Welcome To The Future


LORENZO BARBERIS.

Ci sarebbero varie cose che avrei da dire sull'arte locale, sul fumetto (Morgan Lost, ovviamente, ed altro che poi dirò), sulle serie tv, sui videogame, sull'arte in generale: ma oggi è il 21 ottobre 2015 e come legioni di altri appassionati, non posso esimermi dal celebrare l'arrivo di Martin nel futuro.


Agli inside jokes della trilogia ho già dedicato un post ad inizio d'anno, consacrando tutto il 2015 a questo evento. Qui non ho quindi moltissimo da aggiungere, salvo qualche particolare curioso scoperto qua e là, nel clima tripudiante delle celebrazioni.


Per dire un elemento comune: c'è molta più "politica" di quanto si possa pensare in BTTF. Nel mio articolo spiegavo l'opposizione creata subliminalmente tra Nixon cattivo (emerge se vince Biff, che forse lo appoggia) e Reagan buono (la "sana" normalità degli '80, citato in più punti di ciascuno dei tre film). A Reagan avevano addirittura proposto di fare il sindaco della High Valley del West, coerente col suo ruolo d'attore di film western, ma ovviamente l'ormai ex presidente non trovò il tempo (peccato: si sarebbe eternato nella storia del cinema).



Ma del resto si scherza su Reagan già nel primo ("chi è il presidente? L'attore?) nel futuro del secondo (un Reagan/Max Headroom che fa il cameriere virtuale all'80s Bar), nel 1985 alternativo (se vince Biff, Nixon è premier al posto di Reagan, il Vietnam continua, e forse Kruscev stesso è ancora presidente (nel periodo storico in cui appare era davvero ancora al potere, ma perché evidenziarlo?), invece di essere battuto da Breznev (e se è vero che Kruscev è un sovietico "più buono", questo vuol dire anche un URSS più forte e amato, e degli USA nixoniani più odiati e isolati). Dato che Biff ottiene l'almanacco sportivo del futuro nel 1955, possiamo pensare che, ormai giovane neo-ricco, incontri Kruscev e appoggi "l'impero del male" per tornaconto personale con la sua enorme ricchezza.

Manca solo l'apparizione nel terzo, che avrebbe coronato l'alleanza; Reagan comunque citò in un suo discorso il motto di tutto il ciclo di film ("dove stiamo andando, non abbiamo bisogno di strade").


Molti Inside Jokes che avevo individuato hanno una relazione stretta col real world: e non solo quelli del cinema, come avevo già detto, ma anche quelli della "grande politica". Nel 2015 che vorremmo, infatti, Queen Diana incontra la presidentessa degli USA (mentre Hill Valley ha un sindaco nero, e poliziotte donne e di colore); e la vera Princess Diana aveva assistito alla premiere inglese del film.


La scuola intorno a cui è girato il film, inoltre, la Whittier, era proprio l'alma mater di Nixon; cosa che crea un maggior senso alla subliminale associazione tra Nixon e Biff (simul stabunt, simul cadunt).

Infine, una nota locale: ci sono un po' di "misteri di Mondovì" anche in Ritorno al Futuro, in quanto la Delorean, la macchina del tempo divenuta il simbolo stesso della serie, era stata progettata dal designer di Garessio, Giorgetto Giugiaro, e dal suo studio. Unica macchina prodotta dall'omonima casa automobilistica, subito fallita dopo averne prodotti ottomila esemplari, la Delorean resta così nota solo come "la macchina del tempo" per eccellenza.




Per il resto, mi unisco alla lamentazione e all'Ubi Sunt di tutti gli altri fan della trilogia: l'antigravità non è arrivata, al posto abbiamo solo la rete pervasiva degli smartphone e dei bastoni da selfie, e i cyberbullies non volano sugli hoverboard ma navigano nella rete.

E se guardiamo ai prossimi trent'anni, il 2045 si pone ormai vicino ai 10 miliardi di abitanti, all'apice della bomba demografica (prevista per il 2050), oltre il 2033-2037 dell'Apocalisse di San Giovanni e al 2020-2030 delle Guerre dell'Acqua ormai imminenti.

Non mi resta che rimpiangere il 1985 e il 1990 (data del terzo film), quando nell'Italia del corrottissimo mondiale a tarda guida DC scrivevo il mio ultimo tema in terza media (immagina il tuo futuro) ispirandomi pesantemente a Back To The Future (oh, se citava quel capolavoro di Dylan Dog, potevo farlo anch'io), visitando un me stesso del futuro ricco di gadget tecnologici e disincantato che cercava di incoraggiare il me stesso passato a non ripercorrere i suoi stessi errori (oggi che ci sono arrivato, non riesco a dire se c'è riuscito o meno).

Forse come viatico finale, forse perché convinta dal tema, la Prof mi diede un voto più alto del solito (mi pare "distinto" invece che il solito, prudente "buono"). Oggi posso dirlo: ho copiato da Zemeckis, mi spiace, è stata fin bassa nei voti.




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