Il Labirinto sotto il Mare. Appunti per un'ermeneutica.


LORENZO BARBERIS

Se c'è un testo che appare programmaticamente labirintico, postmoderno, giocoso e irriducibile a un'unitarietà qualsiasi, questo è "Il Bar sotto il mare" (1987) di Stefano Benni.

Raccolta di racconti, l'opera perfeziona la sua estetica del bar avviata con Bar Sport, il suo esordio letterario nel lontano 1976, trasformandolo in un dedalo postmoderno di perfetta fattura. Come denuncia già la bella copertina di Giovanni Mulazzani, il bar è luogo di incontro tra i narratori più disparati, ognuno simbolo di uno stile letterario differente.

Un esercizio di stile, dunque, che nella cornice riprende, più che l'italico Boccaccio, modello di tutti le narrazioni corali (le Mille e una Notte, punto d'origine assoluto della novellistica medioevale, sono ad opera di una sola Sherazade), il Chaucher inglese con il suo pellegrinaggio a Canterbury, dove parlano le varie classi sociali.

Il multistilismo e il citazionismo è ribadito dalle frasi in esergo ad ogni racconto, una scelta inusuale per la modernità, ipercolta e spesso all'apparenza contradditoria con l'estetica affabulatoria del puro "plasir du texte". Ma al piacere del testo come mare in cui è dolce naufragare senza troppe sovrastrutture, Benni affianca l'idea del testo come esplorazione labirintica.

Uno, Nessuno, Centomila: le maschere del narratore.

All'apparenza, dunque, il senso unitario è solo quello delle maschere da sciogliere; ma vedremo che in sottofondo creano una texture più fitta e più compatta. Un primo senso, comunque, è certo dato da questo gioco, che unifica il testo in una silloge compatta (tanto da includere nel testo, inestricabilmente, anche la copertina: e male hanno fatto recenti edizioni a modificarla).

Il prologo ci introduce alle vicende con un dubitativo "Non so se mi crederete", introduzione a ficciones borghesiane e menzognere: ma è anche la classica apertura di molti racconti di Poe, che siede a un primo tavolo che potremmo definire dei "Tre Grandi".

Il narratore (l'autore?) segue un "uomo con la gardenia", presentato in copertina, sotto il "Mare di Brigantes", dove "le case sembrano navi affondate". Si tratta, come è evidente dalla copertina, di Sigmund Freud.

La discesa negli abissi marini, "sotto il mare", è quindi una discesa nell'inconscio, il "porto sepolto" dove si trovano le "navi affondate" di cui in terraferma emergono le case, come punte di iceberg.



Poe, Freud, Agatha Christie. Tre maestri (in sequenza) dell'interpretazione psicologica: i due estremi, Poe e Agatha, poco riconosciuti come tali. Nonostante questo, a Freud non va il primo racconto, che è alle radici, a Sompazzo. Ma gli spetta il secondo, e quindi seguiamo l'uomo con la gardenia nel testo più denso e di difficile interpretazione.

Freud ci narra (e narra al narratore...) di un patto col diavolo, o meglio, di una sfida col diavolo. La citazione d'apertura, parziale, è dal Don Giovanni di Mozart, testo di Lorenzo Da Ponte, dove appare a Cena, dagli Inferi, il Commendatore, a trascinare Don Giovanni all'inferno.

COMMENDATORE
Don Giovanni, a cenar teco
M’invitasti, e son venuto.

DON GIOVANNI
Non l’avrei giammai creduto,
Ma farò quel che potrò!
Leporello, un’altra cena
Fa che subito si porti!

Ovviamente, Don Giovanni è stato oggetto di analisi freudiana: Sigmund Freud si occupa marginalmente del personaggio, esprimendo un giudizio clinico: “Considerare Don Giovanni come lo caratterizza la comune letteratura, e cioè un omosessuale, è un errore: l’ipotesi secondo la quale è un sadico ma sessualmente normale, si avvicina molto di più alla realtà”.

