Hunger Games - Mockingjay


LORENZO BARBERIS

Spoiler alert as usual

"Mockingjay - II parte" è il capitolo conclusivo (di quattro) della serie filmica degli Hunger Games, i "Giochi della Carestia" ambientati in un futuro distopico che, come spesso accade nella fantascienza USA, ripropone in qualche modo il mito dell'impero romano, dall'Impero Galattico di Asimov (1950) in poi.

I giochi circensi di Panem, confederazione di 13 mistici distretti (come le colonie originarie degli USA) sotto l'egida di una oppressiva Capital City, sono come ho già detto altrove un tentativo di "science fiction for girls" data la protagonista bella ed assertiva, corteggiata da due opposti spasimanti (da "Orgoglio e Pregiudizio", il modulo irrinunciabile della chick-lit).

Però, a parte questo elemento (che, tra l'altro, rispetto alle regole del genere è risolto scorrettamente: uno dei due contendenti si auto-squalifica per strage di bambini per ragion di stato), il film è interessante riflessione sulla mediaticità del conflitto.

Finiti gli ultimi grandiosi Hunger Games, nel terzo capitolo romanzesco la protagonista si avvede che anche la rivoluzione è un Hunger Game, e lei resta fissata nel suo ruolo fittizio, personaggio artificiale da Gladiatrice, personaggio artificiale da Ribelle, costruito da strateghi ribelli che possono ribellarsi al dominio mediatico perché anche loro hanno studiato le regole della comunicazione, ma solo per usarle ai loro fini.

E se Alma Coin (nome simbolico quant'altri mai: "Bianca Moneta"), che commette l'errore di volere il potere diretto come il declinante presidente Coriolanus Snow, viene punita, ciò non avviene perché la bella e tormentata Katniss giunga davvero ad una autonoma ribellione, ma sempre eterodiretta dal sagace stratega Plutarch, che con la sua conoscenza della Storia riesce a muovere ogni pedina al posto giusto. Plutarco, del resto, nelle sue biografie aveva studiato Coriolano, nome del presidente Snow, e Cesare: e Caesar e Claudius, i due commentatori dei giochi, hanno appunto i nomi dei due imperatori che danno il nome alla prima dinastia, quella Giulio-Claudia, che per prima usa i giochi come strumento di potere. Coriolano è poi eroe shakespeariano, massima ragione della sua notorietà, proprio come la regista Cressida, che crea il mito della Mockingjay ribelle, mentre il mito della Mockingjay gladiatrice era stato creato dallo scenografo e costumista Cinna (che ne aveva fatto "the girl on fire", nome di un poeta romano coevo di Cesare.

Notiamo il prevalere oltretutto del simbolismo della C, molto ricorrente (Coin, Cesar, Claudius, Coriolanus, Cressida, Cinna, la stessa Catniss, salvo che col K), forse per il suo rimando simbolico al 3 e al 100 (terza lettera, Centum romano), pilastri ad esempio della Commedia dantesca.

La C ritorna anche in due rari personaggi non storici, ma divini: Castor e Pollux, i due dioscuri, che danno il nome agli assistenti di regia di Cressida: uno divino, l'altro umano (come qui uno è muto, l'altro parlante), sono un simbolo del doppio molto caro all'esoterismo, posti a custodia spesso di beni e luoghi preziosi, simboli traslati delle colonne Joachim Boaz. Spesso il dio è segnato da una stella in fronte, che l'identico gemello umano non ha (come nel portale di Palazzo Reale a Torino).



Elemento simbolico conduttore, molto rosacrociano, è la Rosa: non però la Rosa Rossa cara ai rosacroce, ma la Rosa Bianca coltivata dal Presidente Snow, l'Albedo, ovvero l'ordine nella sua freddezza assoluta (nel manifesto del film, qui postato in copertina, è molto New World Order: diventa l'occhio stesso della protagonista, che la colora di rosso col suo sangue): l'ordine assurdo, glaciale dell'Albedo va trasformato tramite la necessaria Nigredo (il periodo di distruzione della rivolta) in Rubedo, nella Rosa Rossa. La Rosa ritorna (ben dissimulata: volutamente il nome non è quasi mai letto per intero) in Primrose Everdeen, la sorella minore di Katniss, che si offre in Tributo volontario per salvarla, e che infine muore, come crocerossina (Croce-Rossa, Rosa+Croce) sotto un "false flag" organizzato da Alma, volto femminile di Snow, fornendo la motivazione a Katniss per uccidere la nuova presidentessa, trasformando il suo aspetto candido (identico a quello di Snow) da Albedo a Rubedo, tramite la freccia che le trapassa il cuore, disegnando una "rosa di sangue" sul petto della divisa. Cressida ha il tatuaggio, sul volto e sul corpo, di un esteso intreccio vegetale che può rimandare al gambo della rosa (che sorregge il bocciolo, ovvero Katniss stessa).




Interessante anche il simbolismo sotteso a Mockingjay, il nome simbolico attribuito a Katniss: Ghiandaia Imitatrice ma, più letteramente, Ghiandaia Ingannatrice, che rimanda all'inganno costante della mediaticità del suo essere gladiatrice e poi eroina. Anche nel finale, quando decide di uccidere la Coin, vi riesce grazie a un inganno, che mostra il suo pieno ingresso nel "grande gioco" politico, pur sempre eterodiretta.

Non a caso, nel logo del titolo, la Mockingjay è presentata in posizione affine al Pellicano Rosacroce, solo che invece di proteggere i suoi piccoli custodisce, nella medesima posa, i Pacificatori del regime (Pax romana...), introducendo un ulteriore elemento di ambiguità.



Il nome vero, Katniss, rimanda alla natura felina (Cat), all'egizia Bastet e ancor più alla sua affine Sekhmet, "dea solare" e quindi leonessa, "dea-arciera" che controlla i dardi del Sole. Un parallelo evidenziato dal fatto che, nel nascondimento, Katniss viene ospitata da Tigra, donna-felide residente nella capitale (rimando al dualismo della dea, gatta-tigre, forza della giustizia - la gatta che stermina i ratti che infestano il granaio/Panem - ma anche della crudeltà distruttiva, se non controllata). Anche lo scontro/rispecchiamento finale con la gatta dell'amata Prim rivela qualcosa di questa identificazione.

Insomma, un film (e un romanzo) per ragazzine? Sì, ma intriso di simbolismi tutt'altro che scontati e più ramificati di quanto si potrebbe pensare.

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