Alessandro Bilotta, Ramsey & Ramsey


LORENZO BARBERIS

Spoiler alert, as usual: da leggere dopo la lettura dell'albo.

"Ramsay and Ramsay" di Alessandro Bilotta, apparso su "Le Storie" Bonelli, è un'interessante riflessione sul tema del doppio. Tema universale e quasi scontato in letteratura, molto caro a Bilotta, che qui riesce nella non facile impresa di rinnovarlo, tramite un raffinato gioco di specchi che lo amplifica e lo moltiplica.

Bella, nella sua consueta elegante sobrietà, la cover di Aldo Di Gennaro. Il pavimento a scacchi, un uomo in vestiti ottocenteschi legato a una sedia, con davanti un altro che lo minaccia armato di rasoio (Jack The Ripper viene subito in mente), molto suggerirebbe la diffusa "lettura ermetica" di Jack, proposta nel fumetto ad esempio da Alan Moore.

In realtà qui questo tema è sottotono: tranne nel fatto che il nome Ramsey ricorda il cavalier Ramsay, il primo a proporre la derivazione templare ed esoterica dell'ordine massonico. E il tema del doppio, apprendista e maestro, le due colonne e così via, è diffuso in massoneria (come altrove): per cui probabilmente è una coincidenza.

I disegni, di Michele Bertilorenzi (autore con numerose collaborazioni americane ma al suo esordio, mi pare di capire, nel fumetto bonelliano), sono funzionali alla narrazione che (scelta probabilmente voluta) non caricano di drammaticità orrorifica oltre il dovuto, dando più spazio appunto al tema della doppiezza dei personaggi, evidenziata fin dal titolo.

Molto paradigmatica la prima scena, col manifesto dei "due" indagatori. La prima giovane prostituta il manifesto , cancellandone i volti: valore simbolico forte, ma i manifesti (6.i) tappezzano l'intero muro, in una ulteriore duplicazione.

Il tema del doppio appare subito con Jack The Ripper: assistiamo infatti a un delitto che ci sembra quello dello squartatore, come anche in copertina, ma ci perplime la goffaggine a p.9, e infatti scopriremo trattarsi di un copycat (anche se, appunto, il sovraintendente lo vuole ancora il vecchio Ripper).

Dopo tale delitto introduttivo di Jack, il giovane ispettore Phil Wisdom (nome altamente simbolico, ovviamente, "amante della Sapienza") fa il suo ingresso a Scotland Yard e vi incontra (e ne fa il suo braccio destro) l'agente Harold Bloch (15), unico solerte e onesto, probabile antenato del comprimario di Dylan Dog. Quasi una sorta di continuity parallela tra testate, perché nell'Old Boy in edicola ora Dylan Dog riaffronta lo spettro di Jack The Ripper, da lui spesso contrastato. E in qualche modo questo crea un "tema del doppio" tramite il tema dei multiversi. Va detto fra l'altro che lo stesso Bilotta aveva trattato il tema del doppio, con "L'impostore" (DD 317), proprio sulla testata dylaniata.

Appare quindi il primo Ramsey, Arthur (come Conan Doyle) profondamente holmesiano, con il più la bizzarria del "paravento" cinese (come le tazze dell'amata cioccolata calda). In seguito entra in gioco l'altro Ramsey, Jack, altrettanto holmesiano, ma con un rimando all'Holmes fisico dei bassifondi, riscoperto dai recenti film, e per certi versi, nel nome, anche al Ripper, ovviamente.

Mente e braccio, giorno e notte, rigore e violenza: e questa doppiezza si estende così anche sul personaggio di Wisdom, che la fa propria attratto dalla necessità di scoprire (come il lettore) l'eventuale sovrapposizione dei due "gemelli omozigoti".

L'autopsia (31.i) ha - tra parentesi - una curiosa tavola "censoria": non è una censura legata a ragioni di pudore, poiché sarebbe bastato disporre diversamente la tavola, ma penso per produrre, tramite il nascondimento con profonde, eccessive ombre nere un effetto di inquietudine maggiore. Infatti, tale "censura" contrasta con due scene erotiche (la prima propedeutica, la seconda decisamente disturbante) in cui comunque, del resto, non appare alcuna nudità, ma tutto è "lasciato intendere" (così anche la scena dell'autopsia può divenire, in certo senso, una scena erotica di questo tipo, "prima di tre").

Doppia è anche la protagonista femminile Molly, e solo, nel finale, Jack Ramsey potrebbe divenire "non più doppio" (109); ma Bilotta ci nega, ovviamente, un confronto finale che ci potrebbe dare la soluzione. Ovvio che tutti gli indizi vanno verso l'unificazione: ma questa viene sempre negata, quasi a suggerire la possibilità del reale discorso dei "gemelli omozigoti": come, sorprendentemente, il finale non è circolare, violando intenzionalmente le regole del giallo che erano state poste.

Insomma, tutto crea l'elegante gusto unheimlich tipico dei lavori di Bilotta. Come anche del suo Holmes romanesco, speriamo che questo duplice Ramsey possa avere un possibile seguito, che potrebbe chiarire ciò che la storia lascia opaco o, più probabilmente, giocare in modo ancor più sibillino col mistero.


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