Ma, al contrario del suo maestro, Otto Rank studia la figura di Don Giovanni, mettendola in relazione al tema del “doppio” non solo come proiezione di una copia di se stesso all’esterno, ma come individuazione nel proprio intimo di un secondo e opposto se stesso. Rank, prendendo in considerazione soprattutto il Don Giovanni di Mozart, avanza l’ipotesi che “la morte del padre abbia provocato reazioni affettive ambivalenti, quali sono latenti in ogni uomo, e soprattutto negli artisti” e questo avrebbe “spinto Mozart ad una specie di trasfigurazione del soggetto, così da affermare con un atto di compensazione la propria voglia di vivere”.

(da http://www.musiculturaonline.it/la-figura-don-giovanni/)

La linea di Rank è già fallace nella misura in cui analizza il testo attribuendolo a Mozart (con conseguente tema del genio) trascurando Da Ponte (brillante, ma non nel contesto della "genialità sregolata").

Freud corregge invece l'iper-malizia ottocentesca (Don Giovanni è omosessuale, finge di amare infinite donne e non ne ama alcuna) e dà una lettura, per lui, poco arzigogolata (è un sadico eterosessuale, si diverte a giocare con le donne).

Freud qui, in Benni, parla a narratore e lettore descrivendogli il sottile rapporto sadico-demonico tra diavolo-convitato e cuoco, e ovviamente de te fabula narratur: il cuoco, come lo scrittore, imbandisce una cena ricca e strabordante per sedurre e ingannare il diavolo-convitato, famelique lecteur, che vuole divorare l'anima del cuoco (dello scrittore) ma si deve accontentare del piacere labirintico dei complessi piatti postmoderni.

Freud siede come detto al tavolo di Agatha Christie / Miss Marple, che ci narrerà di Priscilla Mapple (alterego infantile di Miss Marple), storia che si apre con una citazione di Alice In Wonderland (cui Priscilla, esplicitamente nominata nel finale, si sovrappone in un ulteriore gioco di specchi).

Inoltre, siede al tavolo di Edgar Allan Poe, che ci racconterà l'horror di Oleron, una delle storie più complesse e connessa, in qualche modo, all'orrore freudiano dal comune tema dei licantropi. La setta cui aderisce Ouralphe, che venera e conosce il diavolo che si tramuta in lupo, è potenzialmente collegato ai culti diabolici antichi venerati da Oleron, connessi a più riprese col tema della metamorfosi lupesca.

Nel racconto "freudiano" di Ouralphe il tema cannibalico è ben evidente (l'uomo-lupo, o meglio il diavolo-lupo, si ciberà infine degli Oltremaristi speculatori, che l'uomo-lupo Lichantrope Ouralphe è ben lieto di servirgli), mentre in quello "di Poe", Oleron, il tema sta in un sottofondo lovecraftiano di "riti innominabili": il sacrificio umano, tentato tre volte da Oleron (su Egistus, su Lenore e infine sulla sua stessa famiglia, tre persone, infine riuscito), gli apre probabilmente la porta al vero orrore, liberandolo dall'orrore domestico della normalità; ma non viene mai detto a chiare lettere.

Il tema scolastico accompagna poi la storia di Poe e quella di Christie, entrambe collocate in aule scolastiche.

*

Freud si collega poi a altri tre personaggi, presenti nel suo racconto in un gioco di scatole cinesi: il cuoco Ouralphe racconta la storia del Nano delle Brutte Figure, che distrugge la carriera dell'arrogante giornalista Vantone (e siede al tavolo con lo stesso Ouralphe); il cane nero diabolico racconta la storia del Verme Disicio, il Tarlo, la "sua maestà regale" di Verlaine, colui che consuma e distrugge i libri, il demonio del mondo libresco. Parla poi anche la pulce del cane nero, altro rimando a un insetto diabolico, che narra un racconto brevissimo e spezzato, gioco nel gioco letterario.

