Pessimismo e fastidio


LORENZO BARBERIS

Dedicato ad Agata Testa, lettrice ideale

Tra i vari artisti online che conosco, Urfaut mi affascina per la sua capacità singolare di creare immagini estremamente stratificate, che invitano, quasi sfidano ad un'analisi sul filo della sovra-interpretazione. Eco trovava Joyce il suo "autore ideale per un'insonnia ideale": ecco, nell'ambito dell'immagine fotografica, trovo Urfaut il mio autore ideale.

(Il fatto che le singole foto siano scatti rubati, al naturale, senza costruzione di studio, e fatti al ritmo di uno al giorno, è il virtuosismo di bravura che è giusto riconoscere all'autore; ma mi affascinerebbero ugualmente fossero create in studio, perché la rete dei simbolismi è ugualmente intricata. Diciamo che si unisce l'ammirazione per il gesto tecnico e per la dimostrazione empirica della persistenza junghiana degli archetipi nella sincronicità rivelatoria del reale.)

Agata Testa, appassionata d'arte e amica virtuale di FB che segue ugualmente le sue opere, è invece la "lettrice ideale" di questa analisi che nasce da una foto - quella di copertina lì sopra, ovviamente - che le creava qualche perplessità.

Partiamo dal titolo, "Pessimismo cosmico", che è sempre rivelatorio dell'immagine in Urfaut (e raramente congruente a un livello immediatamente percepibile, come in questo caso).

Partiamo dal passo dello Zibaldone Leopardi "Entrate in un giardino di piante, d’erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia nella più mite stagione dell’anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna parte che voi non vi troviate del patimento.... etc." che è il fondamento del Pessimismo Cosmico (non solo l'uomo soffre - p. storico - ma tutta la natura). La foto è quindi "cromaticamente allegra", col suo tripudio di rosso, verde e blu (RGB, che è un tema ricorrente in Urfaut) ma le foglie stanno cadendo (proprio come in Leopardi). Anzi, una si è posata sulla spalla della donna al centro, collegando uomo e natura (logico il rimando a Silvia: "tu pria che l'erba inaridisse il verno / perivi, o tenerella").

Partiamo ovviamente dal celeberrimo passo dello Zibaldone di Leopardi.

"Entrate in un giardino di piante, d'erbe, di fiori. Sia pur quanto volete ridente. Sia
nella più mite stagion dell'anno. Voi non potete volger lo sguardo in nessuna
parte che voi non vi troviate del patimento. Tutta quella famiglia di vegetali è in
stato di souffrance, qual individuo più, qual meno. Là quella rosa è offesa dal
sole, che gli ha dato la vita; si corruga, langue, appassisce. Là quel giglio è
succhiato crudelmente da un'ape, nelle sue parti più sensibili, più vitali. Il dolce
mele non si fabbrica dalle industriose, pazienti, buone, virtuose api senza
indicibili tormenti di quelle fibre delicatissime, senza strage spietata di teneri
fiorellini. Quell'albero è infestato da un formicaio, quell'altro da bruchi, da
mosche, da lumache, da zanzare; questo è ferito nella scorza e cruciato dall'aria
o dal sole che penetra nella piaga; quello è offeso nel tronco o nelle radici;
quell'altro ha più foglie secche; quest'altro è róso, morsicato nei fiori; quello
trafitto, punzecchiato nei frutti. Quella pianta ha troppo caldo, questa troppo
fresco; troppa luce, troppa ombra; troppo umido troppo secco. L'una patisce
incomodo e trova ostacolo e ingombro nel crescere, nello stendersi; l'altra non
trova dove appoggiarsi, o si affatica e stenta per arrivarvi. In tutto il giardino tu
non trovi una pianticella sola in istato di sanità perfetta. Qua un ramicello è rotto
o dal vento o dal suo proprio peso; là un zeffiretto va stracciando un fiore, vola
con un brano, un filamento, una foglia, una parte viva di questa o quella pianta,
staccata e strappata via. Intanto tu strazi le erbe co' tuoi passi; le stritoli, le
ammacchi, ne spremi il sangue, le rompi, le uccidi. Quella donzelletta sensibile e
gentile va dolcemente sterpando e infrangendo steli. Il giardiniere va
saggiamente troncando, tagliando membra sensibili, colle unghie, col ferro".
(Bologna, 19 aprile 1826).

Convenzionalmente ciò è visto come il fondamento del Pessimismo Cosmico leopardiano, che la critica tradizionale vedeva come un aggravarsi del Pessimismo Storico, in cui la sofferenza pareva limitata solo all'umano. Recenti studi leopardiani, a partire da Emanuele Severino ed altri, hanno visto una sostanziale fusione dei due pessimismi, in cui quello storico viene prima solo per ragioni di "disposizione del testo" (considerando l'opera leopardiana nel suo insieme una texture unica più che un'evoluzione).

