(Non) Sembra Vero


LORENZO BARBERIS

All'interno del progetto "Gusto e Bellezza", il Museo della Ceramica di Mondovì propone una interessante mostra degli allievi dell'Accademia Albertina, che già comunemente collaborano col Museo per lo studio della scultura in ceramica. La mostra, dal significativo titolo "Sembra vero", ricostruire un vero e proprio orto in cui ortaggi sono però realizzati in ceramica.



Agli ortaggi ceramici di tipo iperrealistico, quasi illusionistico, si affiancano poi i consueti piatti della tradizione ceramica monregalese, che hanno spesso il tema ortofrutticolo come decorazione, data anche la loro destinazione d'uso alimentare. Il tutto però inserito perfettamente nel contesto di questo orto immaginario, su scansie e tavoli che richiamano un'ambiente di campagna delle nostre zone.



Nella seconda sala dell'esposizione troviamo invece una sorta di mercato in miniatura, dove si trovano frutta e ortaggi ceramici in vendita, con i reali prezzi dell'oggetto ceramico inseriti nel cartellino di vendita.

La mostra - l'unica, nel progetto, a non essere inserita in un luogo del circuito Marcovaldo - è una interessante occasione per riflettere sui confini dell'arte: il gioco dell'illusionismo barocco della natura morta, bella perché "sembra vera", mentre un canestro di frutta su un tavolo potrebbe essere bello perché "sembra finto". Un culto dell'illusionismo pittorico e artistico in generale che perdura tutt'oggi, per certi versi, nell'apprezzamento della ingannevole verosimiglianza dell'opera d'arte nel largo pubblico.

Ma anche l'arte "alta", dopo la crisi della modernità, è tornata, nel post-moderno - sia pure in modo ironico - ad un iperrealismo "fotografico", illusionistico, che è una delle possibili declinazioni della tarda pop art. Non a caso, il museo ha ospitato di recente, nel 2012, la mostra di ceramiche di Giorgio Laveri, che lavora appunto su tali concetti (vedi il mio articolo qui). E i calchi in gesso di cuscini dell'attuale esposizione di LocalArt a Mondovì (vedi articolo qui), cosa possono essere: forme astratte ed essenziali, o appunto, in quanto calchi, iperrealistica corrispondenza al vero?

Così una mostra di questo tipo può affascinare il pubblico tradizionale e generalista, alla ricerca del "verosimile", e un pubblico interessato al post-moderno, che coglie meglio il raffinato paradosso di queste sculture ceramiche "più vere del vero". Quasi al punto che (non) sembra vero vi sia una simile modernizzazione della scena dell'arte locale.

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