The New Khan


LORENZO BARBERIS.

Comunque la si voglia vedere, la vittoria di Sadiq Khan a sindaco di Londra è indubbiamente una svolta epocale. Khan è infatti il primo islamico a divenire sindaco di una grande città europea, e questo come al solito ha suscitato le due reazioni previste da Eco su ogni novità, Apocalittici e Integrati: un segno di positiva integrazione per questi ultimi, l'inizio della fine per i primi.


Naturalmente, le posizioni degli Apocalittici sono le più divertenti, radunate su Twitter sotto lo slogan "London Has Fallen", che presto ha iniziato a radunare anche gli sfottò degli Integrati. A loro vantaggio, va detto che "The Sadiq Khan" suona abbastanza come "L'Imperatore Sadico", anche se mi è stato fatto notare che Sadiq in arabo significa, in modo più rassicurante, "amico".






London Has Fallen, curiosamente, è anche il titolo di un film di fantapolitica uscito da poco, dove durante un summit a Londra un commando di fondamentalisti islamici falcidia tutti i leader dell'Occidente (incredibilmente c'è anche un premier italiano tra i big eliminati); solo il premier USA si salva grazie alla brillantezza del suo vice, Trumbull (Trump-Bull... uhm, un nome che mi dice qualcosa).

In italiano diviene prudentemente Attacco al potere 2 (è il sequel infatti di un attacco terroristico in USA, ad opera stavolta della Nord Corea).




Sadiq Khan è nato nel 1970 (appartiene quindi alla mia generazione); avvocato per i diritti umani, ha difeso in passato vari radicali islamici, inclusi terroristi internazionali, cosa che gli è valso varie critiche da parte della destra, da lui facilmente rintuzzate in nome dello stato di diritto. Alcune tangenze - molto più labili - con fondamentalisti islamici sono state da lui respinte dicendo che è inevitabile che un musulmano, a Londra, conosca anche dei fondamentalisti, senza che per questo li approvi.

Labourista (nella foto sopra lo vediamo con la Rosa Rossa simbolo del labour) e parte della sinistra del partito, ha iniziato la sua ascesa gestendo la campagna elettorale di Ed Miliband nel 2010; questi l'aveva anche inserito come suo Segretario di Stato nel suo Shadow Cabinet (il Governo Ombra, che detto in inglese però fa più Spectre, mentre in italiano fa pentapartito d'antan).

Attualmente Khan si è appoggiato all'ascesa di Corbyn, di estrema sinistra, pur prendendo anche caute distanze dal nuovo leader di partito. Risultato, in una sconfitta generale del Labour, spostatosi forse troppo a sinistra per l'elettorato, Khan è rimasto l'unica importante vittoria della sua parte, divenendo così potenzialmente una bandiera del futuro Labour inglese.


Naturalmente, Khan in realtà non ha nulla del fondamentalista, anzi: ha criticato più volte l'estremismo islamico, espresso la preoccupazione che possa influenzare le sue figlie, che (a differenza della regina) non portano nemmeno il velo.


La laicità di Khan si unisce alla tolleranza verso la religiosità cristiana tradizionale, tanto che ha giurato senza problemi nella cattedrale di Saint Paul, come primo atto ha visitato la comunità ebraica, prendendo le distanze da battute antisemite di compagni di partito. Ovviamente, questo può tacitare però gli Apocalittici più ingenui e muscolari, ma non quelli raffinati alla Houellebecq (vedi la mia analisi del suo libro su Margutte), che obietterebbero come sia tutta parte di un piano di dissimulazione (magari con un rimando alla celeberrima taqiyya).

E infatti, più che il seguito di Olympus Has Fallen, sembra di trovarsi nei pressi di Soumission 2 - La vendetta: anche il premier francese descritto nel romanzo, di origini islamiche, appare moderato e tollerante, anche se coltiva il sogno di una strisciante egemonia culturale che gli riesce benissimo.


E' il tema proposto dai teorici del Londonistan, che fa il paio col Belgistan terroristico sul continente: nel caso inglese, tuttavia, una supremazia che non giungerebbe dall'uso della forza ma sfruttando le pieghe della common law, che tuttora autorizza delle sharia courts (perfettamente legittime: vedi qui) che andrebbero diffondendo la cultura giuridica fondata sul Corano. Naturalmente, allo stato attuale, è una scelta volontaria degli aderenti a tale religione.


Le posizioni politiche di Khan sono in verità legate a temi soprattutto alla scarsa vivibilità di Londra per la working class; diventerebbe forse più rilevante la sua posizione quando diventasse anche lui "sindaco della nazione", come fatto dal primo cittadino della città più bella d'Italia. In ogni caso, se ne riparla tra quattro o cinque anni.

Per ora, mi limito a fare anch'io a Khan gli auguri di un ottimo lavoro. Il futuro di tutti noi dipende anche da lui.


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