanagliano la società. Con questo posso giustificare il lato grottesco sviluppato nelle mie opere, il corpo femminile e la sessualità in generale sono parte della vita ma vengono considerati come tabù: resta a noi animi sensibili sconfiggerli e passare oltre. Una preclusione nel momento in cui viene innescata diventa soffocante e controproducente. Dovrebbe essere quindi naturale per l’uomo avere una morale che impedisca comportamenti eticamente scorretti. Se non esistessero i 10 comandamenti l’uomo non sarebbe spinto dalla volontà di trasgredire uccidendo gli altri. In ogni mia opera c’è un messaggio nascosto destinato a chi è in grado di comprendere, per questo non mi impegno a renderle banali e alla portata di tutti. Le mie opere devono avere un’idea dietro, devono essere un enigma per lo spettatore. Non la prendo infatti sul personale quando non vengono comprese e vengono etichettate come offensive. Alla fine dei conti la vita è un gioco, accetto quindi i giudizi bigotti con ironia e leggerezza.


Cuore matto

Frequente appare anche il riferimento all’ambito della magia, specialmente con la figura delle streghe, o al tema del sacro, spesso raffigurato anche con una certa graffiante ironia. Come nascono queste due particolari ricerche?

Cerco di dipingere in modo spontaneo, le mie idee si scontrano spesso tra di loro a causa della mia grande immaginazione: succede frequentemente che io cominci con un’idea e che questa si concretizzi diversamente. Nei miei lavori si può notare una nota eclettica: ad esempio ne “L’elefante e la farfalla” ho unito arte e musica fondendo insieme l’elefante di Ganesh con la farfalla de “L’elefante e la farfalla” di Zarrillo. Se non ci fosse l’eclettismo una città bella come Venezia non esisterebbe.

Il riferimento alla magia è dovuto quindi alla mia cultura letteraria citata precedentemente, fiabe e leggende mi portano a narrare di soggetti immaginari che rappresentano il mio senso di libertà ed apertura mentale. Amo includere nelle mie opere poesia ed ironia, ogni quadro infatti racconta, ride, canta e balla esplicando la mia volontà di sperimentare e giocare con l’immaginazione grazie alla quale vi sono questi riferimenti non dovuti quindi a un credo particolare.

Carmen dopo il ballo

E per concludere, nuovamente, una domanda classica: quali sono – se ne hai già – i tuoi progetti futuri per la tua arte?



Non ho progetti, come ho già detto amo essere spontanea, sono libera e di conseguenza non voglio seguire un futuro delineato da binari. Dietro ogni mio lavoro ci deve essere un’idea creativa; senza spunti sorti per caso non riesco a lavorare, questo infatti ha causato uno stop durato 15 anni dal quale per fortuna mi sono ripresa. L’unica cosa che ho in mente è una mostra personale a Sofia per la quale sto cercando di organizzarmi. Un’altra mezza idea è quella di scrivere un libro sulla mia vita che è stata come un racconto fiabesco per me.

Non ci resta che ringraziare di cuore Valentina per la sua disponibilità e la sua gentilezza, e rimandarvi magari a un futuro approfondimento sul suo lavoro artistico.

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