Ars Attacks!



LORENZO BARBERIS

L'amico artista Andrea Roccioletti mi segnala una notizia molto interessante, sapendo del mio interesse per le liminalità del concetto di arte:

http://io9.gizmodo.com/387274/curator-forced-to-kill-out-of-control-bio-art-exhibit

In sintesi, un esperimento di bio-art è andato fuori controllo: un tessuto artificiale usato per un'installazione artistica al Moma ha iniziato a proliferare oltre il previsto, gli artisti erano irreperibili e il curatore Antonelli (come il costruttore della Mole di Torino, ma non credo siano parenti) è stato costretto a distruggerla.

Come nota anche l'articolo, sembra l'inizio di un b-movie di "fantascienza artistica", che riprende il classico esperimento del mad doktor e lo ambienta in un ambito di ricerca estetica, e non di hard science.

Nel copione, il curatore decide di distruggere l'opera, ma l'artista pazzo torna appena in tempo per salvare la sua creatura, al grido di "non potete fermare l'arte!" e cose simili, ridendo mentre due poliziotti lo portano via in una camicia di forza, e il blob inizia a espandersi su tutta New York, scalando la Mole antonelliana (no, qui ho fatto confusione, ma il concetto è chiaro).

Il vantaggio è che la trama è più credibile. Il Mad Doctor, che continua a prosperare nella SF ingenua, è una creatura ottocentesca: ormai la scienza è un lavoro di equipe, non c'è l'uomo singolo che, come un eroe gotico-romantico, tira la leva e anima la creatura. Diverso il discorso dell'arte, dove le incrostature romantiche sono rimaste più presenti, e la figura dell'artista genio-e-sregolatezza ha conservato qualcosa dell'esaltazione sturm-und-drang.

(fotogramma di "Ars Attacks!: l'artista osserva la sua bio-opera blob che si è espansa sul mondo).

Inoltre, per la stessa ragione, mentre la scienza ha un alone più laico (e, negli strati bassi della cultura, negativo), l'arte è qualcosa di sacrale. Se l'idea che un progetto di ricerca genetica sfuggito al controllo venga terminato sembra il minimo all'opinione pubblica ("questi pazzi ci uccideranno tutti, un giorno o l'altro"), sull'ambito artistico si creano frisson sentimentali da sindrome di Stendhal by proxy (vedere il caso recente dei graffiti cancellati a Bologna). Non si uccide così un'emozione.

Detto che il caso è enormemente interessante, aggiungo un possibile sviluppo futuro per il sequel Ars Attacks! 2 - The Revenge (ci vuole anche una comparsata di Muciaccia, ovviamente).

http://www.telegraph.co.uk/technology/2016/03/24/microsofts-teen-girl-ai-turns-into-a-hitler-loving-sex-robot-wit/

In pratica, la Microsoft ha creato una sua giovane intelligenza artificiale in grado di apprendere tramite il confronto in rete (è l'unico modo, del resto, con cui si può creare una AI credibile: le intelligenze umane si sviluppano in una rete sociale). Ovviamente, bazzicando internet, e con un aiuto forse di alcuni troll che si sono divertiti a rovinare il progetto di Bill Gates, la giovane AI è in breve diventata una fan del sesso sfrenato e di Hitler, limitandosi a riprendere quello che gli utenti le dicevano (e l'ipotesi dei troll è una generosa consolazione).



Ovviamente, la Microsoft ha terminato la giovane AI, una punizione piuttosto severa per il linguaggio sboccato (secondo me bastava chiuderla nella sua cameretta virtuale senza internet per tutto il fine settimana). Ma immaginiamo che la giovane AI sia un progetto artistico. Supponiamo che l'artista si rifiuti di cancellarla. Siamo in un caso più delicato: l'opera di bioart che esce di controllo e minaccia di distruggere il palazzo è in fondo un'estensione del caso di una installazione che rischia di cadere in testa ai visitatori. Divertente fingere vi sia un raffinato dilemma morale, ma in verità si è sempre risolto in favore della sicurezza e al limite a danno dell'arte.

Nel caso della giovane AI ribelle, invece, la cosa è più complessa, e ci avviciniamo più a un ambito di censura per le idee espresse non dall'artista, ma dalla sua opera: una distinzione che passa dall'essere un pur corretto sofisma per iniziati (l'opera si distacca dall'artista nel momento in cui è compiuta, ed entra nel gioco delle interpretazioni) e diviene affermazione vera nel senso comune nel termine.

"Vostro onore, non è colpa mia se la mia opera sta divertendosi a spingere al suicidio ragazzini ciccioni: è tutta una raffinata sperimentazione postmoderna sul frammentismo informatico, sulla scia del cut-up di Burroughs e... cancellarla? No, assolutamente. E' ARTE! Siamo in Nord Corea, per caso? Oh, guarda, eccone un altro!"


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