La seconda repubblica monregalese



LORENZO BARBERIS

Grandi sommovimenti pre-elettorali a Mondovì per le votazioni del 2017.
Notizia di questi giorni è la spaccatura tra MoMo e PD nella sinistra monregalese, già sospettabile da un po' di tempo da vari segnali.

La cosa mi ha fatto venire la curiosità di ricostruire i flussi elettorali monregalesi degli ultimi tempi, in un post di storia locale recente che interesserà, più che altro, i lettori monregalesi.

Partiamo da un dato di fatto: forzando un po' la mano, potremmo dire che Mondovì è sempre stata "a destra". Nella prima repubblica era sempre stata sotto la DC: una DC guidata dalla corrente di sinistra, va detto (da cui deriva, di fatto, l'attuale PD locale) ma inclusiva delle correnti di centro e destra. Il PCI è sempre stato una forza minimale, e l'opposizione - per tutta la prima repubblica - è stato invece il Partito Liberale, oltretutto su posizioni "di destra" rispetto a quello nazionale, legate alla figura di Raffaele Costa (e oggi del figlio Enrico), le più eminenti figure politiche monregalesi del dopoguerra, entrambi giunti ad essere ministri.

Dalla seconda repubblica in poi, il cambio di passo è stata la vittoria dei Liberali legati a Raffaele Costa, e il passaggio al ruolo di "opposizione permanente" degli eredi del centrosinistra DC.

Questo in sintesi. E un esterno potrebbe dire: per forza. Un comune di 20.000 abitanti, poco più di 10.000 votanti, avrà dinamiche elettorali piuttosto semplici, giusto? Sbagliato. Vediamo le evoluzioni nel dettaglio.

1990

La fine della Prima Repubblica giunge a Mondovì in anticipo di due anni. Nel 1990 Primavera '90, una prima lista civica "liberal costiana", vinceva le elezioni comunali portando a sindaco un ex-DC molto atipico come Michelangelo Giusta, con l'appoggio anche della sinistra PSI e del neonato PDS, che per la prima volta diventava spendibile in questa chiave nei giochi politici locali. Anche la scelta di Giusta è interessante: era infatti un ex-DC legato maggiormente alla sinistra interna, scelta opportuna dopo un colpo di mano della "destra interna" che aveva portato la sinistra DC in minoranza.

La macro-storia incide sulla micro-storia: il 1989, col crollo del muro di Berlino e quindi del PCI, è vitale. Costa avrebbe fatto un alleanza col vecchio PCI, pur essendo un vecchio liberale di destra? Personalmente non credo; ne il PCI, anche quello più morbido, credo avrebbe avallato l'operazione.

Primavera 90 funziona male, come male funzionava l'ultima DC monregalese, preda della lotta tra correnti, quella dominante della sinistra e la "nuova destra" interna di Ferrua. La DC di sinistra, confluita nel PPI, il Partito Popolare Italiano di Sturzo (un re-branding che è, qui da noi, un ritorno alle origini: il monregalese senatore Bertone è tra i fondatori del PPI degli anni '20), si trova qui perfettamente a casa propria.

1994

Nel 1994 però, per vincere Costa, il PPI monregalese, con una mossa simmetrica a quella del Costa alleato del PDS nel 1990, il PPI si allega con la Lega Nord bossiana nel 1994, appoggiandone il candidato sindaco Vaschetti. Vaschetti al ballottaggio così vince contro il candidato costiano, che curiosamente si chiama già Viglione come il sindaco oggi a fine mandato (ma è una pura coincidenza). Però, anche qui, PPI e Lega Nord non quagliano, e alla fine giungono a una spaccatura.

1998

Il 1998, dopo il "decennio di preparazione" dei '90, gli strani schieramenti monregalesi si allineano a quelli nazionali: la Lega di Vaschetti si allea con Costa, alleato naturale, anch'egli all'interno del Polo della Libertà (ma con una sua formazione autonoma: in qualche modo, come liberale di destra, ultimo segretario del PLI ormai disciolti, Costa non è un semplice berlusconiano. E' un modello nobile della destra berlusconiana).

