Index Librorum Prohibitorum


LORENZO BARBERIS

Dovendo preparare le lezioni sulla Controriforma mi sono trovato a indagare sulla storia dell'Indice dei Libri Proibiti, sollecitato dalle curiosità degli allievi.

Va detto che il fondamento della legittimità del rogo dei libri derivava dai cristiani da quanto praticato da San Paolo ad Efeso, nel 54 d.C., dove stando agli Atti degli Apostoli numerosi volumi pagani erano stati bruciati dal "secondo fondatore" del Cristianesimo (il "sator Arepo", il "Seminatore dell'Areopago", che "tenet opera rotas", che controlla con il suo sforzo le Ruote del cosmo).

Il dipinto di Lucio Massari (1569-1633", dei primi del Seicento, riprende non a caso tale tema, piuttosto raro nella storia dell'arte e oggi, comprensibilmente, tenuto sottotono, ma nell'età dell'oro dell'Index Librorum Prohibitorum divenuto di un certo successo.

Notiamo come la spada, simbolo del martirio del santo, certo, sia in continuità con la croce, e colpisca simbolicamente i libri gettati nel fuoco, come inchiodandoli al suolo. La croce alla bisogna può tramutarsi in una spada, pare avvertire il dipinto, quasi subliminalmente. Notiamo come vi sia quasi una allegoria del lavoro della Congregazione dell'Indice in quel personaggio sulla sinistra che esamina con acribia i testi per vedere se eliminarli.

Ipazia muore col suo museo (dipinto del XIX sec.)

Un importante rogo di libri avviene al primo Concilio di Nicea (325), convocato da Costantino, imperator e pontifex maximus, per cancellare l'eresia di Ario che rischia di dividere quel cristianesimo che egli vuole favorire per mantenere culturalmente unito l'impero. Le teorie di Ario sono condannate e i suoi libri bruciati al rogo.

Da allora, il rogo dei libri degli eretici si accompagnava al rogo dei portatori in carne ed ossa dell'eresia. Nel 393 d.C., con Teodosio, i culti non cristiani sono proibiti, e nel 415 d.C. la Biblioteca di Alessandria viene bruciata dai Parabolani, che uccidono anche la bibliotecaria, Ipazia.


Rogo di libri di Costantino (X sec.)

Col crollo della civiltà classica (476 d.C.) libri e lettura declinarono. Molto più utile l'eliminazione fisica dell'eretico che quella dei suoi appunti su qualche consunta pergamena: e nel 529 d.C., comunque, venne chiusa la scuola filosofica di Atene.

(Berreguete, 1450 c., San Domenico brucia il Talmud)

Con la Rinascita Urbana, l'inquisizione contro l'eresia dei Catari, dal 1184 in poi, cambiò di nuovo le cose nel Basso Medioevo. Il Concilio Laterano IV nel 1215, tra le altre cose, ribadirà di nuovo il rogo dei libri degli eretici e istituito l'ordine dei Domenicani, che gestiranno l'Inquisizione catara e in generale l'Inquisizione fino all'arrivo dei Gesuiti.

Negli anni in cui veniva istituito il Purgatorio, e in cui i laici iniziavano sempre più a praticare la lettura - nel 1229 il papa sentì l'esigenza di vietare la traduzione in volgare della Bibbia: le traduzioni esistenti verranno bruciate dal 1234, con una nuova ordinanza, e dal 1239 si aggiungerà l'ordine di confiscare e bruciare il Talmud ebraico (altro testo sacro dell'ebraismo, rifiutato dal cristianesimo), in quanto eretico.

La crociata contro i catari continua, dopo la sua conclusione, con le persecuzioni contro i ricchissimi Templari, il cui ordine viene sciolto nel 1314 e i leader mandati al rogo. Dopo di essi, nel mirino dell'inquisizione entrano anche le presunte streghe, assieme ai soliti obiettivi, eretici ed ebrei.



