Alice Kingsleigh Steampunk


LORENZO BARBERIS

Spoiler alert as usual: vedere prima il film

"Alice attraverso lo specchio" è il sequel di Alice In Wonderland, scritto da Lewis Carroll nel 1871, a sei anni dal suo grande successo. Il film di James Bobin non ci ha niente a che fare, ovviamente, tranne per il rimando all'archetipo di Alice così come codificato dal film disneyano anni '50 (e comunque pesantemente riscritto dal primo film di Tim Burton).

Bobin - pressoché senza curriculum, se si eccettuano due film sui Muppet - non si discosta dagli stilemi burtoniani, anche se c'è perlomeno qualche declinazione personalizzata nell'immaginario visivo, che potrebbero divenire interessanti in una lettura "ermetica" dell'opera.

L'Alice In Wonderland disneyano del resto è forse il secondo archetipo (dopo il Mago di Oz filmico, il primo film a colori) della psichedelia controllata del presunto New World Order di MTV, e in questa chiave il film è interessante.

La storia dunque inizia con l'Alice Kingsleigh divenuta capitana coraggiosa nei mari della Cina, e per ricordarci questo elemento, dopo l'avventura marinaresca prima dei titoli di testa, il regista la invia a parlare con gli azionisti della società e poi in Wonderland vestita da principessa cinese.

L'ipotesi principale è che, in qualche misura, sia una strizzata d'occhio al mercato cinese, sempre più importante da Mulan in giù; inoltre è un modo di ribadire la paradossale chiusura di Burton nel primo film, Wonderland come training autogeno di Alice per caricarsi e conquistare i nuovi mercati cinesi.

Lo specchio è solo un portale casuale d'accesso a Wonderland, e forse non a caso anch'esso si trova nella villa del maggior esponente della vessatoria Compagnia, che ricorda un po' la massonica confraternita bancaria apparsa in Mary Poppins. Il particolare non viene esplicitato, ma la stanza dove Alice ritrova lo specchio è una stanza proibita.

A guidare Alice verso lo specchio è il Brucaliffo ormai farfalla (ritornerà nei titoli di coda), una presenza che potrebbe quasi rimandare alla Farfalla Monarch degli Illuminati (che, secondo le teorie di tale tipo, appare a segnare l'avvio di un sogno rivelatore e programmato: tema presente in molti video, come Wide Awake di Katy Perry e altri).

Il tema che si chiarifica subito è quello del viaggio nel tempo, a suo modo coerente con il romanzo carrolliano, che si apre col Bianconiglio personificazione stessa del correre del tempo e il Cappellaio Matto invece eternamente bloccato al the delle five o' clock (blocco temporale che verrà, tra l'altro, spiegato nel corso della pellicola).

Il Bianconiglio fa appena una comparsata, mentre il Cappellaio è il vero protagonista, ovviamente di nuovo interpretato da Johnny Depp in una parte ritagliata su misura. Falsando, va detto, il vero cappellaio, che è molto più quello folle e odioso di Carroll e Disney (i cappellai, come ricorda anche Philip Dick in Valis, impazzivano per le sostanze usate per colorare i cappelli di feltro).

Il viaggio nel tempo, appare evidente fin da subito, sarà declinato come percorso di formazione sul tema della famiglia: risolvendo i problemi del cappellaio, Alice risolverà anche i suoi (e anche quella della Regina Rossa che, correttamente raffigurata come odiosa, viene qui riscoperta nel suo lato "umano").

Il tema del tempo viene declinato poi in una raffinata costruzione steampunk.  Alice è uno dei miti prima del cyberpunk, che nella sua Wonderland vedeva la perfetta realtà virtuale; lo steampunk ne riprende l'ambientazione vittoriana, sottolineando ancor di più come l'età di Sterling e Gibson affondi le sue radici nell'età di Charles Babbage.

In questo senso, il film è interessante, perché lascia intendere che sotto la patina coloratissima del software dell'allucinatoria Wonderland ci sono gli ingranaggi esatti e stranianti dell'hardware del Tempo che ne regolano meccanicamente il funzionamento.

Se vogliamo tenere buona l'ipotesi di Wonderland come proiezione della mente di Alice, inoltre, va evidenziato come questa nuova sezione di Wonderland-Orologio sembri collegarsi al valore che Alice dà all'orologio rotto lasciatole dal padre (anche il castello del tempo diverrà, per causa sua, un grande "orologio rotto"), che alla fine lei restituirà al Tempo, lasciando così andare il ricordo del padre e superandone il lutto.



Il tempo-orologiaio, custode di un tempo meccanico circondato da buffi robotici servitori, controlla inoltre una struttura centrale che ricorda molto da vicino il Cuore di Metropolis nell'omonimo film di Fritz Lang, del 1926 (sul finale, è esplicitamente citato, quando i Minuti formano l'Ora e cercano di rimettere a posto il Time Out Of Joint); altro film adorato dai fan degli Illuminati (è il primo in cui appare robustamente il loro immaginario).

Alice ha infatti causato tutta la crisi rubando una cronosfera che si rivela una versione tascabile della macchina del tempo di H.G.Wells (1896); la ragazza la sfrutta per risalire la linea del tempo di Wonderland, fino a risalire al trauma primario che porta alla malvagità della regina rossa (nei minimi dettagli: il testone grosso, l'odio per le rose bianche e per la candida sorella buona, il conseguente amore per le rose rosse di rusicrociana memoria).

La regina, che vive in un rosso castello cuoriforme che ricorda i castelli di pietra volanti di Magritte, offre anche lo spunto per la citazione di Arcimboldi, riecheggiante nel nuovo esercito fitoforme che ha sostituito il classico mazzo di carte. Interessanti soprattutto per il loro dualismo con l'hardware del tempo, rispetto a cui la Regina Rossa rappresenta l'elemento biologico, il wetware, l'ineludibile scintilla di follia umana.

Un nuovo spiraglio sul fatto che tutto sia un delirio di Alice stessa è il fatto che si trovi imprigionata in manicomio uscendo dalla sua escursione nel mondo fantastico. Sono gli illuminati esponenti della compagnia che l'hanno fatta imprigionare per controllarla dopo che ha violato la loro stanza dei segreti.

Ma il finale è ovviamente di nuovo nel segno rassicurante e normalizzante di una Alice che torna ai suoi affari spregiudicati: l'apparente ribellione nel delirio implicita in Wonderland diviene ancora una volta solo l'esaltazione dell'intraprendenza capitalistica, dove Alice riprende il suo posto di ingranaggio nel meccanismo.

Fino al prossimo film.

*

Bonus track:
mi segnalano che anche Il Grande Lebowsky ha molte analogie con Alice In Wonderland, abilmente dissimulate. Una prova in più del valore meta-letterario e soprattutto meta-cinemico di questa macro-narrazione.

https://www.youtube.com/watch?v=E8lAF12OF1c

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