Vaschetti sfida Marco Botto portato dal PPI, e vince al ballottaggio, anche perché non avviene l'alleanza del PPI col PDS, che allora portava Giacomo Melino. La transizione a destra è così compiuta: dal 1998 la città è governata da una destra (salvo ovvi distinguo) analoga alla destra che governa il paese, dopo gli strani esperimenti misti in cui, però, la destra (prima Costa, poi la Lega) erano in ogni caso predominanti. Per ora, però, sembra che tutto possa stare in un gioco dell'alternanza: Botto ha perso, ma in modo ragionevole, 45 a 55%.

2002

Nel 2002, però, a Vaschetti succede Rabbia (già suo assessore al bilancio), di nuovo per una destra "classica", che ottiene una netta vittoria sulla sinistra monregalese, che si attesta sul suo 30% (con Lucetta Galfrè Billò, prima candidata sindaca della storia monregalese, finora mai bissata).

Una percentuale, il 30%, a cui - finora - la sinistra monregalese è rimasta legata. Rabbia vince al primo turno col 58%. 7600 voti contro 3800. A parte, restano i 1000 voti della Lega Nord (che non si allea a questo giro, per gli eterni scazzi tra Berlusconi e Bossi, e/o forse qualche dissapore locale che non ricordo): il che avrebbe reso la vittoria ancora più bulgara: sommandoli, si arriverebbe al 66% di voti a destra. A parte restano anche i 600 voti di Rifondazione Comunista, al 4%. Più o meno anche il valore di questa area resterà fisso nel tempo.

2007

Con la vittoria del 2002 l'età costiana a Mondovì sembra ormai consolidata. Le elezioni del 2007 sono elezioni sotto tono nel derby cittadino. Anzi, la destra è così sicura di vincere che il vero interesse è nella sua divisione interna. Il blocco costiano del PDL candida Viglione, l'attuale sindaco, giovane assessore di Rabbia. Rabbia, che forse voleva il secondo mandato, si ricandida forte dell'essere sindaco uscente: prenderà il 2.5%. Quasi l'8 va a Viglietti, assessore di Rabbia, che corre in solitaria ma poi si riavvicinerà all'area di governo (tra le sue liste c'è già una Mondovì Oltre, che riapparirà alle prossime elezioni 2017, a quanto pare, ma con altro significato); Mondino, sindaco DC della prima repubblica passato a destra (anch'egli nella maggioranza uscente), corre in modo autonomo prendendo il 20%.

Enrico Ferreri, il candidato della sinistra, un nome della sinistra laica, non ex-DC (per la prima volta nella sec.rep. monregalese) prende il 27%: qualcosa meno della volta prima, un duecento voti in meno (3600), contando oltretutto che Rifondazione è alleata, e prende l'1 virgola: l'alleanza non fa bene al comunismo monregalese, né al centrosinistra molto centrista e molto cattolico, probabilmente.

Ferreri non fa alleanze con pezzi di destra (non ci prova nemmeno, al di là di cosa avrebbe poi realmente concluso), Viglione lo elogia per il fair play, e naturalmente vince in scioltezza. Ferreri abbandonerà poi il posto di consigliere a metà mandato (caso unico, mi pare, nella seconda repubblica monregalese per uno dei candidati sindaci andati al ballottaggio).

La sinistra monregalese è ai minimi storici: pur frammentato (per assenza di rivali esterni, lo scontro diviene interno), il mondo della destra monregalese è al 73%.

2012

Nel 2012 però le cose sembrano cambiare. Viglione può spendere il vantaggio insito al sindaco al secondo mandato, dove non abbia governato malissimo. Però, l'area "centrista" del suo governo si separa da lui così come a livello nazionale Fini e Casini si staccano da Berlusconi per unirsi al governo della "nuova destra" di Monti, nata nel 2011 e per il momento ancora dotata di una certa credibilità a livello nazionale. L'area centrista del centrodestra risponde poi a un reale radicamento sul territorio. Ciò riapre i giochi.