Al Cane Nero si collegano gli altri personaggi anomali: l'uomo invisibile (secondo personaggio non-visibile con la pulce), che realizza una parodia del classico racconto ottocentesco russo, Nastassia (come quello della pulce, si spezza a sorpresa, sul modello di certi fumetti di Mad, negli anni '50), e la Sirena, posta anche visivamente in modo simmetrico al cane nel quadro di copertina, che narra una narrazione simmetrica a quella del Cane Nero, in cui le parole non sono spostate ma sostituite con nonsense words di marca vagamente orientaleggiante. Seppur visibili, sirena e cane nero sono sfumati nel nero nel fondo dell'illustrazione, non chiaramente visibili a un primo sguardo. Sono, questi quattro, la narrazione sperimentale, essenziale, ma che va intrecciata alla narrazione tradizionale (Sompazzo) fino a svanire.

Con il Marinaio (che è Popeye), la Sirena è l'unico abitante legittimo del bar, l'unica di tema marittimo-marinaresco. Appare infatti una sirena (come tatuaggio) nel racconto del Marinaio, la storia di mare che è un rovesciamento di Moby Dick (e si apre con una citazione di Melville, non a caso).

Dietro al Marinaio, il venditore di tappeti (che simboleggia la narrativa africana) e Marylin Monroe, che narra una languida e disperata storia d'amore (ella apparirà, nel suo celebre ritratto nudo, in un racconto di Sompazzo, quello del Pornosabato del cinema Splendor).

Agatha Christie / Miss Marple ritorna poi in altre due incarnazioni: la Agatha Christie giovane (entrambe hanno un caffè davanti nel dipinto, e solo loro: altro elemento accomunante), che narra quella che potrebbe essere la storia giovanile di Vantone, un giornalista arrivista che appoggia il neofascismo soft delle classi dominanti per costruirsi la sua opportunistica carriera (stroncata, in tal caso, poi dal Nano malefico).

La Agatha Christie bambina, invece, Priscilla Mapple/Alice, narra la storia di Arturo, ultima commovente storia di chiusa sull'ingenuità infantile come generatore più potente e autentico di narrazioni (come il Decameron, che si chiude con Griselda, anche Benni chiude in un segno "alto"). Arturo, con la sua bottiglia d'acqua, siede dietro i tre grandi, pensieroso come nel racconto, e racconterà il racconto più politico, quello che parla di Woytila e il suo appoggio (in quello stesso 1987) a Pinochet. Seduto al tavolo di Ouralphe assieme al folletto delle brutte figure, come questi distrugge l'immagine di un moderno arbiter elegantiarum come Woytila (quello che il Nano aveva fatto con Vantone, che non a caso l'aveva scambiato per un bambino).

Freud e il Barista (che è Charles Bronson) sono poi connessi dal fatto che il Barista a sta servendo a Freud il suo liquore (il bicchiere che ha nel vassoio è uguale a quello, pieno, di Freud). Anche Ouralphe ha un alcoolico, ma più piccolo. Una bottiglia come quella di Freud è invece posata accanto ai tre di Sompazzo sullo sfondo. Il barista racconta le vicende dei tre vecchietti, che potrebbero essere i tre di Sompazzo una volta giunti in città. Anche la voce narrante della storia dell'alieno Kraputnik è di Sompazzo, e manifesta tutta la sua predisposizione alle esagerazioni.

Bronson collega, ma solo visivamente, non nel contenuto, al "ciclo dei duri" che si sviluppa soprattutto nella parte sinistra del quadro, un sotto-sistema a sé stante. John Belushi, in primo piano, narra la storia di Pronto Soccorso (che narra autogrill horror) e di Beauty Case (che narra della chitarra rock maledetta). Il pittore pop David Hockney narra di Californian Crawl, parodia della derivazione post-moderna delle hard boiled stories.

Come vediamo, una texture strettissimamente interconnessa, in cui i personaggi entrano ed escono ognuno dalle e nelle storie dell'Altro.

Le narrazioni - il mare, il magick, i lupi (di mare?).

All'interno della narrazione, altri elementi creano una interconnessione ferrea alla struttura della raccolta: oltre al ricorrente stile comico, un fil rouge è costituito dal tema della Magia. L'altro tema interconnesso è quello del Mare o almeno dell'Acqua, abbastanza logicamente dato il titolo del romanzo, che ricorre in tutte le narrazioni - magari marginalmente - e le riconnette. Frequente - non casuale, ma non così onnipervasivo - il rimando alla figura del Lupo, che Benni vede come sua metafora, vagamente pazienzesca ("non mi si chiami Fido quindi").