La svolta è però dopo la stampa di Gutenberg (1456) che rende possibile una diffusione esponenziale delle opere letterarie: nel 1465 è sperimentata a Subiaco (nel 1470 è in Piemonte, a Savigliano e Mondovì), e nel 1487 si è posto l'obbligo di un Imprimatur, un permesso di stampa da ottenere dal Vescovo o dai superiori (ribadito nel 1515).

Il problema si era già posto con Savonarola, mandato al rogo nel 1498: si erano dovuti condannare anche i suoi libri, che finiranno poi all'Indice (a sua volta, il Savonarola bruciava i libri e le opere d'arte del Rinascimento nei suoi Autodafé).



La stampa favorisce la diffusione della riforma protestante di Lutero (1517), che da subito prende il vizio di bruciare i testi sgraditi, bruciando la bolla papale nel 1520. I lanzichenecchi luterani dell'Imperatore non si fanno scrupoli a devastare Roma nel 1527, nell'eterno scontro dei due grandi poteri dell'Occidente, e lasciano sulle rovine dei muri della città santa scritte che inneggiano al Monaco Maledetto (in cui molti iniziano a vedere l'anagramma del VELTRO-LVTERO di Dantesca memoria). Bisogna correre ai ripari.


Dopo i vani tentativi di conciliazione, il papato favorisce così lo sviluppo di un nuovo ordine pronto a contrastare con forza gli eretici, i Gesuiti di Ignazio da Loyola, da lui fondati nel 1534 (che prenderanno il posto dei Domenicani alla guida dell'Inquisizione: e ai diretti ordini del papa, per tramite del loro Generale, il cosiddetto Papa Nero) si apre l'Inquisizione Romana (1542) che rimarrà permanente (nel 1543 vengono bruciati i libri di Lutero e di Erasmo da Rotterdam), e il Concilio di Trento (1545 - 1563), cui i protestanti rifiutano di recarsi per il timore di cadere, così, nelle mani dell'inquisizione. Per Lutero, la Chiesa Papista è, ormai, il Diavolo.



Nel 1559 intanto è costituito il primo Index Librorum Prohibitorum ufficiale, uscito dal Concilio di Trento, che sarà stampato nel 1564. All'indice lavora anche Giovanni Della Casa, l'autore del Galateo (il manuale di comportamento del Perfetto Gentiluomo), che vi fa inserire le opere di Valdo, il patriarca dei Valdesi catari (sopravvissuti in Piemonte), raccordo con la riforma luterana. Oltre a Lutero e i suoi, anche Savonarola, naturalmente.

Il piemontese Michele Ghislieri, sommo inquisitore romano poi divenuto Pio V, sarà scettico verso la tendenza di Della Casa di ampliare il novero dei libri da proibire (quando Della Casa stesso, da giovane, aveva poi scritto sonetti licenziosi).

Di prohibire Orlando [Boiardo, Ariosto], Orlandino [Folengo], cento novelle [probabilmente Boccaccio] et simili altri libri più presto daressemo da ridere ch'altrimente, perché simili libri non si leggono come cose a qual si habbi da credere ma come fabule, et come si legono ancor molti libri de gentili come Luciano, Lucretio et altri simili.

Egli quindi creerà la Congregazione dell'Indice per aggiornarlo costantemente, nel 1571, ma incentrerà la condanna sui testi protestanti e sulle Bibbie da loro tradotte. La congregazione, in ogni caso, delibera, ma non è tenuta a motivare le sentenze. Se vi sono verbali con spiegazioni, restano interni all'ordine.

Nella prima versione troviamo censurata la Monarchia di Dante (teoria: l'Imperatore ha la sfera civile, il Papa solo quella religiosa), il Decameron (per le novelle licenziose e anticristiane) e di Machiavelli l'Opera Omnia, come dell'alchimista Agrippa, del teologo francescano Guglielmo da Ockam (che Eco renderà il protagonista del suo Nome della Rosa).



