Dada


LORENZO BARBERIS

Oggi avevo preventivato di scrivere due righe sul 14 luglio 1916 e sulla nascita del Dada.
Il Dada nasce infatti cent'anni fa esatti, presso il Cabaret Voltaire di Zurigo, col "Manifesto di inaugurazione" di Hugo Ball, che avvia la prima serata Dada.

Dada è un nuovo orientamento artistico. Ciò risulta dal fatto che nessuno finora ne sapeva qualcosa e domani tutta Zurigo ne parlerà. Dada viene dal dizionario. E’ terribilmente semplice. In francese significa hobby, in tedesco: Ciao, andate per favore in quel paese, arrividerci a presto! In rumeno: ‘Si in effetti, ha ragione, così è. Si, davvero. Facciamolo.’ E così via.

Avrei voluto riflettere (considerazioni ovvie, per carità) come il nonsense del Dada nasce dal contesto di guerra che avvolge l'Europa, nella Zurigo rara isola neutrale. Una parola insensata anche perché "terribile", "guerra mondiale e nessuna fine.", "rivoluzione e nessun inizio".

Una parola internazionale. Solo una parola e la parola come movimento. E’ semplicemente terribile. Quando ne facciamo un orientamento artistico, ciò deve significare che vogliamo eliminare le complicazioni. Dada psicologia, Dada letteratura, Dada borghesia e voi, egregi poeti che sempre avete fatto poesia con le parole ma che non avete mai poetizzato la parola stessa. Dada guerra mondiale e nessuna fine, Dada rivoluzione e nessun inizio.



Avrei quindi voluto sottolineare come il 14 luglio 1916, "rivoluzione senza inizio / guerra mondiale senza fine", conteneva in sé i due estremi: il 1916 della Grande Guerra e il 14 luglio della Rivoluzione Francese, l'archetipa presa della Bastiglia. E forse non è un caso, quindi, che il Dada nasca in un locale che si chiama Cabaret Voltaire, il nume tutelare dell'Illuminismo e della sua Rivoluzione.


E poi mostrare come - senza una derivazione necessariamente diretta - questa sintesi tornava in un'opera archetipa del surrealismo (che a suo modo dal Dada deriva) come il ritratto immaginario di Sade fatto da Man Ray. Opera che trascende un momentaneo scherzo per il puro gusto di epater le bourgeois: i Surrealisti ponevano infatti Sade come loro nume tutelare, basandosi anche sull'episodio apocrifo che lo vedeva istigatore della Rivoluzione Francese, stimolando alla presa della Bastiglia gridando dalle sue finestre (dov'era in effetti rinchiuso): "Cittadini, qui massacrano i prigionieri!"

Sade, quindi, come l'orrore che è a fondamento della civiltà, il lato oscuro della Rivoluzione, che non può essere mai del tutto risolto e razionalizzato. Un Orrore che esplode nel Terrore, naturalmente, nella restaurazione, nei nazionalismi ottocenteschi, e che culmina nella Grande Guerra, punto momentaneo d'arrivo (allora) di questo dispiegarsi dell'indicibile.


Ma poi, nella notte di ieri, il non-senso è dilagato nuovamente nelle nostre città. Nizza, che amo molto, a due passi dal mio cuneese (a Parigi è stato solo un "incidente tecnico" quello avvenuto alla Tour Eiffel, secondo le dichiarazioni ufficiali.). Ritorna l'incubo degli attentati di Parigi di pochi mesi fa, quando oltre al Bataclan era stato colpito anche il Comptoir Voltaire. Simboli non casuali ieri, date non casuali oggi.

E all'improvviso, non c'è più nulla da dire.





*

(foto di copertina: "The Art Critic" di Raoul Hausmann 1919-1920)

Post più popolari