Gibellina PhotoRoad



Si è conclusa la prima edizione di Gibellina PhotoRoad - Festival Internazionale di Fotografia Open Air. La manifestazione, ideata e diretta da Arianna Catania, è stata organizzata dalla Galleria X3 di Palermo e dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina, con 32 mostre dislocate per le strade e le piazze della città siciliana, dal 29 luglio al 31 agosto 2016.

Un appuntamento importante, in quanto si tratta del primo festival italiano di fotografia open air, con numerosi progetti site-specific e un profilo qualitativamente alto degli autori intervenuti.

Il tema prescelto per la prima edizione è stato quello del disordine come forza distruttrice e creativa al tempo stesso, opposta all'ordine come stasi. Gibellina è lo scenario ideale per questo festival, città nata da una complessa ricostruzione dopo il grande terremoto del Belice del 1968, evento tragico che l'ha resa però, architettonicamente, città a suo modo unica nel suo genere in seguito alle soluzioni ricostruttive adottate.

Ma, nel tema del disordine, viene anche da pensare a quella contrada del Caos che ha dato i suoi natali a Pirandello, che se ne sentiva intimamente segnato (e che da essa ha segnato a sua volta tutto il Novecento).

E tumultuosa è anche la ricchezza di mostre che ci offre questa prima edizione, di cui riporto nel paragrafo qui sotto quanto spiegato nell'eccellente rassegna stampa della mostra.

Le mostre

Una delle mostre più attese è 1968-2016- Gibellina nello sguardo dei grandi fotografi che sarà esposta al Baglio Di Stefano, sede della Fondazione Orestiadi. La mostra collettiva riunisce le immagini di Olivo Barbieri, Letizia Battaglia, Enzo Brai, Giovanni Chiaramonte, Vittorugo Contino, Guido Guidi, Arno Hammacher, Andrea Jemolo, Mimmo Jodice, Melo Minnella, Sandro Scalia, Silvio Wolf.

Il viaggio nella città di Gibellina prosegue con il recente cortometraggio di Petra Noordkamp La Madre, il figlio e l'architetto, ambientato nella Chiesa Madre di Ludovico Quaroni, con Belice ’80 di Roberto Collovà, uno sguardo sul territorio del Belice, e con Roundtrip in cui, con un allestimento suggestivo, i giovani gibellinesi emigrati tornano ad “abitare simbolicamente” la città.

Si continua ad esplorare il tema del festival, il “ disordine”, con Olivo Barbieri e il lavoro Italian quakes and other diseases, parte della sua ricerca site-specific. Il progetto racconta di quei disastri naturali e umani che cambiano il paesaggio: dai crolli dell'Emilia a quelli de L'Aquila, dall'abbandono delle città della Rust Belt americana agli sventramenti e alle speculazioni edilizie di Catania e Napoli.   I Personaggi e Paesaggi di Valerie Jouve mostrano come l’identità dei luoghi è il frutto della speciale alchimia che si crea tra gli esseri viventi e lo spazio che abitano.

Il racconto si allarga alla Sicilia e al Mediterraneo. Le Fotografie del 1950 di Milton Gendel ritraggono le atmosfere della Sicilia del tempo attraverso lo sguardo di un americano che ne riesce a cogliere la meraviglia. Il paesaggio mediterraneo odierno, invece, privato dalle palme distrutte dal punteruolo rosso perde una sua importante caratteristica che Alice Grassi prova a rintracciare nella serie Phoenix.

Sul Mediterraneo convergono alcune delle grandi questioni contemporanee su cui la fotografia continua a interrogarsi.  In Grecia, lo sguardo di Petros Efstathiadis in Lohos trasforma gli abitanti in personaggi di un universo parallelo in guerra, loro malgrado, con la crisi economica e l’austerità. È il Mediterraneo la grande soglia che spesso i migranti attraversano per raggiungere l’Europa, ed è questo viaggio che Giulio Piscitelli racconta senza retorica ma con insopprimibile realtà in From here to there.

Animate dallo stesso spirito di resistenza sono le persone ritratte da Daesung Lee sull’isola di Ghororama mentre scompare letteralmente la terra sotto i loro piedi a causa dei cambiamenti climatici.  Women we have not lost yet sono invece le donne di Aleppo fotografate da Issa Touma per testimoniare la loro volontà di resistenza tra la devastazione della guerra.  Nell’Egitto ritratto da Andrea&Magda c’è invece in questo momento abbandono e desolazione: in Sinai Park infatti vediamo cosa ne è stato dei paesaggi incontaminati della Penisola del Sinai e di Sharm-el Sheik, di quelle mete turistiche vittima degli stravolgimenti politici ma anche del sogno del turismo di massa lungamente inseguito.