Nonostante le avvertenze di Ghislieri, nel 1580 si aggiungono all'Indice i nomi di Ariosto, Bandello, Bembo, e in seguito l'Indice continuerà (sempre più vanamente) a dilagare. Tasso stesso, pieno di scrupoli religiosi, sottoporrà la sua Gerusalemme Liberata ai censori inquisitoriali, che non vi troveranno però da ridire.

Nel 1596 così esce una nuova edizione a stampa dell'Indice, che dimostra la sua attività (i titoli, da circa 500, sono saliti a 2100). L'Inquisizione è all'apice del suo fulgore: si concentra in particolare su quanti propongono un nuovo modello cosmologico, mette sotto processo Tommaso Campanella e Galileo Galilei, e nel 1600 esatto manda al rogo, a Roma, in Campo dei Fiori, Giordano Bruno, colpevole di sostenere l'Eliocentrismo e, addirittura, l'esistenza di un "infinito universo e mondi".


Vengono bruciati anche i suoi libri, che nel 1603 saranno aggiunti all'Indice, assieme alle opere di Guicciardini che, ovviamente, si scagliava contro la corruzione del papato.



Nel 1606 viene inserito
L'Antechrist romain opposé à l'antechrist juif du cardinal Bellarmin, du sieur Remond,
un pamphlet che attacca il futuro inquisitore di Galilei (e, per breve tempo, mio concittadino monregalese).

Nel 1607, una novità: l'Index Librorum Expurgandorum, i Libri da Purgare, ovvero censurare solo in parte facendoli poi circolare in modo mutilo, ovviamente al di là del consenso dell'autore. Curiosamente, è la base del controllo sociale di 1984.

Nel 1608 bisogna aggiungere un pamphlet che accusa i gesuiti della congiura delle polveri e molti altri trattatelli di questo tipo (frequente il rimando al papa come Anticristo).

Nel 1617 è la volta della Informatione reale delle false apparitioni e miracoli della madonna di Trano, falsamente attribuito a S. Carlo Borromeo

Nel 1620 finalmente un libro divertente: la raccolta degli aforismi di Pasquino, che aveva attaccato Pio V.

Negli stessi anni, Galilei avanza le sue teorie ed è costretto all'abiura (1633); anche Copernico (le cui tesi erano state pubblicate in punto di morte, nel 1543, presso un tipografo luterano) è unito nella condanna postuma, come Keplero.

Anche la filosofia politica è censurata, come Hobbes, all'indice dal 1649.

La posizione di Pascal, la sua scommessa su Dio, è di notevole modernità, e anticipa il razionalismo illuminista con esiti diversi: troppo giansenista, all'indice nel 1657.

Cartesio, col suo "cogito ergo sum", e il dio diabolico che ci inganna come l'arconte di Matrix: all'indice, nel 1663.

L'Index del 1667 (1666+1...) contiene per la prima volta il riferimento al passo degli atti degli Apostoli con cui si giustifica il rogo dei libri sulla scorta di San Paolo.

Nel 1679 e poi nel 1690 viene inserito il filosofo ebraico Spinoza, che riproponeva una nuova posizione eretica: il panteismo. Dato che Entia non sunt multiplicanda sine necessitate, era più semplice divinizzare la natura che ipotizzare un Dio.

Nel 1711 l'indice raggiunge un nuovo apice, 11.000 volumi proibiti. Locke (1734) è all'indice, come i più degli illuministi.

Intanto il newtonianesimo dilaga, e nel 1738 bisogna mettere all'indice l'opera dell'Algarotti, Newtonianesimo per dame (che è un po' come per dire for dummies): opera pericolosissima, che diffonde a tutti le idee della rivoluzione copernicana.

Daniel Defoe fa la sua apparizione con la Storia Politica del Diavolo (1743), opera minore ma succosa che l'Indice eterna.

