Brechting Bad


LORENZO BARBERIS

In seconda superiore, in letteratura italiana si lavora sulla poesia, e quindi nella giornata della Memoria in seconda lavoro su Brecht (in prima è facile: si fa leggere il brano di Primo Levi, e si mettono le basi per l'analisi in parallelo tra l'Inferno del Lager e l'Inferno della Commedia, in terza).

Ovviamente, la base è la poesia di Primo Levi, "Se questo è un uomo".

Voi che vivete sicuri 
nelle vostre tiepide case, 
voi che trovate tornando a sera 
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo 
che lavora nel fango 
che non conosce pace 
che lotta per mezzo pane 
che muore per un sì o per un no. 
Considerate se questa è una donna, 
senza capelli e senza nome 
senza più forza di ricordare 
vuoti gli occhi e freddo il grembo 
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato: 
vi comando queste parole. 
Scolpitele nel vostro cuore 
stando in casa andando per via, 
coricandovi alzandovi; 
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa, 
la malattia vi impedisca, 
i vostri nati torcano il viso da voi.

La struttura è semplice, è una poesia che usa poche formule retoriche, non molte più del parlato. Si può giusto evidenziare l'importanza dell'Anafora, ma l'Anafora è una retorica primordiale, che viene prima della sintassi complessa. Forse è l'unico passaggio stilisticamente davvero fondante: l'anafora di Voi all'inizio, incluso poi come soggetto implicito nell'invettiva, un Voi che si ammette polemico e rancoroso fin da quelle "tiepide case" fino alla maledizione finale, un Voi che si amplia nel Considerate, che presentano un Uomo e una Donna, nuovi Adamo ed Eva della nuova umanità che il nazismo vuole creare come razza inferiore. Non ci sono strofe nella lirica, ma implicitamente i due considerati staccano la prima, seconda e terza. Meditatele stacca la quarta, Meditatele, Scolpitele, Ripetetele. Fino all'ultima strofa, quella più forte e problematica.

A me serve per collegarmi a un testo attribuito a Brecht. Testo, non poesia, in quanto al centro di una nota polemica testuale ben diffusa online. Attribuito, perché parimenti la sua filiazione è dubbia, benché il testo sia molto brechtiano (qui la discussione più rigorosa della questione che ho trovato).

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. 

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. 

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista. 

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

All'origine, ovviamente, vi è il sermone di Martin Niemoller, condensato nel noto aforisma:

Quando i nazisti presero i comunisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero comunista./ Quando rinchiusero i socialdemocratici/ io non dissi nulla/ perché non ero socialdemocratico./ Quando presero i sindacalisti,/ io non dissi nulla/ perché non ero sindacalista./ Poi presero gli ebrei,/ e io non dissi nulla/ perché non ero ebreo./ Poi vennero a prendere me./ E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa

Non cambia molto nella struttura, che comunque, direbbe Eco, è "sgangherabile": ovvero si può ampliare, se non ad infinitum, con una certa discrezionalità. Il testo è un'occasione per riflettere su cos'è poesia, soprattutto la poesia dopo quella impossibilità di dire che viene aperta dall'orrore di Auschwitz (non solo Dio muore nei lager).

Questa poesia semplice, essenziale, in che misura è distinguibile da un semplice aforisma? In fondo è difficile dirlo, è il punto è più avviare la discussione che dare soluzioni. Notiamo come qui, ancora di più, vi è l'Anafora ("quando vennero a prendere... io non dissi nulla perché...") che diviene strutturale. Il modulo di Niemoller funziona bene, perché ha un crescendo (comunisti, socialisti, sindacalisti, ebrei, dall'estremismo di sinistra alla moderazione, fino alla persecuzione razziale). L'anafora implica una forte ripetizione di "io", come prima è forte l'anafora di "voi": l'anafora forte porta spesso a un'accusa o una confessione.



Inoltre, gli ultimi ad essere presi sono, implicitamente, i cristiani: i cristiani che non si rifiutino come tali nella sostanza, perché resta valida la provocazione della scultura di Cattelan ("Him",2001).

"Zingari / Ebrei / Omosessuali / Comunisti" in Brecht invece vanno più "in parallelo", non è una ascesa di inaccettabilità delle persecuzioni da un punto di vista cristiano. In particolare, in alcuni libri di testo delle medie di un tempo, ricordo chiaramente che "omosessuali" e "comunisti" erano censurati. La citazione di Brecht è più letteraria che testimonianza, in quanto lui è davvero comunista, a differenza di Niemoller che pone meno distinzione con l'Io poetico.