Ma ci sono anche altri fenomeni nuovi. Il cioccolataio vicofortese Bessone (ma di fama nazionale sotto il profilo gastronomico) si candida con Fini: sarà però l'unico candidato sindaco della sec.rep.monr. a fare lo zerovirgola. Appaiono i Cinquestelle di Grillo, che viene personalmente a Mondovì per un comizio-spettacolo con grande successo di folla (ne ho scritto sul blog). Prenderanno il 10 per cento circa, 1100 voti, e sono la grande novità elettorale di questa tornata.

All'epoca le polemiche grilline sono ancora, a livello nazionale, contro lo Psiconano e contro Rigor Montis, criticando equamente PDL e PD-L; ma a Mondovì lo scontro più aspro (come è oggi) è col PD. Infatti la sinistra monregalese, forse visto anche lo spiraglio offerto dallo smarcamento dei centristi di Bovetti, si lancia con maggior convinzione nella battaglia. Si fonda così un Movimento per Mondovì, abbreviato MoMo (come la bambina saputella di Michael Ende) che ai 5stelle sembra una lista civetta della loro (contestarli, al proposito, non è facilissimo).

Il MoMo raccoglie i soliti voti della sinistra monregalese, perfino un po' meno di quelli di Ferreri 2006 (3500 voti contro 3600) ma come percentuale dei votanti (in calo) torna al quasi 30 per cento di Billò 2002.

Viglione fa il 48 per cento, Bovetti dei centristi il 12. Rispettivamente, 5900 voti e 1550 voti circa. Un 60 per cento dei voti, sempre notevole, ma: primo, si sono persi 13 punti percentuali, e oltre 2000 voti rispetto alla tornata precedente di Viglione 1; secondo, non è un derby interno per mancanza di avversari, è competizione reale.

Bovetti infatti si apparenta col MoMo di Magnino. Anche qui, l'agibilità politica forse è data dal fatto che non ci sono partiti in vista, specialmente non Rifondazione Comunista (presente all'ultima elezione). Ce ne sono gli eredi politici, che abbandonano il campo prima del ballottaggio, rifiutando l'apparentamento con tanto di lettere sui giornali, abilmente sfruttate dalla destra ("sono divisi già adesso, come fanno a governare!"). Quanto pesano?

Il MoMo si compone di 7 liste. Quella della sinistra-sinistra (diciamo così, che dire "estrema" pare brutto, e "radicale" in Italia è Pannella...) si identifica coi Beni Comuni e prende il 2 per cento dei voti. Duecento voti, che probabilmente però si faranno sentire al ballottaggio.

Il PD si presenta come Mondovì Democratica, ha espresso - dopo primarie di coalizione - il candidato sindaco, Paolo Magnino, che ha vinto contro il candidato della sinistra-sinistra, Alessio Giaccone. Ha però preso solo il 7 per cento dei voti totali, 759 voti. Il PD monregalese è sceso così in basso? No, ma molti dei voti che sarebbero andati al PD si sono dispersi nelle varie liste civiche, prive di particolare identità. Questo rende la conta molto difficoltosa.

In ogni caso, il MoMo aveva ottenuto un 29.5 per cento, di cui un 7 alla lista del PD, un 2 alla lista dei Beni comuni e il restante frammentato tra varie liste, quelle più civiche senza aggettivi, giunte a un complessivo 20 per cento dei voti (in realtà, avendo il candidato sindaco, il PD farà comunque 2 consiglieri su 3, pur contando formalmente per meno di un quarto della coalizione).

Arrivati al ballottaggio, dunque, Viglione ottiene 5400 voti. Ne perde 400 dei suoi di partenza. Magnino+Bovetti ottengono 5000 voti. Praticamente la somma dei loro voti di partenza. Il che è interessante, perché si dovrebbero togliere i 200 della sinistra post-rifondazione, e non aggiungere quelli dei cinque stelle (1100 voti) che avevano dato indicazione di astenersi. Ma, ovviamente, nel segreto dell'urna, l'elettore fa ciò che vuole, e meno male.

E quindi, al ballottaggio, una vittoria di Viglione 52 a 48. Vittoria, ma risicata, più di quanto non si sia ammesso (giustamente, da un profilo strategico).