Nel 1752, gli enciclopedisti Voltaire e Diderot sono arci-indicizzati.


Nel 1758, un nuovo Indice, con una prima concessione: quello di lasciare tradurre la Bibbia in volgare, purché in modo autorizzato. Un primo cedimento rispetto alla possibilità di impedire la lettura della Bibbia agli illetterati, ormai che l'Illuminismo (del 1750 è l'Enciclopedie) si va sempre più diffondendo. Naturalmente Voltaire, Diderot, Cesare Beccaria, Locke e gli altri finiscono tutti all'Indice.

Nel 1763 i Gesuiti, sotto attacco dei volterriani ("Ecrasez l'Infame") vengono sciolti da un pontefice sempre più debole rispetto ai monarchi illuminati, ma lo stesso anno Rousseau finisce all'Indice e nel 1766 anche "Dei delitti e delle pene" del Beccaria è indicizzato.

Nel 1789 la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo pone la Libertà di Stampa come fondamento della libertà di pensiero.

Nel 1800 il papa si scaglia contro la Peste Librorum, la nuova pestilenza di libri che è seguita alla libertà francese, ma invano. Il processo è ormai irreversibile anche grazie alla diffusione dei mezzi di stampa industriali. E in effetti l'Ottocento vedrà l'incontrollabilità della Peste Libraria: il moltiplicarsi dei testi renderà impossibile censurarli tutti. In particolare, le assenze anche molto illustri (Marx, Freud, Einstein, Nietzche, per citare solo la tetrarchia dei "Maestri del Sospetto") dipendono, pare, dal fatto che si inserivano solo le opere segnalate. Inoltre, si ritenne più utile citare opere dubbie piuttosto che quelle esplicitamente, evidentemente fuori dal cristianesimo.

Tra l'altro, i principi dell'Indice prevedono che, in base al diritto canonico:

Ipso iure (per regola generale) sono proibiti:

1. Le edizioni del testo originale e delle antiche versioni ciittoliche
della Sacra Scrittura, anche della Chiesa Orientale, pubblicate da acattolici ;
e cosi pure versioni d'essa in qualsiasi lingua, da quelli fatte o stampate;

2. I libri di qualsiasi scrittore, propugnanti eresie o scismi, o tendenti a sommo vere gli stessi fondamenti della religione;

3. I libri che di proposito combattono la religione o i buoni costumi;

4. I libri di qualsisia acattolico, che trattano di proposito (ex professo) di religione, a meno che non consti niente esservi in essi contro la fede cattolica;

5. I libri e gli opuscoli  che narrano nuove apparizioni, rivelazioni, visioni, profezie, miracoli, o
che suggeriscono nuove divozioni, pur sotto pretesto che siano private,  se furon stampate non osservando le prescrizioni dei canoni.

6. I libri che impugnano o deridono qualsiasi dei dogmi cattolici,  che difendono gli errori proscritti dall'Apostolica Sede, che si sforzano  di scalzare la disciplina ecclesiastica e che di proposito (data opera) attaccano con insulti la ecclesiastica gerarchia, o lo stato clericale o religioso.

7. I libri che insegnano o raccomandano superstizioni di qualsiasi genere, sortilegi, divinazione, magia, evocazione degli spiriti e simili;

8. I libri che difendono come lecito il duello, o il suicidio, o il divorzio, che trattando delle sette massoniche o di altre società di tal genere, le difendono come utili e non perniciose alla Chiesa e alla civile società.

9. I libri che di proposito (ex professo) trattano, narrano, o insegnano cose lascive od oscene;

10. Le edizioni dei libri liturgici approvate dalla Santa Sede, nelle  quali alcunché sia stato mutato, cosicché non convengano colle edizioni  autentiche approvate dalla Santa Sede;

11. I libri coi quali si divulgano indulgenze apocrife o proscritte  o revocate dalla Santa Sede:

12. Le immagini in qualsiasi modo stampate del X. S. Gesù  Cristo, della B. V. Maria, degli Angeli e dei Santi o di altri Servi di  Dio, aliene dal senso e dai decreti della Chiesa.