Il problema di fare poesia nel biennio delle superiori (all'Itis, direi, in particolare) è che l'analisi del testo dopo un tot annoia. Per cui meglio dare più input, più liriche, dando di ognuna pochi elementi centrali di analisi e confrontandone di più tra loro. Per tale ragione (e anche perché è l'unica lirica "in tema" proposta dal libro di testo, libro molto valido ma molto prudente su questo) colgo l'occasione per leggere anche "Alle fronde dei salici" di Salvatore Quasimodo, ricordandone il Nobel per la letteratura, l'adesione all'Ermetismo e il valore quasi di inno laico della resistenza. Anche un modo per allargare, partendo da Brecht, il discorso dallo sterminio ebraico alle persecuzioni dei nazisti anche contro i loro oppositori politici.

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.


L'impossibilità di cantare, ripresa nella conclusione (che ripete il titolo) mostra la difficoltà dell'artificio retorico colto e raffinato, anche quello raffinatissimo, "Ermetico" appunto, che suona subito vuoto di fronte all'orrore. Si può notare che resta la sinestesia dell'Urlo Nero, che introduce la conclusiva metafora del "figlio crocifisso sul palo del telegrafo", rimando cristologico già anticipato dagli Agnus Dei fanciulleschi. L'impossibilità del canto, ovvero della raffinatezza poetica, non è però impossibilità del dire: e la poesia si fa quindi, spesso, pura testimonianza, nuda di orpelli.


La crocifissione ai pali del telegrafo rimanda a questo quadro di Guttuso, sempre del '45, dove Gesù e i due ladroni appaiono molto più tre partigiani spogliati e appesi a dei nudi pali della luce, telegrafici o telefonici (la tecnologia implicita acuisce la barbarie) come da notoria prassi fascista.


Anche Giovanni Gagino, un pittore locale del cuneese, attivo tra Mondovì e Fossano, ha mostrato una figurazione simile, dotata di una qualche potenza.

Evocata questa triade, leggo qualche altra poesia bellica di Brecht, tra le più note ed efficaci. Di solito non servono molti commenti.

Avevo un fratello aviatore.
Un giorno, la cartolina.
Fece i bagagli, e via,
lungo la rotta del sud.

Mio fratello è un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
di spazio; e prendersi terre su terre,
da noi, è un vecchio sogno.

E lo spazio che s'è conquistato
è sui monti del Guadarrama.
E' di lunghezza un metro e ottanta,
uno e cinquanta di profondità.

*

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

(traduzione da qui)

*

Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.

Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.

Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.

(vedi, di nuovo, qui).

*

Dalle biblioteche 
escono i massacratori. 
Stringendo a se' i figli  
stanno le madri e scrutano atterrite  
nel cielo le scoperte dei sapienti.

*

Al momento di marciare molti non sanno  
che alla loro testa marcia il nemico.  
La voce che li comanda  
e' la voce del loro nemico.  
E chi parla del nemico 
è lui stesso il nemico.

*

E concludo, di solito, con un rimando a "Tebe dalle Sette Porte", che estende lo sguardo del pacifismo radicale, nato sulle macerie della guerra e dei campi, all'intero arco della storia. Siamo alla metà dell'anno, tra un quadrimestre e l'altro, quando si celebra la Memoria. La storia antica ci sta alle spalle prima di affrontare l'Alto Medioevo. Questo riesame a volo d'uccello è efficace, non c'è solo la guerra dentro, ma molta guerra sì, e comunque i Morti senza Memoria, sepolti da un palazzo, o da una maceria.

Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì ?
Ci sono i nomi dei re, dentro i libri.
Son stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra?
Babilonia distrutta tante volte,
chi altrettante la riedificò ? In quali case, 
di Lima lucente d’ oro, abitavano i costruttori?
Dove andarono, la sera che fu terminata la Grande Muraglia,
i muratori? Roma la grande
è piena d’ archi di trionfo. Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti? Anche nella favolosa Atlantide,
la notte che il mare li inghiottì, affogavano urlando
aiuto ai loro schiavi.
Il giovane Alessandro conquistò l’ India
da solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse quando la flotta 
gli fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi
oltre a lui l’ ha vinta?
Una vittoria ogni pagina.
Chi cucinò la cena della vittoria?
Ogni dieci anni un grand’ uomo.
Chi ne pagò le spese ?

Quante vicende,
tante domande.

*

PS.: delle Cubiste di Rohani ho già parlato qui, e non vi torno sopra.
Ma certo che azzeccare il Giorno della Memoria per cancellare la propria memoria storica e rinchiuderla dentro un cubo, è particolarmente riuscito.

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