La Via Crucis di Saliceto


Apprendo che ieri si è scoperto il furto (operato la sera del 22 gennaio) della Via Crucis di San Lorenzo a Saliceto. Una chiesa ritenuta da molti simile a quella di Rennes Le Chateau, la cui via Crucis è ritenuta un messaggio iniziatico. Ora questo patrimonio è perduto per sempre, e temo non vi sia neppure una buona documentazione fotografica. Qui un articolo con alcune immagini.

Stando all'ottimo sito Vento Largo, che fa una vasta analisi della chiesa, la Via Crucis presentava vari aspetti iniziatici.

Della chiesa in sé, della sua struttura rinascimentale ricca di simboli ermetici, avevo scritto qui:
http://barberist.blogspot.it/2013/05/san-lorenzo-di-saliceto.html

Ma veniamo alla Via Crucis.
Di età napoleonica, databile al 1811, è di autore anonimo, prodotta a Torino e qui giunta solo nel 1836. Già un delitto aveva funestato la chiesa: il parroco Giovan Battista Fenoglio, che aveva accolto l'opera appena arrivato nella chiesa, era stato poi ucciso quarant'anni dopo, nel 1875, in un misterioso agguato (i colpevoli non sono mai stati ritrovati).


Stazione I

Avevo, durante la mia visita, fatto alcune foto alle immagini: ma complice la totale assenza di illuminazione e la non professionalità della mia macchina la loro qualità è bassissima (quella sopra, la prima stazione, è delle migliori!) e quindi ho anche desistito dal documentarle tutte. Singolare, nella I, è ad esempio l'aspetto moresco dei vari funzionari, forse in chiave anti-islamica; una figura simile tornerà in XIV, in posizione cruciale.



Stazione VII



Stazione VIII

La Via Crucis presentava intanto alle stazioni VI, VII (quella in copertina) e VIII un paio di misteriose figure: una donna armata di lancia, che fa pensare nello stile alla Dea Minerva, simbolo della saggezza, e un misterioso Nano sempre ritratto di schiena, che appare in cinque dipinti e porta gli strumenti del martirio.



La stazione IX è l'unica a non essere stata asportata, nonostante il taglio fosse pressoché completo. Si tratta di quella che mostra la sostituzione di Cristo con il Cireneo, su cui molto hanno speculato gli esoterici, immaginandola simbolo di una "sostituzione" più segreta.



Nella XIII stazione San Giuseppe d’Arimatea ha sei dita e il secondo indice è ricurvo verso Gesù deposto dalla croce. La cosa, ovviamente, potrebbe accennare a una "doppia verità" indicata, come quella della via Crucis di Rennes.

I tre chiodi ai piedi della croce (corrispondenti ai tre punti massonici, per alcuni), sono mostrati come sospesi in aria, grazie al tipo di ombreggiatura. Se non è una imperizia dell'autore, essi indicano altri tre elementi: la corona di spine, il cartello INRI con la N rovesciata (come a Rennes) e un terzo va ai piedi di Maria, indicato anche dal braccio di Gesù.

La "doppia scala" della deposizione, nuovamente, potrebbe indicare la duplicità di questo evento, la versione ufficiale e la versione segreta, la "backdoor" del mito, l'uscita di sicurezza da cui il vero Cristo sarebbe sopravvissuto (come nel mito di Rennes, appunto).



La stazione XIV presenterebbe una deposizione con un Cristo ormai vecchio (e calvo), cosa che farebbe pensare ovviamente alla teoria di Rennes, della sua sopravvivenza e della sua fuga con la Maddalena a fondare la stirpe dei reali di Francia.

Guido Araldo sottolinea anche come il fatto che si tratti di un "Cristo Calvo" sarebbe un riferimento al mito templare: San Bernardo, ispiratore dei templari, avrebbe detto che Calvario derivava dal fatto che Cristo era calvo, e i templari applicavano una rigorosa tonsura.



E' stata anche distrutta una tela di Andrea Vinai (massone acclarato) del 1889, raffigurante San Michele che soccorre le anime purganti: in particolare sta portando in cielo una giovane fanciulla che ha finito la sua espiazione purgatoriale, probabilmente anche per l'intercessione mariana invocata per tramite della "comunione dei Santi" tramite il suffragio.


Il fatto che l'opera sia stata solo ridotta a brandelli, come la Stazione IX, potrebbe lasciar pensare a una aggressione motivata da astio diabolico, più che a un furto per ragioni venali (o su commissione).






Risparmiate altre tele, effigianti l'Ultima Cena e la Lavanda dei Piedi (il rito che oggi Papa Francesco I vuole cambiare, estendendolo alle donne). Tale dipinto ha elementi curiosi, come (stando alle indagini dell'insuperabile Guido Araldo) la perplessità di San Pietro, che si tocca la testa calva, dietro a cui sta Giuda di rosso vestito, con la borsa, mentre un discepolo anch'esso calvo, illuminato dalla luce del quadro, in alto fa un gesto come di "ok" moderno (o un occhio?) stringendo un lembo di stoffa. San Giovanni (a sinistra nella foto) presenta una esadattilia del piede.





Oltretutto, San Lorenzo di Saliceto era il centro di un film ("esoterico", spiega compiaciuta la cattolicissima "Unione") di Luis Nero, tra i più promettenti registi ermetici attuali. Il titolo, "The Broken Key", pare purtroppo quasi profetico nel parlare di una "Chiave della tradizione" spezzata.

Insomma, da approfondire.
Per intanto, resta la certezza di una grave perdita.

*

Update 16 / 03 / 16


La via Crucis è tornata al suo posto grazie alle copie fatte realizzare dalla associazione Le Due Rose (con riferimento alle rose alchemiche della facciata) sulla base di fotografie fatte provvidenzialmente realizzata da Guido Araldo poco prima dell'incidente. Perlomeno, risulta tutelata la conservazione, se non dell'opera, del suo significato iconologico. Il parroco aveva obiettato, al tempo dell'incidente, la sua volontà di dare ora alla chiesa una via Crucis "non esoterica": le obiezioni sono, nel frattempo, cadute (a quanto pare).

Post più popolari