L'arte di Maazit Hailé


LORENZO BARBERIS

Ho già detto della MAA 2016 di Mondovì qui, ma volevo in questo post approfondire l'ospite internazionale di quest'anno, una tradizione che da un po' di tempo la nuova MAA ha assunto e che quest'anno deve ringraziare, per questa interessante presenza, l'azione di ArteAtelier, che si va spendendo molto per la promozione del centro storico di Mondovì Piazza, e in particolare l'artista monregalese Sergio Bruno. 

Alla realizzazione hanno inoltre collaborato il Comune di Mondovì, l'Associazione Nigella ONLUS di Flavio Anselm, il Museo della Ceramica, l'Associazione "La Funicolare" e il giornalista Raffaele Sasso.


L'autrice del grande mosaico è la giovane artista etiope Maazit Hailé, da poco trasferitasi in Italia, che ha qui raffigurato la notissima "Ultima Cena" di Leonardo da Vinci, realizzato dal grande maestro del rinascimento presso il convento del santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano tra il 1495 e il 1498, e divenuta la più nota rappresentazione di tale tema.



Il lavoro è stato realizzato in formelle di ceramica realizzate nella piemontese Bosconero. Stando all'Unione, la prima esposizione è avvenuta nella capitale etiope, Addis Abeba, non lontana dalla Awash Valley dove venne ritrovata Lucy, la nostra più antica antenata conosciuta, un'australopiteca di oltre tre milioni di anni fa.

Di imponenti dimensioni (15 metri di lunghezza per 5 d'altezza, in un modulo 3:1 quindi, che richiama una proporzione "divina") è maggiore dell'originale (che misura 8.80 per 4.60 metri) e si connette particolarmente bene alla tradizione ceramica monregalese.



La scelta della ceramica non è infatti casuale, ma l'autrice l'ha scelta in quanto è un'arte in grado di fondere i quattro elementi nella sua realizzazione, terra, acqua, fuoco e aria. Il tema della ceramica, delle stoviglie, ritorna nel momento conviviale della Cena che viene effigiata, e di nuovo si collega bene alla tradizione ceramica di Mondovì, legata alle stoviglie d'uso.


Il lavoro è molto interessante per la ricchezza di minuziosi dettagli nascosti nell'opera: i pesci che si intuiscono nella tovaglia rimandano al Pesce come simbolo del primo cristianesimo; le pareti celano una decorazione a foglie verdi.


Nell'opera è rispettata anche la figurazione ambigua di San Giovanni, che le letture più esoteriche (divulgate dal Codice Da Vinci di Dan Brown, ma circolanti almeno da fine Ottocento negli ambienti occultistico-monarchici francesi) identificano con la Maddalena; non manca nemmeno l'elemento dell'ambigua minaccia costituita dalla mano sotto la gola e dal simmetrico coltello, che in quella lettura ermetica diviene un segno della cancellazione avvenuta della tradizione gnostica legata ai Vangeli di Maddalena.


Correttamente effigiata anche la figura del Cristo, di cui si coglie - anzi, viene accentuata - la massa triangolare, simbolica ovviamente della Trinità.


Molti dettagli si celano nella cornice: tre tazzine di caffè...


Due lampade (che rimandano al tema evangelico delle vergini sagge, o della "lampada sotto il moggio")...


Fiori e onde che richiamano lo Yin-Yang...


Tre colombe, altro simbolo evangelico che rimanda allo Spirito Santo...


Un pesce volante...


Un paesaggio marino ("vi farò pescatori di uomini")...


Monumenti italiani (tra cui la torre di Pisa e il Colosseo)...




E ancora pesci, bottiglie e rane. Insomma, una miriade di dettagli (non escludo che qualcosa mi sia sfuggito) che impreziosiscono l'opera e stimolano il visitatore all'osservazione.

Il grande mosaico rimarrà sulla Piazza Maggiore di Mondovì ancora fino all'8 settembre, la festa della natività di Maria, che Mondovì - che ha un grande santuario mariano presso la vicina Vicoforte - celebra dal Seicento con fuochi artificiali e una grande fiera (a Vicoforte).

Consiglio a chi ha la possibilità di cogliere l'occasione di apprezzare l'opera, in quest'ultima settimana d'esposizione.




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