Il racconto di Freud, come quello di Agatha Christie e di Poe, i tre Autori, è tra i più ampli e rilevanti, come detto.

Il cuoco Ouralphe (che ritorna anche tra i personaggi, in una terza triade, con il Nano delle Brutte Figure e il Ragazzo Serio, probabilmente Arturo: tre personaggi interni alle storie) volge la sua passione divorante non al sesso, ma alla gola (non c'è scissione tra i due, pare dirci Benni). Il suo cibo è spesso sensuale: c'è una Nascita di Venere del Botticelli e una Salomé di frutta (circondata da quaranta teste di Giovanni Battista), modello dei decadentisti. Vi è una venatura anticlericale sottile ma presente, che sfocia nella finale rivelazione dell'adesione ai satanisti del Pere Lachaise, i Lichantropes.


San Giuliano l'Ospitaliere, citato in uno dei vari piatti, è invece una delle leggende più scabrose della Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine: in esso, il giovane poi santo sorprende i suoi genitori nel suo letto e, sospettando di un tradimento della moglie, li decapita entrambi. Episodio arci-freudiano, è stato ripreso da Flaubert in un suo racconto decadentista. (Si cita anche Theopile Gautier a p.25).

Tramite una citazione volutamente falsante (la colonna sonora è della Callas, "ma la Callas in questa storia ha solo sei anni") l'azione è collocata nel 1929: una data non casuale, simbolo della crisi economica.

Insomma, il mangiare è erotico, ma sadianamente anche il sesso è divorare l'altro, lo stesso piacere sadico che gli oltremaristi ("Il miglior condimento di un pranzo è la fame degli altri") provano sui poveri e il diavolo-cane nero divorando poi loro.

Su tutto, la metafora della scrittura, antica come Boccaccio e ripresa da Calvino (le cene di Battista nel Rampante...): Benni come Ouralphe, che imbastisce una cucina tradizionale detestando il sovraccarico del pop fine a sé stesso ma anche la sterilità concettuale auto-compiaciuta e lontana dai lettori. Il plasir du texte suo e del grande amico Pennac come il piacere divoratorio-erotico.

La Magia è ovviamente nel (e del) Diavolo; l'elemento acquatico in molti dei piatti serviti, oltre dall'omaggio agli Oltremaristi (i capitalisti con affari "outremer", oltre-mare, cioè negli altri continenti) per cui è concepito il banchetto (e loro invece diverranno portate per il diavolo, all'inferno). Probabilmente sponsorizzavano, un secolo prima, la caccia a Matu-Maloa.



La Magia appare anche nel Ciclo di Sompazzo nel primo racconto, quello più fantastico: la prima storia narra del motivo della follia di Sompazzo (Son Pazzo...), per via del Tempo Matto. Il tema del "time out of joint" ricorrerà poi nel romanzo dedicato da Benni a Sompazzo, ovvero "Saltatempo", dove il giovane Benni si ritrarrà nel piccolo Lupetto.

Un tema che tornerà in Saltatempo, il romanzo autobiografico di Benni, ambientato in una campagna molto simile a Sompazzo, dove l'eroe Lupetto otterrà il suo oro-bi-logio che gli permette di spostarsi nel tempo con visioni illuminanti.

Il racconto è molto comico, la citazione che lo apre, di Majakovski (da "Bene!" del 1927) è molto alta:

"Ma la terra
con cui hai diviso il freddo
mai più

potrai fare a meno di amarla"

Alto e basso, comico e tragico si mescolano indissolubili: e nella sua prima storia Benni vuole porre omaggio alla sua terra, ribadendo quelle origini contadine che sono al centro di molti racconti e romanzi.



