Il Chaos Magick della Forza

(Urfaut, "Matinée", in Daily Phone Notes, 2015)

LORENZO BARBERIS.

Spoiler Alert.

Il settimo film di Star Wars si presenta a un primo livello come una riscrittura del primissimo film della lunga saga, quel IV capitolo uscito nel 1977: sia come gioco barocco tipico di Abrams, sia come utile espediente commerciale per creare un nuovo starting point della serie per le giovani generazioni.

Affidato dalla Disney, divenuta proprietaria del brand, a J.J. Abrams, già autore della riscrittura di Star Trek dopo la celebrità raggiunta con Lost, l'opera è però anche un grande manifesto generazionale.

In questo, ha colto bene il senso del film un autore che apprezzo molto, Urfaut, che nel suo progetto Daily Phone Notes gli ha dedicato lo scatto "Matinée", rivolgendo il cellulare verso la platea (all'opposto di molti soggetti della foto) e riprendendo una sala gremita di trentenni, quei nerd non hardcore che negli anni '80-'90 hanno formato le legioni di appassionati della saga. Pochissime ragazze (in vista, solo quella in primissima fila, che sembra colpita - "oh my God! - dalla potenza dello Schwartz del protagonista maschile).

Se per uno spettatore nuovo "di primo livello" è un utile reboot, per un lettore "critico" un gioco citazionista, l'opera si configura come sfida per l'immaginario nerd che si era incistato sullo spirito "space opera" della saga: le astronavi si imparano a pilotare in corso d'opera, i poteri da Jedi si acquisiscono sul campo, senza bisogno di addestramenti; l'opportuna inettitudine dell'esercito dei cloni (che qui non sono più cloni, ma comuni mortali sottoposti a lavaggio del cervello) è estesa al patetico e pallido imitatore di Darth Vader.


Naturalmente, però, tutto questo diventa anche una riflessione sulla "lost generation", condannata a non poter emulare i propri modelli. Abrams parla (con astuta prudenza) di sé, ma anche della generazione cresciuta con SW: patetico il falso Vader, d'accordo (la sua maschera ricorda quasi un papero disneyano in chiave futuristica), ma anche, nel confronto, "umano, troppo umano" il giovane Finn rispetto al grande avventuriero del passato (anche Han Solo aveva iniziato la sua ribellione rifiutandosi di giustiziare uno schiavo, un Wookie poi piuttosto importante nella storia).

Mediocre è anche il mentore malvagio Snoke, ingigantito da un fumoso ologramma come l'ingannevole mago di Oz; solo Rey sfugge a questo senso di declino, sembrando per contro invece una discendente messianica più pura (significativo anche il nome, "Re").


Oltre a questo senso di decadenza insistito negli stessi personaggi, volutamente meno grandiosi del passato, molti comunque sono i simbolismi oscuri sparpagliati nell'opera, a partire da quello più sbandierato, la spada laser cruciforme, simbolo cristiano o, forse, di croce rovesciata (ma la stessa spada cristiana assume nel medioevo tale forma). Più interessante il sigillo del First Order, che mira alla ricostituzione dell'Impero.




Tralasciamo per ora i simboli strettamente nazisti, ancor più diffusi che nella trilogia originaria, con numerose scene alla Riefenstal, stendardi, gagliardetti e uniformi in tema. Il sigillo sembra quasi il simbolo del Chaos Magick capovolto, con le frecce del disordine che collassano verso l'interno, invece che all'esterno (che nel Chaos Magick è in effetti usato a simboleggiare l'Ordine come Inferno).

Il cerchio e l'esagono formano una specie di sigillo di contenimento che quasi un sigillo di Salomone invertito (cerchio con all'interno la stella davidica, a sei punte, e quindi un esagono, appunto), in una reversion, forse, della magia ebraica in questo ordine neo-nazisteggiante.


Naturalmente, esagonali sono le ali delle astronavi da battaglia dell'Impero, i TIE fighters (Twin Ion Engine), che al centro hanno un cerchio/sfera, e riprendono quindi questo sigillo inverso.





