Sul Blu dipinto di Blu.


LORENZO BARBERIS.

Credo sia ormai universalmente nota la questione dei graffiti di Blu che l'autore sta provvedendo a cancellare a Bologna, ma la riassumo come preliminare a questa mia personale riflessione.

La comunicazione ufficiale dell'artista si rinviene qui su Giap, il sito dei Wu Ming, e spiega con chiarezza i termini della questione. La fondazione Genus Bononiae, presieduta da Roversi Monaco, storico rettore dell'Università bolognese (la più antica al mondo, ad aggiungere simbolismo allo scontro in atto...) e sponsorizzata dalla fondazione bancaria Carisbo, ha avviato una mostra sulla street art, intitolata "Bansky & Co.", utilizzando esempi di street art staccate dai muri della città.

L'artista ha deciso di opporsi a tale decisione, e con l'aiuto di due centri sociali bolognesi (XM24 e Crash) ha provveduto alla cancellazione delle sue opere rimanenti.

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Personalmente sono sempre stato affascinato dalle questioni relative ai contesti liminali dell'arte. La street art è indubbiamente uno di questi fenomeni, il più sistematico e diffuso (vedi ad esempio la mia riflessione qui); l'altro, indubbiamente, è quello della cancellazione delle opere d'arte (non necessariamente permanente o connessa solo alla street art: vedi il caso recente. delle "statue di Rohani").


Partiamo dunque dall'inizio di questa storia. Blu appare come street artist verso il 1999, in ambito bolognese, e nel 2001 passa alla sua caratteristica realizzazione a grandi dimensioni, tramite rulli e bastoni telescopici, che gli dà notorietà.

Blu

Grosz

Le opere hanno un segno che mi ricorda profondamente Grosz, sia per i temi, adattati ovviamente dal 1915 al 2015 (una feroce e dettagliata satira del capitalismo odierno e dei suoi impulsi bellicisti: meno evidente è invece la satira antireligiosa in Blu), sia nel segno, forse ancor più cartoonistico nell'uso rigoroso della linea di contorno, che in Grosz (comunque anche cartoonist, a pieno titolo) era spesso più frastagliata e nervosa.


Stante il valore di forte critica sociale, i graffiti di Blu possono costituire un arricchimento estetico del luogo in cui sono collocati, con una mentalità in senso lato "Novecentesca". Non ho trovato online (e sarebbe un punto rilevante nel discorso, secondo me) se sono stati realizzati illegalmente, in accordo o addirittura dietro sponsorizzazione delle aree dove si trovano; ma sono, indubbiamente, un arricchimento del luogo sotto il profilo visivo; e tali mi sembrano, mediamente, percepiti.

Una testimonianza di un universitario bolognese dei primi anni 2000 testimonia che in effetti, inizialmente, erano invisi al Comune (e a una parte della popolazione, di conseguenza):

"Ricordo una mattina in cui mi sono recato all'Accademia, e sul muro esterno in via Belle Arti c'era questo enorme e bellissimo murale di blu, lungo una decina di metri, realizzato probabilmente all'alba visto che avevo passato la serata da quelle parti (abitavo in Piazza Puntoni). Poche ore dopo era sparito, coperto dalla vernice rosso mattone dagli imbianchini comunali. Ecco, Blu aveva messo in conto che il suo magnifico lavoro sarebbe probabilmente scomparso di lì a breve, ma nonostante ciò la produzione andava avanti senza sosta."


Notevole è anche la capacità di sfruttare raffinatamente la texture preesistente del supporto per stratificare meglio il significato dell'opera: correttamente, la superficie da affrescare non è interpretata come una pura "tela bianca", ma se ne sfruttano le asperità.

Negli anni Duemila la sua azione si internazionalizza; dal 2004 ha anche sporadiche collaborazioni con eventi artistici più tradizionali. Nel 2011 il Guardian identifica Blu quale uno dei dieci massimi street artist mondiali, in un crescente interesse verso la street art. E da qui parte, probabilmente, il suo ruolo cruciale nella mostra di Bologna, come nome al contempo bolognese e internazionale, ponte tra la città e il contesto di cui vuole affermarsi come significativa.


