Nuovo Disordine Mondiale



LORENZO BARBERIS

Tutto è a posto / Niente è in ordine.

I fatti di Nizza mi hanno colpito particolarmente: la città, del resto, è la gemella della mia Cuneo.
Da qui questo post, che serve soprattutto a me, per raccogliere le idee.
La situazione si è dimostrata in continua evoluzione, più del previsto:
quindi il post sarà aggiornato periodicamente.

(Cuneo Illuminata dedicata a Nizza)

Gli spunti più interessanti li ho trovati espressi nel mondo del fumetto, che seguo sempre con interesse.
Un primo spunto interessante per leggere l'evento l'ha espresso un fumettista che apprezzo, Roberto Recchioni, editor di Dylan Dog ed Orfani, indubbiamente esperto di marketing fumettistico online. Andrea Coccia ha citato e sviluppato tale spunto su Linkiesta"L'Isis  sta facendo web marketing".

(Un articolo precedente, più "tecnico" nell'analisi dell'uso capillare del marketing da parte dell'Isis è questo di Giovanni Sommavilla su Discorsivo, che inserisce nel discorso del Marketing anche la Gamification tra le tecniche usate dall'ISIS: un discorso che comunque troviamo già in ambito anglosassone almeno dal 2014 (vedi qui), data di nascita dell'ISIS nella sua forma attuale. Ma andiamo con ordine.)

Art Spiegelman, "In the shadow of no towers" (2001)

Bin Laden con Al Quaeda aveva capitalizzato un enorme attentato con le Torri Gemelle ma, nonostante una certa consapevolezza nella manipolazione dei media, il suo delirante progetto di un califfato si muoveva ancora su dinamiche novecentesche, e la struttura terroristica diventava una zavorra.

L'Isis ha colpito inizialmente per la sua capacità di creare quell'Islamic State fondamentalista che Al Quaeda aveva potuto solo sognare, fondandosi non tanto sul lavoro pregresso dei quaedisti, ma sulla destabilizzazione prodotta dall'Infinite Justice di Bush (a cui nemmeno Obama non ha saputo dare una vera discontinuità). 

Il crollo di Saddam in Iraq (Bush) e l'attacco ad Assad (Obama) in Siria, dittatori militari laici legati entrambi all'ideologia Baath, di tipo nazionalista, ha creato le condizioni per la nascita, appunto, dell'Islamic State Iraq-Siria. La distruzione di Gheddafi in Libia (sotto Obama, con forte impulso francese di Sarkozy) ha creato un nuovo bacino di espansione. Le profonde divisioni tra gli avversari dell'Isis (tra cui il rinfocolato dualismo Nato-Russia, divisi anche dal conflitto in Crimea) ha permesso al Califfato di resistere a lungo, ma attualmente la sua dimensione territoriale (il fattore iniziale, apparente, di novità) sembra in effettiva, reale crisi.

fumetti del passato che non leggeremo più allo stesso modo.

E qui interviene il marketing.
Il Califfato può ora capitalizzare il branding effettuato e fare web-marketing: indicare obiettivi generici, facili obiettivi dell'odio di marginali frustrati (naturalmente, più facile la ricezione da parte di persone nate o provenienti da paesi originariamente islamici: ma temo prima o poi potremmo vedere l'azione di neo-convertiti), suggerire modalità operative facilissime da applicare (su tutte, la car-jihad andata tristemente in scena a Nizza), e dare poi risalto agli attentati così avvenuti rivendicandoli come suoi; e il ciclo può riprendere.

Col tempo è emerso che l'attentatore di Nizza non era un lupo così solitario: figlio di un integralista islamico, sembrerebbero sempre più accertati dei legami con la rete terroristica dell'Isis, che gli avrebbe fornito soldi e mezzi per compiere il suo attacco. Ma non cambia moltissimo: i successivi numerosi e reiterati attacchi in Germania (knife-jihad su un treno e per strada, attacco a Monaco con arma da fuoco nei pressi dello stadio olimpico che ha visto nel 1972 l'attentato di Settembre Nero, primo caso di terrorismo islamico in occidente, e la bomba ad Ansbach...) sono invece più vicini a questa modalità.