*

Un tempo, tuttavia, si ricorreva spesso alla ridondanza e alla esplicitazione, che viene forse abbandonata per l'esigenza pragmatica di fronteggiare con uno strumento snello una mole esorbitante di libri.

Nel 1815 la Restaurazione riporta in vita l'alleanza Trono - Altare, e i Gesuiti. Si riparte alla grande, e nel 1817 va all'indice Erasmus Darwin, il padre del grande scienziato che però, sorprendentemente, non sarà condannato per le sue tesi ben più radicali e "scientiste".

Ma l'Indice deve fare una nuova concessione, e nel 1822 toglie (a malincuore?) dai suoi elenchi le opere eliocentriche (per consolarsi, si inserisce nel 1823 l'Alfieri, e nel 1824 il Foscolo dell'Ortis e il suo commento della Commedia di Dante, che ne esplicita l'anticlericalesimo). Leopardi va all'Indice per le Operette Morali.

Appena in tempo: nel 1850, il Pendolo di Foucault dimostra definitivamente, a Parigi, la rotazione terrestre.

Invece, nel 1827 può mettere all'indice Kant, tradotto in quell'anno in italiano, nel 1828 Stendhal, nel 1834 Notre Dame de Paris di Hugo e le Memorie del Casanova.

Nel 1840 Manzoni suscita vaste discussioni, e passa per il suo successo, per il rotto della cuffia (si condanna, lo stesso anno, George Sand, la prima donna all'indice); nel 1841 invece Balzac è condannato senza appello (come quasi tutto il romanzo francese dell'Ottocento).

Nell'analisi che ne fa Vito Mancuso, Marx (1848) Darwin (1860) sorprendentemente non sono inseriti. Siamo del resto in una fase in cui sono recenti le scottature circa le censure alla scienza (si è appena riammessa la fisica galileiana, resa evidente anche da Foucault 1850), e poi la chiesa ha altri problemi: dal 1861 è assediata a Roma, e nel 1870, l'anno del Papa Infallibile, perde anche quella e il papa è prigioniero dei Savoia a Castel Sant'Angelo.

Il nuovo stato nasce da una classe dirigente massonica, che ha nessuna simpatia per la censura cattolica; di conseguenza, la censura dell'Indice non ha più valenza negativa per il libro: anzi, molti autori ringraziano sarcasticamente per la messa all'Indice, che crea attenzione sul loro volume.

Però, nel 1864, "I Miserabili" di Hugo va all'indice tranquillamente, assieme a Flaubert e i Dumas, lo stesso anno, seguiti a ruota da Zola (1894), con l'Opera Omnia.

I Miserabili bruciano molto alla cultura cattolica italiana, che vi vede una sorta di Promessi Sposi francese. Tuttavia contro di lui si usa Baudelaire (che all'indice non ci va):

L'illogicità di queste assurdità morali, di questi paradossi di piombo, di questa falsa sensibilità, dei criminali virtuosi e delle donne pubbliche angeliche, fu bene, benché crudamente,  definita dal poeta dei Fiori del male, Carlo Baudelaire: « Ah!  — diceva egli — cosa sono questi criminali sentimentali che  hanno rimorsi per monete di quaranta soldi, che discutono con la loro coscienza per delle ore, e fondano dei premi  di virtù? Forse, quella gente ragiona come gli altri uomini? Lo farò io, un romanzo, nel quale porrò in scena uno scellerato, ma un vero scellerato, assassino, ladro, incendiario e corsaro, e quel romanzo terminerà con questa frase: « All'ombra di queste piante che io ho piantato, circondato da una famiglia che mi venera, da figlioli che mi amano teneramente e da una moglie che mi adora, io godo in pace il frutto di tutti i miei delitti. 