Non credo che si tratti di un progetto più che studiato nell'impostazione, data l'importanza dei soggetti interessati. Gli eventuali "errori" di comunicazione mi paiono studiati quindi come provocazioni intenzionali. Già il titolo, "Bansky & Co.", che quasi ricalca il disneyano "Oliver & Co.", mi pare provocatorio. Non credo che ai tempi l'avanguardia storica surrealista avrebbe amato una mostra "Dalì & Co.", per dirne una.

In second'ordine, staccare i graffiti dal loro contesto originario è, evidentemente, una scelta falsante, giustificata ovviamente con le esigenze di restauro, ma che in questo caso perde profondamente il suo significato. Infatti la street art nasce come arte in sé soggetta strutturalmente al territorio, e quindi un certo grado di decadenza è implicito nella sua stessa struttura (come di molteplici installazioni moderniste novecentesche). Diversamente perderebbe tutto il rapporto critico col territorio in cui si colloca, divenendo semplicemente "decorazione non richiesta".

In terzo luogo, non credo si potesse davvero pensare che "ad azione non corrisponda reazione": anche perché questa mostra pare, in ambito artistico, l'ideale per far deflagrare lo scontro tra le "due sinistre", quella integrata-universitaria (mai come oggi "di governo") e quella apocalittica-graffitara.



L'opera d'arte, come sostiene Umberto Eco, è "una macchina per produrre interpretazioni". Il tutto, ovviamente, connesso alla tipologia di opera di provenienza: e nel caso della street art il suo essere "opera aperta" è intenzionalmente totale.

Per paradosso, è accettabile l'intervento predatorio di Roversi Monaco (sarebbe interessante il coinvolgimento delle altre parti in commedia: lasciamo stare che non si consulti l'artista, ma i proprietari del palazzo?) ma anche il contro-intervento di Blu in questo teatro di guerriglia urbana.

Naturalmente, nell'eterogenesi dei fini, l'intervento di Blu ha prodotto in realtà un surplus notevole alla mostra di Roversi Monaco, che altrimenti non credo sarebbe salita alla notorietà nazionale che ha raggiunto, grazie alla interessante "narrazione" che si è prodotta.

Ovviamente anche le opere di Blu si arricchiscono in realtà di significato: ne perdono, è chiaro, in senso "decorativo", quello che l'autore vuole negare, ma ne acquisiscono nel senso del "Secondo Novecento", della dissoluzione dell'opera d'arte, diventano graffitico "taglio di Fontana".

Non dico che si tratti di un'operazione "Man on the moon", un Andy Kaufman wrestler, sia chiaro, ma i risultati appaiono comunque molto simili.

Ciò rende inoltre evidente come, nella street art, siano in fondo a loro modo legittimi per paradosso anche altri interventi comunemente ritenuti "biasimevoli" quali il sovra-intervento di altri street artist meno noti o meno estetici, o addirittura l'intervento di pulizia da parte dell'ente pubblico o di volenterosi privati perbenisti.

Mobstr 2014

Ogni intervento diviene parte dell'opera, e al limite, per un interesse di storia dell'arte (per l'opera in sé può anche essere irrilevante, se lo decide l'artista), è importante la documentazione dello stratificarsi di interventi.

L'opera di Mobstr del 2014 è in questo senso forse la punta finora più avanzata del graffitismo, nel discorso pubblico. Certo, il rischio è la vertigine di una deriva nichilistica, dove anche l'intervento dell'ISIS nella distruzione di Palmira diventi solo un brillante intervento artistico: ma la mia è una posizione per ora moderata, per cui solo la street art legittima implicitamente questa "apertura totale" dell'opera (contraria appunto all'opzione dell'arte museale, che presuppone una tutela sacrale fin dal suo sorgere alessandrino come "tempio delle Muse").



A tal proposito, come pura curiosità di coincidenza junghiana, segnalo che a Bologna è seminale anche un'altra opera d'arte su cui grava in potenza l'opzione di cancellazione: l'Inferno tardogotico della cattedrale di San Petronio, dove appare la dantesca punizione di Maometto (che qui ho scelto di non mostrare centralmente).


Insomma, non possiamo non ringraziare lo street artist per l'occasione sempre gradita di riflessione sui confini nell'arte. Continuando a immergerci nel Blu dipinto di Blu.

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Update del 16/03/16
Non sposta in modo determinante i termini della questione: al limite, possono denunciare fondatamente l'artista per auto-vandalismo:



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