La Mostra di Firenze


LORENZO BARBERIS

I Fatti di Parigi (in confusa e magmatica definizione in queste ore) hanno oscurato una questione molto minore, in Italia, ma che riguarda più da vicino il mio ambito di competenza: ovvero l'arte; e più in generale il patrimonio culturale, e più in specifico, invece, l'arte simbolica (se non esoterica).

La notizia è nota: una scuola di Firenze avrebbe (il condizionale è d'obbligo) evitato di portare gli allievi a una mostra d'arte sul sacro, in città, per il rischio di offendere alcuni allievi "non-cattolici" (notorio eufemismo) per la presenza di crocifissi. 

Ovviamente, difficile pensare a una mostra d'arte in Europa in cui non ci sia un crocifisso. E difficile sostenere che l'arte non deve occuparsi del sacro, quando dal sacro è nata (le prime forme d'arte sono le prime forme d'espressione religiosa giunte a noi, e le prime prove di un pensiero umano, superiore agli altri primati).

Ovviamente, di nuovo, la scuola nega che la motivazione sia stata quella: e dubito che qualcuno, nel mondo scolastico (che un minimo conosco), sia così ingenuo da formalizzare una motivazione di quel tipo, specie per iscritto o davanti al pubblico di riferimento degli studenti o dei loro genitori. Potrebbe quindi essere, in questo caso, una temeraria induzione di alcuni genitori.

Il governo ha intanto inviato una ispezione ministeriale, staremo a vedere. Però, è un dato di fatto che spesso esiste questa prudenza: ad esempio, nonostante le leggi imporrebbero (in modo errato, secondo me) il crocifisso in ogni classe, da tempo non ne vedo uno sulle pareti di una scuola. Ovviamente impera anche qui il principio delle "grida contro i bravi": molteplici pronunciamenti contraddittori e contrastivi (la pagina di wikipedia è un punto di partenza sulla questione). Ma insomma, il tema esiste, non lo si può negare.

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La notizia, comunque, ha una valenza simbolica notevole. Infatti, a parte la centralità di Firenze come culla del rinascimento italiano ed europeo (la vera "capitale morale di Italia" per Renzi che vi accoglie, da ex-sindaco, la Merkel), che rende il fatto più "notiziabile", il crocifisso criticato non è casuale, ma è il Crocifisso Bianco di Chagall.

Il longevissimo Marc Chagall (1887 - 1985) non è un nome qualunque dell'arte. Ebreo russo, dal nome ebraico altamente simbolico ("Segan Levi" significa "Assistente levita"), assisterà ai pogrom, studierà a Pietroburgo, e andrà nella Parigi delle avanguardie storiche negli anni '10 (Parigi, sempre Parigi, ritorna quando parliamo dell'occidente: è inevitabile).

Partecipa alla rivoluzione russa nel 1917, ne diviene "Commissario per l'Arte", ma poi ritorna in Francia con l'involuzione totalitaria, dove ottiene la cittadinanza. Lascerà il paese solo per l'occupazione nazista, per sfuggire in USA alla Soluzione Finale, ma poi vi tornerà abitandovi fino alla morte nel secondo dopoguerra. Visiterà Israele, realizzerà un affresco per il Parlamento (e anche vetrate per un ospedale, che verranno in parte distrutte nei conflitti arabo-israeliani), ma non lascerà l'Europa per il ritorno.

La Crocifissione Bianca nasce nel 1938, anno non casuale per l'ebraismo europeo. Siamo alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, con l'avvio delle persecuzioni ebraiche su scala globale.

Il pittore ebraico, che dagli anni '30 aveva studiato i temi biblici, corona questo studio con un Cristo altamente simbolico, passando al Nuovo Testamento.

Al centro troviamo un Cristo ebraico, nell'abbigliamento con decorazione ebraica. In alto, gli spiriti degli ebrei del passato si disperano alle persecuzioni; un raggio di luce illumina Cristo di luce divina. In questo, Chagall non fa di Cristo una figura laica: accetta la convenzione della rappresentazione divina, segnata dall'aureola o comunque da una luce superiore. Dio, come nella convenzione iconografica cristiana, o Profeta, come in quella ebraica? In basso, al posto del teschio di Adamo, che dà il nome al Monte Calvario, la Menorah, l'ebraismo. Un modo per rimarcare le radici fortemente ebraiche di Cristo, mentre la luce sovrannaturale pare farne più di un profeta.

A sinistra (del dipinto, ma non solo), avanzano bandiere rosse dei rivoluzionari russi e dei loro pogrom antiebraici in un villaggio in fiamme; a destra ugualmente il rogo di una sinagoga per mano, probabilmente, dei nazisti. Le figure ebraiche fuggono dal vecchio continente su una perigliosa barca, una fuga che li porta a "uscire dal quadro": fuori dalle persecuzioni, ma fuori anche dalla tradizione ebraica europea: in America, forse, quelli che escono "ad est", in Israele, quelli che escono "a ovest", ma comunque fuori dal quadro (il fondatore - ebraico - del fumetto d'arte moderno, Will Einser, ha analizzato perfettamente questa transizione nel suo ciclo di New York). Una donna stringe un bambino, un uomo i rotoli della legge: nell'orrore ebraico che si prepara, l'ebraismo sopravvivrà. L'occidente ne resta, sopra ogni cosa, privo.


Bo Bartlett, "The Brooklyn Crucifiction."

Un crocifisso, quindi, che è un simbolo universale, non "di parte" come potrebbe essere un crocifisso medioevale (che, comunque, un giovane islamico italiano dovrà pur comunque studiare, per cultura generale), se tale discorso ha un senso.

Un crocifisso che è stato ripreso anche da Chaim Potok, ne "Il mio nome è Asher Lev" (1972), dove il giovane ebreo (palese il rimando a Chagall, fin dal cognome) che - contro la sua tradizione - percorre l'arte occidentale trovandovi un suo mezzo di espressione, fino all'apice della raffigurazione di una crocifissione: quella che, per uno spettacolo newyorkese, è stata poi realizzata dal pittore Bo Bartlett. La crocifissione di Lev/Potok è il simbolo delle complesse dinamiche famigliari prima che delle persecuzioni antiebraiche: ma le due cose sono connesse inestricabilmente.

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Va detto che l'Imam di Firenze ha dichiarato che andrà lui stesso a visitare la mostra fiorentina, sancendone implicitamente la legittimità ai suoi occhi: il rischio a cui fare attenzione, infatti, è più a mio avviso l'autocensura che non eventuali proteste (anche legittime, in alcuni casi, magari) da vagliare quando saranno espresse. Ad esempio sul crocifisso di Andres Serrano, esposto in questi giorni: ma quella è, naturalmente, un'altra storia.



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