Il diabolico Cane Nero (trasformazione del Diavolo in Ouralphe, che perseguiva Padre Pio e proteggeva Don Bosco) racconta poi la storia del Verme Disicio, citando in apertura Verlaine che canta Il Tarlo. Abilissimo divertissment catalogatorio, anche questo è un pezzo metaletterario, una riflessione sul citazionismo, il cut up, il mash up che Benni imbandisce nella sua cucina.

Simbolicamente, il Cane Nero si lega alla Sirena, di cui vediamo la coda, e all'Uomo Invisibile tra le creature fantastiche che appaiono come impossibili narratori: un'altra triade.



Il marinaio, Guinea Jim, racconta una rovesciata Moby Dick di Melville, citato in apertura. Il marinaio è molto simile a un Popeye di Segar umanizzato. Charlemont, azzimato damerino, è l'opposto del rude e spartano Achab, e Matu Maloa l'opposto di Moby Dick (i due si amano, non si odiano).

Già Buzzati aveva rovesciato Moby Dick nel suo Colombre: Benni lo fa da par suo. Dato il tema marino del bar, è un'altra riscrittura essenziale: tra l'altro, poco prima dell'arrivo finale di Matu Maloa, l'uomo con la gardenia esce dalle profondità marine.

In questo modo Freud è, come molti altri, anch'egli narratore e personaggio a un tempo stesso. Inoltre appare come l'unico dei personaggi del bar sotto il mare a entrare e uscire dagli abissi: segno, forse, che scrivere è scendere negli abissi della propria psiche guidati da Freud come bianconiglio (Benni come Svevo, in pratica). Inoltre, questo dà a Matu Maloa come racconto il senso di una narrazione freudiana, e certo l'atteggiamento di Charlemont verso Matu Maloa è quello dell'abisso nicciano, rifiuto e fascinazione a un tempo.



Segue il racconto del Bambino Serio, probabilmente Arturo del racconto omonimo.
Il Bianco Visitatore è Woytila che visita e appoggia Pinochet, spietato dittatore del Cile, utile però nella lotta al comunismo. Qui abbiamo di nuovo una "breve" del Benni più politico, che eterna in questo modo, a suo modo, la peggiore caduta del Papa che distrusse il comunismo.

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Il secondo uomo col cappello narra la storia di "Achille ed Ettore": non quelli del mito, ma i protagonisti di una disfida rusticana nella Sompazzo emiliana. Ancora una volta, alto e basso coincidono, e un racconto "basso", popolaresco, si interpone tra altri della tipologia "alta" e quella "sperimentale". Non c'è il magico, se non nell'esagerazione: ma c'è forse invece l'elemento dell'Acqua, ripresa pari pari da Bertoldo (è fatale all'eroe).

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La signora col cappello è Agatha Christie giovane, punto di mediazione tra Priscilla Mapple (Marple) e l'anziana autrice (e la sua investigatrice). La sua storia, che inizia nell'Ottobre 1976 (il mio mese di nascita), racconta del graduale scivolare verso il fascismo di un giornalista di regime, collegandosi come detto a Vantone (della cui storia potrebbe essere un prequel) ma anche all'ipocrisia woytiliana (di cui il giornalista potrebbe essere un lacchè).

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Il marziano innamorato viene raccontato dal Nano delle Brutte Figure, che racconta di una storia antitetica alla sua, dove la gentilezza del buffo marziano (del tutto fuori contesto, ma profondamente autentico nel porsi verso le persone) lo porta al successo, contro la falsità di Vantone, distrutto dalla sua sicumera per l'intervento del Nano stesso. Il marziano è a sua volta un nano, sia pure meccanico (e scambiato spesso per un elettrodomestico).

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"Californian Crawl", ispirato ai dipinti pop di David Hockney sulle piscine americane (una serie del 1967 circa) e narrata da un Hockney in camicia californiana, si pone come una satira della nouvelle cousine del minimalismo, la new wave del postmoderno "povero", dove la vita non è che "figura e sfondo", come dice il Beckett dell'Aspettando Godot. Il crawl californiano (elemento dell'acqua) è racconto chiuso in sé stesso, al mare della grande letteratura preferisce lo stagno chiuso delle piscine dell'alta borghesia.