Caotico è anche l’Universo, un mistero che l’uomo cerca da sempre di ricondurre ad ordine conoscibile. Un progetto di video-mapping site-specific, Planet A di Danilo Torre, illuminerà la Chiesa Madre di Ludovico Quaroni, utilizzando immagini provenenti dallo spazio: uno spettacolo suggestivo che suscitare “sensazioni cosmiche” nello spettatore.  Massimo Mastrorillo in God was there and I got so close racconta la complessa tecnologia di ciò che lui stesso considera il luogo più vicino a Dio sulla Terra, il CERN.

E l’Universo è anche una suggestione di ricerca dell’inizio, che Sarker Protick coglie in Origin, un progetto composto da visioni senza inizio e fine che nascono nell’oscurità profonda e si compongono in forme fatte di luce.  Alessandro Calabrese dedica a Gibellina il nuovo capitolo della serie A failed entertainment, un lavoro composto dalla sovrapposizione di immagini provenienti dalla Rete, che da flusso anonimo si trasformano in nuovi oggetti dalla pluralità di forme e significati.   Un meccanismo illusorio pervade Wish you were here/Burnt di Emma Wieslander, in cui una nitida natura incontaminata e perfetta si scopre invece composta da oggetti completamente diversi.

Anche Silent Houses di Turiana Ferrara gioca sulle suggestioni notturne, con cui la percezione dello sguardo può costruire infinite letture narrative.  L’assenza di segni dell’uomo parla invece di un abbandono ineluttabile in Le Pietre di Palermo di Ezio Ferreri, serie realizzata nella Palermo degli anni ’90, quando gli edifici bombardati dalla seconda guerra mondiale non erano ancora stati ricostruiti. Molti di questi edifici oggi non esistono più.  In Prometeo di Dario Coletti nessuna immagine è scartata, e tutto viene riutilizzato in contesti narrativi nuovi, diventando uno sfondo o un frammento costitutivo di una nuova immagine, che emerge da un caos primordiale, da cui tutto ha origine.

Dalla stessa casualità compositiva di frammenti Giovanni Pepi ferma tra le infinite realtà possibili quella in cui le parti trovano il loro equilibrio formale, nel trittico Senza Titolo (Sommerso).  Dal lavoro di Rori Palazzo, Wunderkammer, emergono sedimentazioni inconsce, un caos mnemonico di oggetti diversi, proiezioni esplicite dell’animo del collezionista dal Cinquecento ad oggi.  L’idea della catalogazione eversiva permea anche Ahead di Anouk Kruithof, una collezione di 1.080 ritratti di spalle ordinati su una scala cromatica, che sottolineano come, nonostante tutto, il genere umano sfugga a qualsiasi tentativo di ordine e classificazione. Stranianti immagini raccontano le navi e i personaggi che le abitano nel lavoro di Maria Vittoria Trovato, Allure of the seas.

La tecnologia contribuisce a formare l’idea creativa, come nel caso degli Urtypes di Urfaut, immagini sviluppate su E-paper che si interrogano sulle possibili evoluzioni della produzione e fruizione fotografica. Parte dalla luce e dal dato tecnico dell’esposizione la ricerca di Giuseppe Sinatra, Collezione.   Durante le tre giornate di inaugurazione il collettivo Sundays Storytelling con la performance Polastoria scatterà tra i visitatori dei ritratti estemporanei in polaroid, su cui viene scritta una breve storia, da portare a casa. All’interno della prima edizione di Gibellina Photoroad, saranno presentati i lavori degli artisti  Federica Bardelli & Alex Piacentini, Claudio Beorchia, Angélica Dass, Simone Sapienza, Zamir Suleymanov e Stratis Vogiatzis, realizzati in residenza a Gibellina per il progetto Urban Layers – New Paths in Photography.   Inoltre, sarà esposta un’accurata selezione di libri fotografici e dummies scelti da PhotoBook Bristol, che dopo Gibellina PhotoRoad faranno tappa a Gazebook  Sicily PhotoBook Festival.

Photogallery

Vi lascio quindi con una carrellata di opere di alcuni degli autori che hanno partecipato al progetto, anche se si tratta solo di una selezione minima che solo in parte rende del tutto ragione della ricchezza dell'offerta fotografica di Gibellina PhotoRoad.


@ Dario Coletti_Prometeo

© Alessandro Calabrese_A failed Entertainement


© Andrea&Magda_Sinai Park


© Anouk Kruithof_Ahead


© Daesung Lee_On the shore of a vanishing island


© Issa Touma_Women We Have Not Lost Yet


© Maria Vittoria Trovato_Allure of the seas


© Petra Noordkamp_La Madre, il Figlio e l'Architetto


© Petros Efstathiadis_Lohos


© Urfaut_urtype#7

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