L'ultimo degli ermetici


LORENZO BARBERIS

E così Cuneo - e segnatamente la mia Mondovì - è stata onorata da una visita del presidente del consiglio Matteo Renzi.

Stando al bell'articolo di Marco Turco per l'"Unione Monregalese" (vedi qui) la prima volta dalla venuta dell'astigiano Giovanni Goria; tuttavia stando alla "Mondovì in guerra e in pace" di Billò, vol.2, Goria venne qui nella campagna elettorale del 1987, e solo "di lì a pochi mesi sarebbe stato presidente del consiglio" (p.239), di breve durata, oltretutto, come di moda a quei tempi (28 luglio 1987 – 13 aprile 1988). Non che cambi nulla, naturalmente.



In modo forse ingeneroso, Forattini riservava comunque a Goria una delle sue caricature più impietose, effigiandolo come una barba vuota nelle sue vignette sulla "Repubblica" di allora. Nato nel '43, era il presidente del consiglio più giovane prima dell'avvento di Renzi, a 43 anni contro 39 dell'attuale premier; indicato da Ciriaco De Mita (lo statista di Nusco che, pur in disparte, è tuttora sulla breccia politica) e quindi anch'egli, in certo senso, di "centrosinistra" come collocazione (centrosinistra relativo, appunto, come quello di Renzi). La fine della sua carriera politica non è legata necessariamente alla fine della DC, quanto alla sua precoce scomparsa nel 1994.

Campagna elettorale particolarmente combattuta, tra l'altro, quella del 1987, e rimando alle pagine di Billò, appunto, per il veemente scontro tra la (allora) "nuova DC" di Ferrua contro i liberali di Costa (Raffaele).


Se quindi la notazione di Billò è corretta, la visita di Renzi è la prima addirittura dal 1967, quando nel settembre di quell'anno la visita di Aldo Moro, il "cavallo di razza" della sinistra DC (assieme a Fanfani) fu uno dei massimi successi del sindaco Memo Martinetti. Anche qui, parlando di Moro, Billò annota (ibidem, p.170) che si sarebbe trattato dell'"unico per il resto del secolo".

De Gasperi avrebbe mancato una visita nel 1951, forse per "uno scherzo di qualche amico cuneese". In compenso erano venuti i presidenti Einaudi nel '49 e Gronchi nel '55 (sempre stando all'ottimo volume di Billò); se andiamo nell'anteguerra, dovrebbero esserci le visite - autorevoli - di Giolitti nel 1900 e di Mussolini nell'agosto del 1933.

Con uno dei due è meglio non azzardare paragoni; invece con Giolitti c'è una curiosa coincidenza: il rapporto, per entrambi, con un ministro dal nome Gentiloni, Vincenzo autore del celebre patto che nel 1913 porta i cattolici a votare giolittiano, e Paolo l'attuale abile ministro degli esteri (che di Vincenzo è un discendente: tout se tient).

La visita attuale di Renzi, comunque, si caratterizza per essere per certi versi quasi pirandelliana, anche in virtù della sua duplice natura di Premier e Segretario PD: accolto con entusiasmo dal suo ministro Costa (Enrico, questa volta) a inaugurare la nuova scuola di Piazza fortemente voluta dall'amministrazione (visivamente è bella, in effetti: non mi addentro in tecnicismi) e ignorato dal PD locale che a quella scuola si era opposto anche con raccolta firme. 

Renzi spiega ai bambini Leonardo Da Vinci con le moderne lavagne multimediali (chissà se riferendosi al Codice di Dan Brown o, piuttosto, alla Battaglia di Anghiari che Renzi - che è anche un po' Indiana Jones - voleva recuperare sotto un affresco del Vasari) e compone un distico che forse non morrà:

L'addetto twitter di Renzi non se la cava malissimo, e se forse non siamo ancora ai livelli di aggiungere un poeta novissimo tra gli ermetici (dopo Ungaretti, Quasimodo, Montale, un Renzi "quarto tra cotanto senno") l'epigramma funziona bene, con le sua allitterazione in L del primo verso ("bella l'Italia") e il prevalere luminoso delle A che contrasta con la chiusa cupa in "Cuneo" (anche l'espediente grafico, quasi più paroliberista che ungarettiano, del disallineamento non è male).

Gli oppositori potrebbero solo affidarsi a un altro poeta, più (neo)classico, come il Foscolo, ed estrapolarne un brano trasformato in ermetico sirventese:

Bella l'Italia vista da Cuneo:
Ma ove dorme il furor d’inclite gesta
E sien ministri al vivere civile
L’opulenza e il tremore, inutil pompa
E inaugurate immagini dell’Orco
Sorgon cippi e marmorei monumenti.

Basta leggere in senso moderno "inaugurate" e "Orco"; e l'invettiva c'è tutta.

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