La foto di Urfaut va più nel senso della simultaneità che in quello della sequela, quindi è più vicina a questi esiti (che pongono Leopardi e non Nietzche come fondatore autentico del nichilismo europeo, saccheggiato dal grande tedesco che, pur vivendo a lungo in Italia - a Torino - mai lo nomina, preferendo citare il meno pregnante filosoficamente Mazzini).

La foto è quindi "cromaticamente allegra", col suo tripudio di rosso, verde e blu (RGB, Red Green Blue, i tre colori fondanti della visione e della fotografia, che è un tema ricorrente in Urfaut) ma le foglie stanno cadendo (proprio come in Leopardi). Anzi, una si è posata sulla spalla della donna al centro, collegando uomo e natura (logico il rimando in particolare alla sua Silvia: "tu pria che l'erba inaridisse il verno / perivi, o tenerella"). La spalla è luogo non casuale: viene in mente "M" di Fritz Lang, ma anche il luogo dove nel medioevo si marchiava un colpevole.

I personaggi che guardano "fuori inquadratura" osservando qualcosa di singolare rimandano probabilmente a una nota foto (che ora non ti so identificare, ma è object trouvé, non di fotografo noto) scattata al tempo del nazismo. La folla osserva qualcosa con interesse, una singola bandiera nazista (quasi inosservabile a una prima occhiata) è l'unica cosa che segna il periodo storico: ci sembrerebbe se no gente "qualunque" (e ovviamente lo è: ma nazista). Quindi il loro "guardare fuori", che prima era banale ("guarderanno una sfilata...") diventa terribile ("stanno osservando tutti tranquilli i nazisti che marciano, orrore!") e ci inquieta che serva quel piccolo segno, la svastica, a rimarcarcelo. Difficile trovare un'immagine più perfetta per simboleggiare il Pessimismo Storico: perfetta, ovviamente, in quanto parallela al Jardin Des Suffrance (in francese nel testo) di Leopardi: non luogo di devastazione, ma luogo di quiete, eppure segnato ugualmente dall'orrore dell'esistenza.

Così come la folla compatta che osserva paciosa lo sfilare dei nazisti, o quella che chissà che guarda nella media periferia torinese.

Urfaut invece usa una bandiera francese o italiana invece che quella germaico-nazista. Essendo un dettaglio dello sfondo non riusciamo a dire perfettamente se il secondo colore oltre al rosso è verde o blu. La cosa appare voluta: il verde della bandiera italiana deriva da una bandiera francese napoleonica scolorita, secondo la leggenda, che rimarca comunque come, in effetti, i primi risorgimentali erano ferventi ufficialetti ex-napoleonici (vedi, prima di Leopardi e in stretta connessione, il discorso di Foscolo su Napoleone, tra fascino e ripudio...). Rosso e Blu, insieme a Bianco e Nero, sono del resto i colori del 90% delle bandiere.

A suo fianco, graffiti illeggibili (volutamente, da parte dello street artist originario) sembrano evocare la lingua babelica posta sugli stendardi dell'anticristo nei dipinti medioevali; altro rimando all'orrore storico che si fonde a quello cosmico (e, a questo punto, la donna rossa di capelli sarebbe anche rimando alla Ierodula di Babilonia che appare nell'Apocalisse).

Tra le bandiere, tra l'altro, appare in basso anche quella dell'Unione Europea nella targa (con la I d'Italia), che i complottisti di nuovo associano all'Apocalisse (la corona di dodici stelle è in effetti un simbolo della Vergine di Luce dell'Apocalisse, le dodici tribù d'Israele cui pensava - in modo forse non-apocalittico - il solerte funzionario massonico autore del simbolo negli anni '50). E sul misticismo di FIAT, che appare poco sopra, il motto ambizioso dei massonicissimi Agnus Dei, "nuovi re di Torino", è inutile aggiungere troppo.

Viene da decrittare anche la targa, ma mi astengo prima che il proprietario, vistosi schedato su un blog quasi cospirazionista (sia pure pour rire) denunci Urfaut o cose simili. Noto solo che 700 è il secolo in cui nasce il Pessimista Cosmico da cui siamo partiti, quindi azzardo: Ep(oca) 700, Z(ibaldone) C(itation). Ma qui siamo ormai nell'aperta e voluta overinterpretation.

Insomma, alla fine si è sovrainterpretato, d'accordo, presi dal gioco letterario. Ma qual è il confine della retta interpretazione? Forse tutto è sovra-interpretazione, come spesso sostengono gli artisti (non Urfaut, che ha posizioni più sfumate), o nulla lo è, come afferma certa semiotica che Eco combatteva: ma questa è anche la soluzione più semplice e le due cose quasi coincidono, in fondo.

Insomma, in sintesi, se mai farò un mio ebook di Storia della Letteratura (il Barberis, titolo "L'Immateriale e L'Immaginario") con questo omaggio ho già prenotato la foto come (spiazzante) copertina per il capitolo di Leopardi.

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