Al contadino non far saPere


LORENZO BARBERIS.

Le opere di Andrea Roccioletti sono spesso una riflessione interessante sull'arte.
A un primo livello sembrano una ripresa manierista di grandi archetipi del contemporaneo,
ma a ben guardarle il gioco è più sottile.

Ad esempio, POF, "Post Organic Food" (vedi cover), dal titolo appare una riflessione sul cibo transgenico, mutante, OGM, e sicuramente c'è quest'elemento (notare che i chiodi sono in continuità col picciolo, creando una certa armonia visiva).

L'opera però può anche sembrare una ripresa di questo:


"Il dono" di Man Ray, ovviamente, opera creata dal 1921 al 1963 in varie versioni, in cui un oggetto d'uso comune, il ferro da stiro, viene tramutato in opera d'arte con un'aggiunta "aggressiva", i quattordici chiodi (Roccioletti si limita a dieci).

Man Ray sostenne di averlo usato per ridurre in brandelli l’abito di una bella ragazza per osservarla danzare, esplicitandone la citazione sadiana (riferimento comune ai surrealisti). A me ha sempre colpito anche l'uso della forma ogivale, archetipo del gotico, già presente nell'oggetto originale, ma disvelata dal porlo in verticale.

I chiodi, nell'opera di Roccioletti, sono rivolti verso l'interno (aggressione e non aggressività), e la pera potrebbe suggerire, se restassimo aderenti alla metafora surrealista, un corpo femminile (una variazione sul Violon d'Ingres?). Ma Roccioletti parla della Pera anche altrove:



Vero è che la Pera c'è nel fumetto originale, ma si tratta di una striscia molto minore (un filler di una pagina del "Giornalino" dei Paolini, mi pare intitolato Max the Tax), e quindi l'uso appare cercato in modo abbastanza accurato (il Taxi, tra l'altro, si tramuta nella Banana di Warhol). Mi viene in mente, oltretutto, questo:


La celebre caricatura di Daumier su Filippo Egalité, che ha avuto anche recenti riprese su politici francesi ritenuti ugualmente inconcludenti, come Hollande.


Insomma, l'interpretazione della Pera sta a noi, in sostanza. Un concetto in fondo essenziale dell'arte contemporanea, ma che Roccioletti ha il pregio di porre in modo non banale, o perlomeno in modo da incuriosire l'osservatore e suscitare una riflessione.

Che poi sarebbe da indagare l'archetipo della Pera, che ha una lunga storia dall'arte sacra medioevale in poi: ma diventeremmo tediosi e allora vi lascio con un altro surrealista, Magritte, che collega in modo imprevedibile (o forse no) la Pera alla Rosa Bianca.

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