Invece, per quanto riguarda il diverso trattamento tra Manzoni, il filosofo Rosmini e il Fogazzaro:

Discepolo di Rosmini, egli (De Sanctis) dice, e delle Cinque piaghe, il Manzoni ha applicato in arte le dottrine religiose del maestro. Che ciò sia vero pel Santo dei romanzi di Fogazzaro, ove il contrasto dei due tipi, il prete santo e il prete gaudente, è fondato su un preteso cattolicismo puro e su una assai diversa idea religiosa da restaurarsi, è da concedersi. Che ciò sia nei Promessi Sposi, è oltreché forzare malamente il romanzo, attestare cosa falsa e che prova troppo: il Don Abbondio è un prete che manca, frutto purtroppo di qualsiasi tempo, e manca non perchè ha una religione falsa o falsata, ma perchè non sa ottemperare alla stessa religione che è del Cardinal Federigo, frutto pur lui di ogni tempo nella Chiesa. ("I libri letterari all'Indice").

Allo stesso modo, nel 1900 non verranno inseriti Nietzche e Freud, e del '700 si condanna Voltaire ma non De Sade (ma questo perché resta inedito fino al 1947). Inoltre, rientrano legali i grandi classici della letteratura italiana, inseriti nell'Indice nel '500, con la revisione di quest'anno chiave.



Nel 1908 Pio XI cambia il nome dell'Inquisizione Romana (nome ormai screditato) in Sant'Uffizio. Sono gli anni della lotta senza quartiere al modernismo, che si basa sugli ultimi ritrovati della scienza moderna applicati al religioso. Eppure non si scomunica Freud (1900) ma, piuttosto, il modernismo soft dell'italiano Fogazzaro (1911) e gli studi molto più neutri, all'apparenza, di Henri Bergson (1914).

Pochi anni dopo, nel 1917, Benedetto XV (che in quell'anno, per la prima volta, deplora pacifisticamente "l'inutile strage" della Grande Guerra) unifica le due congregazioni, Inquisizione e Indice, che avevano comunque lavorato sempre "in parallelo".

Tra le nuove condanne, nel 1921, è quella dell'arte moderna: l'unico stile valido per rappresentare le cose sacre è quello "classico" emerso dal rinascimento e fatto proprio dalla "arte gesuitica". L'opera di Albert Servaes, che aveva dipinto una crocifissione impressionista, è condannata (benché non abbia caratteristiche dispregiative).


Nel 1933 la vittoria dei nazisti (il Mein Kampf non verrà mai messo all'Indice, nemmeno nel dopoguerra) porta a nuovi roghi librari, che dal 1945 in poi creeranno una condanna unanime di tale pratica, simbolo di inciviltà.

Al rogo anche autori che sono all'Indice (e vi restano dopo) come Gide (alcuni testi sono perfino aggiunti dopo all'Indice), i pilastri della letteratura occidentale, Zola e Proust, e Einstein, il che dà un sapore sinistro di "continuità galileiana" (ai "Cento scienziati tedeschi contro Einstein" lui replicò: se avevo torto, ne bastava uno solo).

Tra gli altri nomi bruciati dai nazisti: Walter Benjiamin, Brecht, Ernst Bloch, Darwin (che escludeva una ulteriore evoluzione del superuomo ariano), Einstein, Freud, Hemingway, Herman Hesse, Joyce, Kafka, Lenin, Jack London, Thomas Mann, Karl Marx, Robert Musil, Marcel Proust, Erich Maria Remarque, Joseph Roth, Herbert George Wells, Emile Zola,

Negli stessi anni, tra 1932 e 1934, l'opera omnia dei due massimi filosofi idealisti italiani, Croce e Gentile (autore della riforma scolastica fascista) sono messi all'Indice. E Croce diceva "Non possiamo non dirci cristiani". Il Mein Kampf non finirà mai all'indice, invece.

