Serviti di Barbie e di Bafomet.


LORENZO BARBERIS.

Disclaimer: sconsigliato alle persone troppo sensibili in tema di religione.
E non prendete sul serio le divagazioni esoteriche, proposte qui per puro divertissment.


L'amica Cristina Bordone Botta mi segnala gentilmente la bellissima immagine qui sopra, la Barbie Baphomet, creata da una coppia artistica argentina (in verità su Facebook l'immagine è censurata sul seno, perché non c'è problema a diffondere immagini potenzialmente blasfeme, basta che permanga una sessuofobia vittoriana).



L'immagine mi intriga molto e scopro subito facilmente che fa parte di una mostra artistica che inaugura in questi giorni in Argentina (terra dell'attuale pontefice massimo, tra l'altro), a Buenos Aires, alla Popa Gallery (che vorrà dire forse altro in spagnolo, ma che sembra un ulteriore rimando papale). Quella sopra è la locandina ufficiale della mostra, inaugurata l'11 ottobre 2015, e richiama le classiche pubblicità anni '80 della Mattel, ben note a chi, come me, era nel target d'età a quei tempi.
Autori, Pool Paolini e Marianela Perelli, in arte Pool e Marianela (qui il loro interessante sito).


La mostra include 33 figurazioni di Barbie e di Ken, che vanno in verità a colpire soprattutto figure della religione cattolica (il numero è nuovamente simbolico e non casuale), specialmente, è ovvio, nella devozione di marca latinoamericana.



La stragrande maggioranza delle interpretazioni insistono sul parallelo Barbie-Madonna, del resto quello più ovvio: qui sopra vediamo ad esempio il Sacro Cuore di Maria e la Maria Addolorata, colpita nel Sacro Cuore da sette spade simboliche nel cuore.


(A margine, è interessante che nei Tarocchi sia il Nove di Spade a simboleggiare l'archetipo della donna addolorata. Ma non divaghiamo).


Non mancano altre sante, a partire dalla Maddalena, anch'ella correttamente in topless e con il flagello in mano.


Oppure Santa Caterina da Siena, stigmatizzata.


Non mancano le figure di contorno: Skipper, la barbie-teenager, è una perfetta Bernadette Soubirous, ad esempio.


La figura di Christie sembra voler aggiungere blasfemia alla blasfemia, ma in verità è proprio il nome della Barbie di colore, introdotta tardivamente per correttezza politica (e per conquista di una fetta di mercato).





Colpisce che manchi proprio Santa Barbara, a tale proposito, eternata tra gli altri da Lorenzo Lotto che ne effigiò con dovizia di dettagli il supplizio; e similmente la Christie nera poteva suggerire una crocifissione al femminile che è ormai un rovesciamento simbolico abbastanza ovvio.


Il tema era stato trattato dai due artisti in "My Own Jesus", l'unica femminilizzazione era quella del Jesus personale delle Femen. Gli altri "Personal Jesus" invece apparivano deformazioni negative e strumentali (ironia più specifica verso il protestantesimo, che si basa sul concetto di Salvatore Personale).

Invece, alcune crocifissioni sono realizzate da Ken, che a mio avviso è inadatto a tale ruolo, in quanto avrei trovato molto più azzeccato Big Jim, il vero fidanzato di Barbie come arcinoto.



Più convincenti alcuni altri santi, che si prestano maggiormente alla più femminea interpretazione di Ken, tra cui notevole il San Giorgio contro una specie di Minipony gigante al posto del Drago (fa il paio con la notevole Barbie guerresca nelle vesti di Giovanna d'Arco).


Non manca qualche accenno "di copertura" su altre religioni, nella fattispecie Induismo e Buddismo, con una Barbie Kalì e un Ken Siddharta (altre religioni, naturalmente, non vengono toccate: ma, naturalmente, solo per legittima e libera scelta degli artisti).

L'attenzione si concentra dunque non sull'archetipo di Maria, con una riscrittura che ha qualche precedente anche "esoterico". E qui veniamo al Baphomet. Il Baphomet templare è sempre stato ritenuto divinità maschile, e per diversi anche trascrizione errata di Mahomet che lo contaminava con l'idea di "baffi" insita nel volto barbuto, che sarebbe stato venerato dai templari (nonostante, o forse proprio a causa, del fortissimo divieto dell'Islam).


Un Baphomet con seni appare già nei tarocchi, ma il primo ad accentuarne la femminilità è Eliphas Levi verso il 1850, nella sua opera che porta alla trasformazione (non del tutto positiva, in realtà) dell'Ermetismo in Occultismo. Qui Baphomet appare abbastanza chiaramente come una donna mascherata da capro.


