UT


LORENZO BARBERIS

"Ut" è il nuovo fumetto Bonelli di Corrado Roi e Paola Barbato: non in una rigida divisione tra disegni e testi, come si potrebbe in un primo momento pensare, poiché la storia nasce da idee disordinate appuntate da Roi da tempo immemore e poi sistematizzate in tempi recenti con il supporto della sceneggiatrice con cui, ovviamente, l'autore aveva più volte collaborato ai tempi di Dylan Dog.

Il fumetto si sviluppa nelle classiche 94 pagine bonelliane (cento nell'albo nel suo complesso) ma il taglio autoriale e la scelta di distribuzione mista edicola-fumetteria hanno fatto levitare il prezzo a 4 euro. La copertina con una strana texture plastificata ricorda quella in finta tela de Le Storie, e credo abbia il senso di dare una differenziazione anche tattile dal comune "albo da edicola".

La cover è anche di Roi, ovviamente, potente ed essenziale nel presentarci appunto Ut, l'eroe eponimo della serie (come da radicata convenzione bonelli, testata ed eroe quasi sempre coincidono). Lo "stile gessetto" della grafica di cover (e le "imbullonature"...) e della prima pagina non mi esaltano, come pure il comic sans utilizzato all'interno. Dettagli, ovviamente.

Le tavole sono ovviamente molto belle, a partire dalla cover interna (tranne il comic sans, di nuovo, e - sensazione soggettiva - lo smile volutamente incongruo, forse blanda citazione mooriana) che chiarisce in una sola potente immagine il concetto de "Le vie della fame" che danno il titolo a questo primo albo.

Ci collochiamo così subito, fin dal titolo, in un fantasy post-apocalittico che, nelle prime tavole, si chiarirà in toni vagamente surreali, che ricordano in qualcosa i mondi chiaverottiani anticipati in Dylan Dog e sviluppati con Brendon e, oggi, Morgan Lost.



Potente la prima tavola (5), quasi astratta; bello l'ingresso in scena di Ut (8), con qualcosa di quasi milleriano nella "splash page dissimulata" che lo introduce. Montaggio di pagina raffinato, come al solito nella Barbato (che con Roi, il "re" di Dylan Dog per molti lettori, ha una buona sintonia nell'estetica new weird declinata in forma personale).

Bella ad esempio anche p.9, con la griglia "verticale" molto dinamica; altrove le soluzioni in generale sono più vicine alla griglia a mattoncino bonelliana di quanto avrei creduto, ma Roi ci si muove magistralmente ed è comunque ottima a rendere, come qui, situazioni claustrofobiche e inquietanti.





Nella picaresca esplorazione della città infernale sulle vie della fame, Roi ha modo di esprimersi magistralmente nell'evocazione di vedute deliranti, davvero vicine ai capolavori del surrealismo, in una trama che procede tramite poche e scarne battute che lasciano spazio all'evocazione di atmosfere.

Molto evocativi anche i nomi: l'entomologo Decio fa sospettare un potenziale omaggio a Decio Canzio, storica colonna della Bonelli ormai scomparso; Caligari, il signore della via della fame, è un doveroso rimando all'espressionismo tedesco da cui Roi recupera (non solo qui) contrasti scacchistici e conseguenti atmosfere.



Nonostante l'impostazione "for mature readers" (ma non for adults only, ovviamente) dell'albo, per molti versi, al di là degli sperticati riconoscimenti all'autorialità in prefazione, la Bonelli non rinuncia a un certo gusto per l'edulcorazione, e alcune tavole divulgate online palesano il fatto che la bambina "scema-che-corre" in originale avesse una definizione più brusca, poi attenuata nella versione definitiva a stampa.


Infine, è tristemente sincronico l'omaggio a Umberto Eco, scomparso il mese precedente, nel "Diario di Hog", uomo del passato del mondo di UT che assume le sue fattezze, rievocato in tavole smarginate che ricordano un espediente grafico molto diffuso nel primo Dylan Dog (su cui Eco apparve come Humbert Coe), e che ritorna nella storia finale, dove vediamo che la "fame" che spinge gli abitanti di questo mondo oramai dis-umano al cannibalismo non è la fame materiale (non traspare tra l'altro, infatti, una particolare povertà nel loro aspetto, in generale), ma la "fame di storie", di narrazione.

Viene in mente Buzzati (che, con il suo Orfeo a fumetti, era ritenuto dai Bonelli un nume tutelare del loro fumetto milanese) che in numerosi racconti collega nettamente umanità e narrazione, paventandone la perdita come la peggiore delle distopie (in modo più radicale, per certi versi, dello stesso Bradbury).

La tentazione è quasi di leggere in controluce una grande metafora endiana della scrittura e del fumetto, magari anche oltre le intenzioni degli autori. Il novello Candide "Ut" come "Ut Pictura Poesis", la sfida tra letteratura e arte che trova nel fumetto la sua sintesi, il mentore Decio come, già detto, simbolo della razionalità editoriale che "manda in avventura" l'eroe, il critico Hog/Eco che esplora le profondità del testo, guidando lo stesso eroe alla sua auto-comprensione (lette in senso simbolico, le pagine di Hog funzionano molto bene: meno altre rispondenze del testo); la bambina come il lettore ideale, assetato di storie e disposto a mettersi in ascolto dell'affabulazione.

E, in questo senso, ben promette anche il prossimo numero, intitolato "Le vie dei mestieri", facendo pensare ad una iterazione del termine per i prossimi sei numeri (sei echiane passeggiate nei boschi narrativi?).


Ma, al netto di questa possibile suggestione, Ut si manifesta soprattutto come narrazione fantastico-apocalittica svagata e insistentemente onirica; consigliabile a mio avviso soprattutto agli appassionati del segno mirabile di Roi.

Esperimento comunque interessante, che mostra la scelta della Bonelli, negli ultimi anni, per una compiuta esplorazione del fantastico-fantascientifico, in una gamma di nuovi lanci su questo ambito dalla SF nel complesso tradizionale (ma rinnovata rispetto agli standard neveriani) di Orfani, a quella onirica di Morgan Lost (che evolveva appunto in fantasy-sf il fantasy onirico più puro di Brandon), fino a questo esperimento di fantasy post-apocalittico (a cui va aggiunto da tempo il fantasy puro di Dragonero).

Un fumetto quindi che, nel complesso, ho apprezzato, anche se temo non seguirò per economia più degli spazi di casa, ormai, che delle mie tasche. Nell'attesa che, magari, nel frattempo, la Bonelli si decida a dare un seguito ad Hellnoir, la miniserie precedente, dove vedrei bene (salva l'indiscussa eccezionalità del lavoro di Freghieri) un'ospitata infera dello stesso Roi.

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