Nel 1937 tocca all'opera omnia di Anatole France e al filosofo Piero Martinetti.


Sempre nel corso degli anni '30 Stalin cancella il rivale eliminato Trotsky da ogni fotografia storica ufficiale, prima di farlo uccidere nel 1940 dal pittore comunista Siqueiros. Una pratica simile all'Indice dei libri da Emendare più che quello da Proibire, di cui parlerà Orwell nel suo 1984 (1948).

Nel 1948, in Italia viene introdotta, con la Costituzione, la Libertà di Stampa. L'anno vede l'ultima edizione stampata ufficiale dell'Indice (benché l'ente sopravviva ancora un po').

Nell'Indice compaiono, in ordine alfabetico, Balzac, Berkeley, Cartesio, D’Alembert, Darwin, Defoe, Diderot, Dumas (entrambi), Flaubert, Heine, Hobbes, Hugo, Hume, Kant, Lessing, Locke, Malebranche, Stuart Mill, Montaigne, Montesquieu, Pascal, Proudhon, Rousseau, George Sand, Spinoza, Stendhal, Sterne, Voltaire, Zola.

Tra gli italiani Aretino, Beccaria, Bruno, Benedetto Croce, D’Annunzio, Fogazzaro, Foscolo, Gentile, Giannone, Gioberti, Guicciardini, Leopardi, Marini, Minghetti, Monti, Ada Negri, Rosmini, Sacchetti, Sarpi, Savonarola, Settembrini, Tommaseo, Pietro Verri.

Stando al teologo Vito Mancuso, in particolare questa era la letteratura italiana storica proibita:

Francesco Guicciardini, Storia d’Italia;
Giovanni Battista Marino, undici opere;
Vittorio Alfieri, Satire, Della tirannide e altre tre opere;
Vincenzo Monti, due opere;
Niccolò Tommaseo, tre opere;
Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis e La Commedia di Dante Alighieri illustrata;
Giacomo Leopardi, Operette morali
Luigi Settembrini, Lezioni di letteratura italiana dettate nell’università di Napoli;
Antonio Fogazzaro, Il santo e un altro romanzo intitolato Leila;
Gabriele D’Annunzio, Opera omnia (l'unico che ottiene tale speciale merito dopo Machiavelli).

Naturalmente restava all’Indice qualsiasi volume non autorizzato che trattasse di storia della massoneria o dell’Inquisizione e le versioni non cattoliche del Nuovo Testamento.

Nel decennio successivo furono aggiunti tra gli altri Simone de Beauvoir e Sartre (coppia nella vita e nella censura), Gide (questi francesi!) e, tra gli italici, Curzio Malaparte e Alberto Moravia.

(Elaborazione dalla prima copertina di Fahrenheit 451)

Nel 1953 esce il Fahrenheit di Bradbury (autore criticato, ma non all'indice), che fa diventare il rogo di libri il simbolo del totalitarismo.


Nel 1954 l'indice continua. si condanneranno Sartre, Gide e Moravia, con l'Opera Omnia, più autori isolati. L'ultima aggiunta, alle soglie ormai del Concilio Vaticano II, è del 1959, regnante ormai (dal 1958) Giovanni XXIII, il Papa Buono. Tra le nuove aggiunte, il filosofo Miguel de Unamuno, caro ad Eco, e Il Secondo Sesso della Simone De Beauvoir, opera che ho approfondito come tesi di Educazione Civica alla SIS, nel 2002, e che ha pochissimo di anticlericale (se non marginalmente al problema femminile visto nel personalissimo femminismo della De Beauvoir).



