Carne di bambola


LORENZO BARBERIS

Tra le opere di Andrea Roccioletti esposte recentemente nella collettiva "Ficciones" presso la libreria Borges di Ukbar Alta, è particolarmente interessante "Carne di bambola", più che altro per i retroscena connessi all'opera, che spero Roccioletti non si offenda se vado a divulgare.

Il cartellino bilingue descrive semplicemente l'oggetto così:

"CARNE DI BAMBOLA SOTT'OLIO Carne di bambola (1930), olio di semi, contenitore in vetro, stoffa, corda. Roccioletti 2016 / DOLL MEAT IN OIL Doll meat (1930), seed oil, glass container, cloth, string. Roccioletti 2016"

E l'etichetta è impeccabile, ovviamente. Ma quello che viene sottaciuto è il fatto che l'artifatto doveva inizialmente servire come "oggetto di scena d'arte" per un film di fantascienza "maledetto" dell'underground italiano.

L'esperimento era interessante: invece che le solite copie gore a bassissimo budget di Alien o Terminator, il regista (di cui ora non rammento il nome) aveva pensato a una contaminazione tra "basso" fantascientifico e "alto" letterario.

La connessione era, come si può intuire, tra "Soylent Green" di Richard Fleitscher e "Casa di bambola" di Ibsen.

I mezzi non erano poveri ma poverissimi, e tuttavia si potrebbe quasi ritenere vi fosse qualcosa di brillante, come ne "La Jetée" di Chris Marker.

Il regista si era limitato ad assemblare spezzoni dei due film di Fleitscher e di Patrick Garland (per l'adattamento di "A Doll's House"), giocando ovviamente anche sul fatto del comune anno di uscita, il 1973.

Vi erano poi pochi spezzoni di raccordo, girati in case di amici e qualche cinema d'essai di Torino, in cui confusamente si faceva intuire che l'assemblaggio tra i due film poteva avvenire anche nella mente di uno spettatore sotto stupefacenti, ambiguo io narrante, che si perdeva nelle entrate e uscite da due sale cinematografiche contigue di un multisala.

Idea, bisogna dire, imitata un po' pedissequamente dal miglior Enrico Ghezzi di Guzzanti; ma qui serviva anche a giustificare la "presa in prestito", un po' troppo abbondante, di materiale filmico da pellicole preesistenti e autorevoli. Il fatto ha creato problemi: più che per l'opera di Ibsen per Soylent Green, di cui nel 2022 - anno d'ambientazione - si attende un probabile remake, cosa che ha creato problemi coi detentori dei diritti.

La trama è facile da intuire: in un 2022 (appunto) immaginario l'umanità ha superato una grave crisi mondiale alimentare grazie ai genetisti che hanno trovato, con un finanziamento della banca mondiale, una soluzione del Soylent Pink. Torwald, funzionario della BCE, ha caldeggiato il finanziamento del progetto, su suggerimento della moglie Nora, genetista di chiara fama, e che ora per questo sta ottenendo una grossa promozione a dirigente.

Egli ovviamente ignora di cosa è fatto il Soylent Pink, e crede che le due figlie siano morte di stenti durante la grande carestia, il meschino. Lo sceneggiatore ci tiene proprio a farci capire d'aver fatto il classico e inanella anche qualche superflua citazione del Conte Ugolino (perlomeno non insiste troppo sul parallelo troppo ovvio tra il 2022 totalitario di Torwald e il torvo despotismo fascista della Marcia su Roma nel '22).

Dati questi presupposti di partenza, la trama scorre in modo abbastanza prevedibile e vicina all'originale, con un frisson di inquietudine in più. Krogstad non è un funzionario corrotto ma un infiltrato degli eco-terroristi dell'Esercito delle Dodici Scimmie (o forse confondo i film), ma poco cambia ai fini dell'opera.

Scontro finale, scenate, minaccia di divorzio fino a che il governo rivela che la crisi agraria è nel frattempo finita, il Soylent Pink è sospeso, Torwald è felice di poter "celare al mondo di essere un secondo Tieste" (di nuovo la coda di paglia del laureato in lettere classiche imprestato alla fantascienza con tanto di guilty pleasure) e quindi si riconcilierebbe; ma Nora decide che continuerà a produrre il Soylent Pink per gusto e non per necessità, e si giunge alla rottura finale.

L'opera disturbante di Roccioletti si trova, senza spiegazioni, sul tavolo dell'ultima discussione (credo con un effetto di CG, o un abile montaggio, non so) e viene inquadrata ossessivamente prima della dissolvenza finale. E' anche, naturalmente, la locandina del film.



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