Si ritorna poi al Grande Ottocento con il racconto di Poe, Oleron, che ribadisce in fondo il californian crawl: il vero orrore è la normalità "berlusconiana" in cui il protagonista viene intrappolato.

La Valle dell'Ombra riprende il tema dei Licantrophes citato da Ouralphe, introdotto dal vecchio col mantello di lupo dell'infanzia del narratore, così come dal battente dalla testa di lupo che non va aperto per nessuna ragione.

Il collegio Filodossi ("amanti della verità") rimanda ai "veri filosofi" per Platone, ma è contradditoriamente un palazzone littorio (stile assente fuori dall'Italia: Benni gioca coi piani narrativi, la Lyz tedescheggiante è inesistente come luogo reale).

Maurizio Denian di Oleron, il giovane nobile, ha come feudo una reale isola francese, anche se il nome richiama anche lo shakespeariano Oberon, inquietante re del mondo fatato (non so quanto possa giocare l'anagrammatica, ma Lorenzo = Oleron + Z.).

Appassionato di autori horror, Oleron coltiva tutti i grandi classici decadenti, da Milton a Sade, Swinburne, Blake, Lacenaire, Petrus Borel (detto "il licantropo") fino al più recente, Lovecraft.
Il ritratto eclettico di Oleron rimanda a quello di Holmes.

Gli viene data una stanza signorile, affacciata sul laghetto (torna il tema acquatico).
Oleron sedurrà il narratore Egistus, istradandolo nel suo culto esoterico ma poi tenta di usare l'allievo Egistus per un sacrificio umano, interrotto da un testimone.
"Sembra un pipistrello": l'ipotesi vampirica, associata al rifiuto della visita medica, alle misteriose visite in camera, ai frequenti sfregi e tagli. Più corretta forse quella licantropica.

Anche a Barcairn, dove tenta il rito su Eleonora, ci sono "teste di lupo sbrecciate", così come nel palazzo dove giunge dopo vent'anni. Si scoprirà che l'orrore incredibile è quello della normalità più assoluta, ma qualcosa non torna perché Oleron nega di avere il telefono (che la vecchia diceva esservi).

Con l'ultimo rovesciamento ("l'ultima pagina toccava a me") si passa alla terza persona, e si rivela che Oleron ha in verità ucciso tutta la famiglia borghese.

L'orrore vero è quello della borghesia, quella di Californian Crawl come quella mitteleuropea e italica, quella di Vantone e del giornalista del "nuovo fascismo", dominatrice delle città cui resiste solo la pazzia dello strapaese emiliano.

Il barista, Charles Bronson, racconta la traversata dei tre vecchietti (già traversata è tema marinaro), che anche loro ambiscono a raggiungere il "laghetto" di un giardinetto pubblico con un'impresa epica in una "città stradale" che anticipa quella di Pronto Soccorso e Beauty Case, narrata da John Belushi.

La Sirena diviene un doppio del Cane Nero, e riflette così sulla tristezza di "chi ha perso il nome delle cose".



Poi Agatha Christie anziana racconta un nuovo racconto lungo, "Il giallo della III C.", un "giallo scolastico" più moderato di quello di Pazienza. E' l'ultimo racconto lungo, prima di volgere verso la conclusione, che sarà affidata ad Arturo Perplesso... col suo melanconico racconto sulla morte del nonno dell'amichetta (che ricorda, nuovamente, la simpaticamente pestifera Priscilla Mapple). Nel racconto di Priscilla non c'è la magia; nella storia di Arturo la magia è quella con cui cerca di salvare il nonno dell'amica, il "Generale" dei loro giochi estivi.

(Agatha Christie as a child)

Nel circolare commiato (in cui Benni inizia a raccontare la storia che è, appunto, "Il bar sotto il mare") ritorna appunto Priscilla, che viene svelata per essere la bambina che appare in cover. Il cerchio si chiude, e il Labirinto sotto il Mare è pronto per ospitare una nostra nuova, ermeneutica "navigazione ermetica" del testo, senza mai poterlo esaurire o svelare del tutto.

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