A inizio '900 furono frequenti le figurazioni femminili del Baphomet in fotografie tra l'erotico (molto softcore per i nostri gusti) e l'esoterico. Ma sarà un film anni '20 a segnare una svolta.


 In Metropolis (1926) di Lang, infatti, la leader religiosa Maria (di chiara matrice "mariana") viene rapita dai dominatori del NWO prossimo venturo e duplicata in una robotrix androide (una bambola, appunto). Il tutto in modo tecnologico, certo, ma sotto l'egida di una stella rovesciata, simbolo della testa di capro bafomettiana.


In Metropolis, i tecnocrati provvedevano poi a rovinare l'immagine della Maria del film facendone una ballerina di Night Club fino a tramutarla nella Grande Babilonia dell'Apocalisse.


Da allora i complottisti di mezzo mondo vedono Metropolis come modello della creazione di pop-star dominate da una Elite Illuminata, in cui l'eterno femminino viene volutamente de-sacralizzato. Il modello è Marilyn Monroe (Mari-lyn, appunto) da cui riprendono tutte o quasi le popstar postbelliche (Marilyn Programming).


Tra queste neomarilyn, negli anni '80, buona ultima Madonna (attualmente "regnante", possiamo dire, come massima "popstar illuminata") che ha rafforzato la sua connessione con il Bafometto in un concerto. E quindi il cerchio si tiene, e quella Barbie-Baphomet potrebbe avere più significato di quanto potrebbe sembrare.




L'operazione è intenzionale? Difficile dirlo.
Una certa cultura esoterica comunque gli artisti ce l'hanno, visto che nella loro Galleria dei Cattivi a figurine stile Panini, oltre a Papa Ratzi, inseriscono Crowley e La Vey.


Sul loro sito, inoltre, i due si presentano in modo inquietante, con Marianela (nome mariano, tra l'altro) nei panni della Santa Muerte di tradizione latinoamericana (altro rovesciamento dell'archetipo femminile benevolo).
Ma è probabile, naturalmente, che sia solo una coincidenza.



Insomma, se non altro, di sicuro una operazione artistica ben congegnata.
Ci sono tutti gli ingredienti per una storia pop di successo: la nostalgia anni '80, un filo di blasfemia (ma giocata con il giusto garbo e ironia), la citazione e la fusione di un grande archetipo commerciale e un grande archetipo culturale.


La patina pop serve a rendere cool e glamour l'operazione quanto basta, mentre il gioco sul filo della blasfemia serve ovviamente a cercare lo "scandalo" che potrebbe, opportunamente utilizzato, lanciare a sufficienza la mostra dal rumore di fondo indistinto del pop contemporaneo. La brava Marianela è riuscita perfino a donare una delle sue bambole all'argentino Papa Francesco, documentando l'evento: insomma la provocazione è stata condotta con efficacia.

La contestazione ecclesiastica è in realtà, se uno sa leggere tra le righe, abbastanza raffinata ed equilibrata.

"Qualcuno potrebbe pensare che l'ufficio marketing del Vaticano sia impazzito e abbia avviato un restyling un po' audace della produzione figurativa cultuale, ma la verità è che la versione religiosa dei due manichini mignon è ufficialmente la provocazione di due artisti argentini" esordisce con bonaria ironia la nota dei vescovi.

"Invitiamo i genitori a lavorarci su fin d'ora, a spiegare ai figli perché una bambola non sempre è un omaggio, per decostruirne il ruolo fittizio e ricostruire la catechesi vera. Prima che si comincino a vendere anche la Chiesa apribile completa di accessori".

Insomma, in una blanda critica  i vescovi non mancano di offrire un buon suggerimento (la Chiesa di Barbie dopo la Casa della suddetta).

"Davvero, Marianela, ho apprezzato la tua installazione."

Per consolare gli spiriti religiosi giunti a leggere fin qui, posso evidenziare come Pool e Marianela sono estremamente utili. Infatti, la garbata tolleranza con cui la loro provocazione è stata accolta è in fondo un segno della democrazia della nostra cultura, che volenti o nolenti poggia (anche solo crocianamente) su basi cristiane. Ma in fondo da sempre gli artisti sono stati liberi di utilizzare i santi della tradizione cristiana - fino ai più alti vertici - come mezzi per interpretare la loro concezione degli archetipi che rappresentavano.

Al limite, se si sentono offesi, i più conservatori possono rammentare ai due artisti che il destino che li attende è la pioggia di fuoco infernale del XIV canto dell'inferno (o, più generosamente, all'equivalente temporaneo nel Purgatorio). L'unica distinzione è se da sdraiati (blasfemi) o da seduti (usurai, in quanto spinti da avidità di denaro o successo), poco cambia.



(La Donna Scarlatta dell'Apocalisse come Baphomet)

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