Credo che abbia preoccupato ancora di più il risultato delle Politiche 2013.

PD+Sel prendono 3200 voti (290 a SEL di Vendola: quando riconoscibile, l'area di sinistra-sinistra è più forte), complessivamente il 26% di voti (più o meno, quello di Ferrero; e sempre nello stesso ordine di grandezza). oltretutto, altri 200 voti vanno a Ingroia: se unita, la sinistra-sinistra monregalese ha un bacino di oltre 500 voti, corrispondenti più o meno a quelli di Bertolino nel 2006. Un 4% allora, oggi (nella crisi dell'astensione) forse qualcosa di più.

Ma i 5S prendono (a meno di un anno) oltre 3100 voti, totalizzando circa lo stesso 26 per cento della sinistra monregalese unita. Certo, elezioni diverse. Tuttavia il bacino potenziale è quello.

Invece, il PDL di un Berlusconi sempre più bollito fa 3500 voti. Il 28% per un'area che, pochi anni prima, con diverse condizioni e in diverse elezioni, coagulava il 73%.

Monti, l'area di Bovetti in teoria, fa 2000 voti, il 16%; ma intanto sparisce Monti, sparisce anche il consenso coagulato attorno a lui.

Probabilmente è questo il segnale che spinge a correre ai ripari. Costa (ormai il figlio Enrico, non il padre Raffaele, in una staffetta di fatto efficace) abbandona Berlusconi e passa al Nuovo Centrodestra, alleandosi - assieme al leader nazionale Alfano - con Renzi, che lo renderà, nel 2016, ministro per gli affari regionali. Se il governo regge fino al 2018 (il referendum costituzionale è la grossa incognita), Costa affronterà le comunali (come leader della destra, si intende, non direttamente) da ministro. Probabilmente anche questo lo ha spinto per un "centrodestra civico che guarda a sinistra": può così più agevolmente spendere la sua autorevolezza nazionale di ministro senza creare imbarazzi a Renzi (come accadrebbe per un "centrodestra/destra", alleato magari a Lega Nord di Salvini e alla Meloni).

Tra l'altro, interessante per curiosità anche il dato Europee 2014. Siamo al PD di Renzi al 40%; interessante che, però, lo ottiene anche a livello monregalese (non era scontato). Probabilmente, sta qui la spinta che porta il PD monregalese a pensare di candidarsi col suo volto alle prossime elezioni 2017, uscendo dalla dissoluzione nel MoMo.

Quella del PD è una crescita reale, anche nei voti: 4200 voti, quasi 42% dei consensi. Due parametri mai raggiunti dalla sinistra monregalese. I 5S calano a 1800 voti, il 18%, Forza Italia (Costa si è allontanato ormai) è al 12%, 1200 voti, la Lega ha i suoi soliti 1000 voti già di anni prima, che ora valgono il 10%, l'NCD benché ormai costiano (ma la transizione è recente) fa poi solo 700 voti, il 7%.  Scelta civica dal 16% è sceso allo zerovirgola, mentre 400 voti e 4% a testa vanno alle ali estreme: Lista Tsipras a sinistra e lo stesso a Fratelli d'Italia, il "nuovo MSI" di Giorgia Meloni. Sommando tutte le destre (a livello nazionale, litigiosissime) si arriva comunque a uno scarno 33%, per totali 3000 voti. Certo, a questo appuntamento hanno votato in pochi: e comunque meglio del quadro delle politiche 2013.

L'ultimo test monregalese del 2016 (in mezzo c'è ancora il referendum costituzionale d'ottobre/novembre) è il referendum sulle energie appena passato. A Mondovì hanno votato 4.805 persone (29% di affluenza): il 78,4% ha votato "sì", il 21,6% ha votato "no" (circa 1000 persone). Il significato è però minimo sullo scacchiere politico cittadino.

E così si è giunti a questa nuova elezione, che si annuncia molto combattuta, anche per i movimenti inconsueti sullo scacchiere cittadino, in cui una parte della sinistra si allea con la destra, come già avvenuto (a parti incrociate) nel 1990 e nel 1994. Ma questo, semmai, potrà essere oggetto di un prossimo post.

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