Ring delle Arti


LORENZO BARBERIS

Domenica scorsa mi è capitato di esser parte della giuria del primo "Ring delle Arti" qui a Mondovì, assieme agli architetti Cristiana Manfredi ed Edmondo Bongioanni, allo scrittore Marco Tomatis e al giovanissimo (ma preparatissimo) Teseo.

L'evento era organizzato all'interno di "Arte in Belvedere", di cui ho già parlato: una serie di eventi a cadenza mensile in grado di valorizzare la stupenda cornice del Belvedere di Mondovì Piazza con una serie di eventi artistici a tema.





I manifesti di Arte In Belvedere.
Col patrocinio della Città di Mondovì e degli Amici di Mondovì Piazza.

Va detto, intanto, che la locandina della manifestazione è molto bella, perché propone ogni volta una sintesi astratta diversa della torre del Belvedere, il simbolo della città, come si può vedere qui sopra. In qualche modo, una sintesi perfetta del progetto, che mira a valorizzare l'arte gotica e barocca di Mondovì Piazza tramite il ricorso a un'arte contemporanea, astratta, surreale, pop, giocando di contrasto e non di sovrapposizione con la meravigliosa cornice architettonica e paesaggistica.


Nove artisti si sono confrontati nell'interpretare un tema scelto. L'ispirazione è venuta da una canzone di Ivano Fossati, "La costruzione di un amore", che è stato però così modificato: "La costruzione di una more", nel senso: la costruzione di una (o più) more.

Un tema paradossale, che ha rappresentato così una divertente sfida, vagamente surrealista, per gli autori convenuti.



Vincitori del premio di 150 euro messo a disposizione de La Cattolica Assicurazione sono risultati, con giudizio unanime, i Mogg, il cui stile si sposava del resto perfettamente col tema assegnato, dato che la loro arte si incentra sulla costruzione di complesse ed ironiche macchine impossibili (il duo artistico realizza tali opere alternandosi nel disegno, aggiungendo ognuno dei due un componente fino a che l'immagine non è completata).

Qui vediamo quindi una gigantesca mora che viene assemblata su una struttura in legno: dal basso, nel Cantiere, dei minuscoli omini rivestono con le pagine di libri del palloni che poi appendono; dall'alto delle donnine gonfiano e attaccano dei palloncini alla struttura. Un ometto provvede poi a colorare le sfere così assemblate. Meno chiaro il ruolo delle api, una presenza frequente nei dipinti dei Mogg.



Colpisce, nelle dimensioni ridotte, la capacità di condensare un livello altissimo di qualità e di dettaglio.


Addirittura le pagine di libro strappate per avvolgere i palloni da colorare sono leggibili nelle loro scritte. "La farina con le uova", leggiamo su un lembo caduto nel vuoto; "sono cose semplici che" e "decorare con le more" su quelli usati per avvolgere la mora stessa. Libri di cucina, quindi, si direbbe: e pure a tema.







Al secondo posto la scultura raku di Persea, che colpisce in particolar modo per la bravura tecnica consolidata dell'artista; al terzo posto di nuovo il raku, con Gioele (qui ritratti da Alex Occelli) a pari merito con l'illustrazione di Giovanni Gastaldi, che ha interpretato le More nel senso di "donne more", con un'immagine elegante e dal gusto vagamente retrò (vedi qui sotto).


Ma anche le altre soluzioni sono interessanti: Alex Occelli, come abbiam visto sopra, decide di ritrarre tutti i partecipanti al concorso, raffigurando così "i cercatori di more".





 Massimo Tranchina immagina una sorta di villaggio delle more che sembra un villaggio dei puffi, con le more al posto del funghi allucinogeni come piccole casette.



Francesco Segreti (già correttamente vestito in viola-mora) interpreta il tema in modo astratto, giocando anche lui sul doppio senso di "mora", e utilizzando quindi tonalità marroni (la mora donna) e viola (la mora frutto). Il risultato è un dipinto astratto che può ricordare vagamente la pulsantiera di un ascensore (il che si presta perfettamente a letture simboliche: l'amore come alti e bassi, salire e scendere, perdersi e trovarsi).






Micaela Calliero rappresenta lo sgomento di affrontare questo tema con un disegno che richiama l'emoticon dello stupore su facebook, ricavata dall'Urlo di Munch. Il tutto su un appropriato sfondo di more.



Infine Marco Roascio, da par suo, usa l'anagramma e da "La costruzione di una (o più) more" ricava "Comune? La ruspa di tuo zio! Oneri!", che traspone poi nella rappresentazione appunto di una ruspa stilizzata e astratta. Inoltre Roascio reinterpreta in modo astratto la locandina del concorso.


Fuori concorso, era presente anche Roberta Astegiano, che ha esposto i suoi caratteristici lavori in bianco e nero senza però rielaborare il tema del concorso.

Insomma, una rassegna divertente e interessante, in attesa dei prossimi appuntamenti dell'Arte in Belvedere.

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