Hyeronimus Boschi


(Satira esoterica stile "Pendolo di Foucault")

Si è da poco conclusa la polemica su Maria Elena Boschi, il cui padre è stato coinvolto, in certo modo, nello scandalo di Banca Etruria. Una curiosità ermetica che mi ha colpito: nella conferenza in cui sostanzialmente nega le illazioni circa una "massoneria rossa" in Toscana, la bella Boschi parla in una sala su pavimento a scacchi, massonicissimo. Coincidenze.



Come coincidenza che la Boschi sia nata ad Arezzo, patria del Grande Vecchio delle trame italiane, quel Licio Gelli di recente scomparso (proprio nei giorni dello scandalo Etruria). Nata nel 1981, per la precisione, l'anno della P2, cosa che ne fa appieno una figlia degli anni '80.

Come scuola superiore frequenta il Liceo Classico "Francesco Petrarca" ad Arezzo, cosa che la rende una perfetta donnina angelicata. Nel 1999, un anno prima del diploma, Maria Elena recita perfino la parte di Maria nel Presepe Vivente della sua parrocchia, su un incongruo carro trionfale trainato da Babbo Natale.


All'università sceglie Diritto Commerciale a Firenze, dove si laurea a pieni voti (presumo in corso, nel 2004) e diviene cultrice della materia, inserendosi al contempo in uno dei migliori studi della città; è in questo periodo che inizia il suo avvicinamento alla "red masonry" (nel senso più lato e simbolico del termine, si capisce) che domina la città. Secchiona e sgobbona, è ancora lontana dalla Maria Elena che conosciamo.

Non a caso, il suo ingresso nella politica cittadina è, in seconda fila, quando appoggia Ventura, il candidato dalemiano contro Renzi, nel 2008: una cattiva ventura, perché Renzi vince le primarie e, nel 2009, le elezioni cittadine.

Boschi alla Leopolda 2011

Nel 2010 Renzi organizza, con Civati, la Leopolda, presso l'omonima stazione di Firenze, e lanciano insieme la rottamazione della classe dirigente del PD: Civati da sinistra, Renzi da destra. Così i due rompono e alla Leopolda del 2011 anche la giovane Maria Elena Boschi fa la sua prima apparizione.

E inizia già qui a defilarsi, sopra al già presente personaggio della cattolicissima Maria, la Nuova Elena omerica, che non cancella Maria ma la completa: l'icona del renzismo, la "bella e brava", modello di bellezza femminile e di iper-competenza, standard ideale per la coorte femminile dell'aspirante premier, che diviene sintesi di D'Alema e Berlusconi, di amazzoni competenti e amazzoni avvenenti.



Nel 2012, la bella Maria Elena diviene così la coordinatrice della campagna di Renzi per le primarie nazionali (assieme ad altre due donne: il particolare femminismo renzista non è un caso a lei limitato): Renzi perde contro Bersani che però consegue una vittoria di Pirro, mancando la vittoria nel 2013 contro Berlusconi.


Boschi e Renzi, Leopolda 2013

Nel 2013 così la strada di Renzi è spianata nel partito, gol a porta vuota contro i dalemiani cooperativamente assenti, il 70% contro Cuperlo candidato di bandiera che col suo 15% conservativo bilancia e annulla il 15% del "gemello diverso", Civati, che poi uscirà dal partito. La Boschi ha un ruolo chiave, divenendo la conduttrice della Leopolda di quest'anno, ove si afferma come l'incarnazione stessa del renzismo: grazie alle sue scarpe leopardate, viene definita "La Leoparda della Leopolda", che nel 2014 si troverà a organizzare. Maria Elena è ormai l'ancella renzista per definizione, la neo-amazzone dell'età renziana, opposta alle giaguardate ierodule del berlusconismo.

Boschi alla Leopolda 2014

Renzi la mette inoltre in direzione nazionale, con il ruolo-chiave di Responsabile delle Riforme, che hanno una valenza cruciale nell'immaginario turboriformista renziano. Appena ottenuto, con l'ennesimo gioco di prestigio dell'establishment, il controllo del governo, Renzi le affibbia anche il ministero competente, rendendola Ministro delle Riforme nel 2014.

In questo modo si conferma centrale la Boschi nella Narrazione Renziana: Renzi deve emergere, come Berlusconi, al centro di una coorte di "amazzoni renziane": ma a differenza del Maestro, come detto, il giovane padawan sceglie come detto apprendiste belle ma anche preparate, sintesi hegeliana degli opposti estremisti di Mara Carfagna e Rosy Bindi. Di queste, tuttavia, Renzi decide che una deve spiccare dal rumore di fondo delle neo-vallette, forse divenendo qualcosa di più di una eterna assistente, forse l'Erede Designata: e questa è appunto la Cappuccetto Rosso nel Boschi, la ministra alla rottamazione educata del Renzi governativo.


Superata l'attuale crisi, la Boschi si pone quindi come la punta di diamante del renzismo, possibile successore nel momento (nemmeno troppo lontano, a mio avviso) che il Magnifico Premier avrà terminato la sua stagione (stando alle promesse iniziali, ma anche alle esigenze di Narrazione, dopo due mandati: questo, non elettivo, e quello dopo le elezioni del 2018). E allora, forse, la Boschi potrà essere il "nome sacro" (Iero-Nimus) in grado di salvare ancora una volta il nascente Partito della Nazione.

Staremo a vedere, e nel caso continueremo a seguirla nelle sue passeggiate nei Boschi narrativi.

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