Innegabilmente, infine, il simbolismo del nuovo Ordine galattico rimanda alla bocca degli Inferi, una bocca dentata stilizzata ma suggestiva delle divoranti potenze infernali (la stessa nuova Morte Nera divora la luce prima di trasformarla in "fuoco infernale" e usarla per distruggere altri mondi).


Il simbolismo neo-nazista è forse ancora più evidente che nella trilogia, come detto: lo stesso Abrams dichiara di voler rappresentare la risorgenza del nazismo, con un esplicito riferimento a "I ragazzi venuti dal Brasile" (1973):

That all came out of conversations about what would have happened if the Nazis all went to Argentina but then started working together again? What could be born of that? Could The First Order exist as a group that actually admired The Empire? Could the work of The Empire be seen as unfulfilled? And could Vader be a martyr? Could there be a need to see through what didn't get done?" (J.J. Abrams)

Nell'opera infatti siamo a trent'anni dalle vicende della trilogia storica (gli anni passati nella realtà, giocoforza, per via della continuità stabilita anche con gli attori), esattamente come il golpismo di destra ha avuto una rinascenza negli anni '70, in Sudamerica ma anche in Europa (con oggettivo meno successo).

Interessante notare che anche il simbolismo oggi associato a un grande complotto pseudomassonico, il New World Order, nasce come parola d'ordine più in ambito neofascista, dove prospera il riferimento a un Ordine Nuovo, un Ordine Nero. Naturalmente, ogni forza che aspira a un cambiamento mira ad un "new order" rispetto allo stato dell'arte: e quindi Wilson parla di un Ordine Nuovo alla pace di Parigi del 1919, e lo stesso anno Gramsci pensa a un altro Ordine Nuovo con la sua rivista.


Ma a destra l'Ordine non è solo parola neutra per indicare un (nuovo) "ordine delle cose", ma è appunto Ordine opposto a Chaos, l'Ordo Ab Chao che è celebre motto latamente massonico: nel doppio senso di un Caos che viene ricondotto all'Ordine, ma anche nel senso che, per un Ordine superiore, è necessaria la distruzione e quindi il Chaos.

Quindi il sigillo del Primo Ordine (forse anche con senso di "ritorno all'ordine" fascista, all'ordine primigenio, naturale) è coerente nel suo controllare il Caos (anche) per usarlo.



Curiosamente, però, anche altri personaggi sono segnati da simbolismi negativi. Se Kylo Ren è associato platealmente alla croce rovesciata della sua spada, più sottilmente anche l'anonimo Finn (nome datogli da un personaggio chiamato Poe: con rimando potenziale all'alchemico Finn(Negans Wake?) è marchiato dal compagno con un triplice segno di sangue che lo risveglia.

Ora, pur essendo la scena apparentemente "pacifista", il segno del tre col sangue, nel Polanski della Nona Porta, è il simbolo che l'ancella del diavolo dà a Corso come Anticristo (in senso estensivo, un rimando più specifico al "terzo occhio", spesso inscritto in un triangolo).


In generale, anche gli eroi buoni, comunque, rimandano nelle locandine al classico simbolismo Illuminato di mascherare un occhio, cosa che i complottisti ovviamente spiegano leggendo un culto del NWO in tutto il film, non solo nella rappresentazione dei cattivi. Certo il  terzo occhio è un simbolismo in generale della conoscenza sapienziale, non necessariamente legato all'Ordine degli Illuminati, ma associabile anche a un più generale rimando alla sapienza magica.

Vedremo se il prosieguo di questa terza trilogia introdurrà o meno ulteriore complessità a un primo film comunque pienamente godibile e ricco di citazioni ed easter eggs. Si preannuncia comunque un grande drammone shakespeariano, di cui non possiamo che esser contenti: e se l'amletica inettitudine di Kylo Ren saprà sollevarsi oltre i mediocri risultati permessi dall'attuale fumoso mentore, forse ne vedremo ancora delle belle.



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