Charlie Hebdo era ancora un attentato tradizionale (obiettivo previsto e preventivamente rivendicato, modalità di assalto armato tradizionale), il Bataclan era una transizione (modalità tradizionali, obiettivo già molto meno definibile), Nizza è una nuova terrificante modalità (obiettivo significativo ma casuale, modalità di car-jihad).

Purtroppo, è una strategia win-win per i terroristi: se l'Occidente non reprime appare perdente; se reprime colpisce per forza in modo errato, creando le basi per nuovi terroristi.

Satrapi, "Persepolis". Clash of civilizations.


Come disinnescare questo attacco? Una posizione minima condivisibile, anche ovvia, è quella espressa con la massima efficacia da un altro fumettista, Matteo Bussola, disegnatore divenuto noto ultimamente per il suo nuovo ruolo di efficace opinionista online. Bussola ha difeso l'idea che bisogna evitare una frattura "noi" e "loro", dove in questa frattura coincide con la scissione "Occidente" e "Islam".

Io personalmente penso che la frattura non sia tra Cristianità e Islam, o in modo astratto tra Occidente e Oriente, ma tra Illuminismo e Oscurantismo, dove nel primo dei due poli si può includere quella parte dell'islam - che spero e credo maggioritaria - che condivide i fondamenti del confronto democratico; e nella seconda possono includersi diverse forze teoricamente "occidentali". Non è un caso, forse, che tra i simboli colpiti dal terrorismo vi siano numerosi elementi che rimandano all'Illuminismo: la libertà di satira di Charlie Hebdo, che derivava direttamente dal Candide; il Comptoir Voltaire, oggi il 14 luglio.

In questo senso, è ovviamente errata la richiesta di dissociazione avanzata come un ultimatum nel confronto degli islamici in quanto tali (portata avanti in modo goffo anche da molti giornali nazionali), in quanto è più corretto presupporre all'origine che non vi sia nessuna associazione tra loro e il terrorismo.

Tra l'altro, il terrorismo fondamentalista islamico è anche contro la maggior parte degli islamici: islamiche sono alcune delle vittime degli attentati europei, e l'ISIS, negli stessi giorni, ha colpito in numerosi paesi islamici.

Piuttosto dunque potrebbe essere utile (come avvenuto dopo Parigi, ad esempio, in molti luoghi, anche nella mia Mondovì, con una manifestazione unitaria di tutti i cittadini) unirsi nella manifestazione rituale ma necessaria contro il terrorismo (e ancor di più nella riflessione sul terrorismo), come cosa naturale. Naturalmente, un corollario è anche condannare con durezza non solo i terroristi, ma anche i loro effettivi supporter, al di là dell'appartenenza.

(Restando alla mia Mondovì, la comunità islamica ad esempio ha condannato anche i recenti fatti di Nizza, esprimendo però fastidio per alcune richieste pressanti, come si vede qui).



Poi, dal giorno immediatamente successivo a Nizza si è sviluppato il Golpe Turco. Nessuna connessione se non la suggestione della sequela di date, ovviamente, ma anche questo evento ha portato a un netto peggioramento della situazione. Sia sotto il profilo geopolitico generale, sia nella dinamica della definizione "noi/loro".

Ora: Erdogan era sempre stato ambiguo nel suo rapporto con l'ISIS - aderiva formalmente all'alleanza internazionale che la combatte, essendo paese Nato estremamente strategico, ma in molti casi la favoriva, anche in funzione anti-curda. Le cancellerie occidentali hanno manifestato un silenzio attendista sul Golpe, e alcuni politici (a destra, ma anche del centrosinistra) hanno espresso soddisfazione molto anticipata per il golpe, dato che l'esercito è considerato tradizionalmente garante della laicità turca fondata da Ataturk (di nuovo una dinamica "noi/loro" negativa).