Nel 1961, intanto, in Italia si consuma l'ultimo rogo di libri pubblico, a Verona, relativo a una stampa illustrata delle opere di Sade (castigatissima secondo gli standard odierni). L'ultimo rogo di film avverrà ancora più tardi, quindici anni dopo. Intanto, è iniziato ormai il Concilio che porrà fine all'Indice.



Il Concilio Vaticano II, che si chiude nel 1963 (quattrocento anni da quello di Trento), porta a un cambiamento radicale nella chiesa. Sparisce la messa in latino, diviene legittimo l'uso dell'arte astratta e, di fatto, viene lasciato "morire di morte naturale" l'Indice dei Libri Proibiti, che ha nel 1964 il suo ultimo aggiornamento. Nel 1966 si ribadisce però che, pur non dando vita a procedimenti disciplinari, l'Indice rimane "moralmente impegnativo".

L'Opus Dei continua a conservare un "Indice interno" per i suoi adepti, con oltre 60.000 titoli.
Vi sono sei livelli di censura:
1. Per ragazzi
2. Per persone mature
3. Per adulti formati, con permesso del direttore spirituale
4. Per adulti formati, se indispensabile, con permesso.
5. Proibito, salvo permesso del delegato
6. Proibito, salvo permesso del prelato.

All'interno del "Novo Index", hanno spazio autori come:
Woody Allen, Max Weber, Luchino Visconti, Gore Vidal, Velazquez, Vazquez Montalban, Milan Kundera, Asimov, Stephen King, Jack Kerouac, Bukowski, Camus, Severino, Popper, Ida Magli, Philip K. Dick, la Fallaci e migliaia di altri autori.


Curiosamente, il 1966 è anche l'anno in cui il romanzo di Bradbury diventa il film di Truffaut, che lo porta a un pubblico più vasto. In un futuro distopico, i Fireman bruciano i libri invece di spegnere incendi: ma ormai la chiesa non è più così responsabile al proposito.

Vi sono ovviamente anche alcune censure a studiosi dopo il 1966: nel 1970 viene espulso dalla Cattolica il filosofo Emanuele Severino, per i suoi studi sul nichilismo (tra l'altro, spiegherà come le idee di Nietzche derivino da quelle di Leopardi); nel 1975 è la volta del teologo tedesco Hans Kung; ma in generale si tratta di scontri interni.



Nel 1976, per l'ultima volta, una pellicola viene bruciata in Italia: si tratta di Ultimo Tango a Parigi di Bertolucci.



Woytila (eletto nel 1978) affronterà la questione in sospeso di Galileo Galilei, finendo per riabilitarlo nel 1982; però al contempo fisserà il Big Bang come punto "nec plus ultra" (accettato quale conferma del Fiat Lux biblico...), oltre cui non indagare (egli consente anche, negli stessi anni, l'esame della Sindone di Torino che porta ad annullarne il valore di reliquia). Ne parla anche Steven Hawkins nel suo volume "Dal Big Bang ai buchi neri", ovviamente ironizzando: il "nec plus ultra" nell'indagine scientifica è un principio che uno scienziato non può accettare.

Nel 1998 comunque Ratzinger (che nel 2006, da Pontefice, non mancherà di tornare a criticare dopo un lungo silenzio Harry Potter - 1997-2007 - in quanto educa i giovani alla magia, e con ambigui e discutibili cristologie dell'eroe, e il Da Vinci Code, nel 2003), prefetto della Congregazione per la Difesa della Fede di Woytila, aprirà gli archivi dell'antico Sant'Uffizio (quello che ne resta), favorendo studi più sistematici.

Lo stesso anno 1998 viene anche censurato l'ultimo film in Italia, "Totò che visse due volte": dal caso giornalistico che ne segue, Veltroni, ministro della cultura di centrosinistra, approfitta per abolire la censura cinematografica.

(In cover: Lucio Massari, San Paolo ordina il rogo dei libri, 1600 c.).

Fonti
http://www.utopia.it/index_librorum_prohibitorum.htm#6yu6

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