Ma questa volta il golpe laicista è fallito, e ha finito per permettere a Erdogan una sorta di anti-golpe: ha bloccato la base aerea USA anti-ISIS chiedendo la testa del nemico esule Gulen (accusato del Golpe) su un piatto d'argento, e sostenendo in modo più o meno aperto un coinvolgimento americano. La repressione ha coinvolto un target di oppositori molto vasto, ben oltre i golpisti veri e propri; inoltre Erdogan propugna la reintroduzione della pena di morte (ponendosi definitivamente fuori dall'UE). Accanto alla vasta repressione ufficiale (sessantamila arresti finora), pare che vi sia la repressione informale dei fondamentalisti islamici, che stanno imponendo, di fatto, l'uso del velo alle donne con la forza, e in generale vanno intimidendo e tacitando la parte laica del paese.

Curiosamente, negli stessi giorni Houellebecq era a Barolo, per l'edizione di "Collisioni" (il grande festival cuneese) intitolata con sinistra proprietà "Strangers". E' qui così che egli, nella sua prima occasione pubblica dopo i fatti avvenuti, ha fatto le sue dichiarazioni. "Erdogan somiglia al presidente del mio Sottomissione" (che vince le elezioni con un volto democratico, e poi approfitta di un mediocre golpe del partito "europeo-identitario" per prendere il potere); i fatti di Nizza dimostrano come la Jihad ha ormai vinto anche da noi, e "l'europeo del futuro sarà monoteista" (ovvero, secondo lo stesso romanzo, identitario-europeo o islamico, i due schieramenti che si contrappongono).

Al di là delle posizioni di Houellebecq, comunque, il Golpe Turco aggiunge un netto peggioramento allo scenario: anche se forse una sua riuscita avrebbe introdotto un quadro ancora più caotico e decisamente peggiore. Indubbiamente, ha poi perso anche il "noi" della Turchia islamica laica e non golpista, contro il "loro" del fondamentalismo autoritario (come avvenuto nel 1979 nella Persia laica degli Scià, divenuta poi l'Iran del fondamentalismo sciita degli Ayatollah).


Chiudo quindi con l'immagine di copertina: una installazione fiorentina di questi giorni, di cui ho saputo tramite un altro fumettista che apprezzo, Giuseppe Di Bernardo.

La scultura è divenuta il simbolo del lutto del David fiorentino di Michelangelo per i fatti di Nizza, ma (come nota bene Di Bernardo, che è attento lettore di simboli nelle sue storie) se il David è il simbolo della ragione e della laicità, mostrarlo rovesciato e prigioniero dell'Opera Al Nero non è così di buon auspicio. Forse l'artista ha percepito un mutamento in corso negli archetipi junghiani: percezione che il principio fondante della tradizione illuminista stia assistendo al suo rovesciamento non è forse così errato.

Interessante notare come la statua in marmo bianco dipinto - realizzata dagli Studi Cave Michelangelo di Carrara - inizialmente non era pensata per Nizza, ma per la Settimana Michelangiolesca. Il curatore Sergio Risaliti ha spiegato come "Il senso generale era quello di eliminare dal David la sua carica di violenza e lasciarvi il segno del martirio, che è quello dei profughi, del ragazzo morto a Fermo, di tutte le vittime del terrorismo". Anche il "togliere la carica di violenza del David" (che è in sé minima, non certo esasperata) è una spia molto significativa dell'evoluzione (e declino) della democrazia odierna.

In ogni caso, mi sembrava l'immagine perfetta per questo lungo post.
Una sintesi efficace, anche se purtroppo per nulla positiva.

(La torre del Belvedere, simbolo di Mondovì, con tricolore francese. Foto Michele Odenato).

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