Morgan Lost 11 - L'ombra dello sciacallo


LORENZO BARBERIS

Possibili spoiler: leggere prima l'albo.

Non seguo sistematicamente "Morgan Lost", il nuovo fumetto del fantastico Bonelli a firma di un autore storico come Claudio Chiaverotti (colonna del Dylan Dog storico ed autore di Brendon, recentemente concluso), che viaggia ormai verso il completamento del primo anno di vita. 


Lo trovo comunque un progetto molto interessante (vedi qui la recensione del primo numero) per l'esperimento bonelli sulla tricromia. Un'esperimento che è per certi versi una riscoperta, dato che la tricromia era molto diffusa nell'immediato dopoguerra, ad esempio sul Vittorioso (qui sopra, un esempio da un bel fumetto storico del 1950, con un segno alla Milton Caniff). Del resto, Morgan Lost è ambientato in un 1950 alternativo, quindi ben si sposa con l'uso modernissimo di questa tecnica retrò.

In particolare, ho voluto prendere questo numero per i disegni di Max Bertolini, che avevo apprezzato su alcuni recenti Nathan Never ed ero curioso di vedere al suo esordio su questa testata. Bertolini, in ottima sinergia coi testi di Chiaverotti, offre una interpretazione potente che i toni del rosso (a cura di Arancia Studio) esaltano perfettamente, a partire dalla sequenza iniziale di una Cappuccetto Rosso for mature readers (A margine: l'insegna della Sirena, nella prima tavola, può avere forse un senso rivelatorio).



La vicenda si intreccia subito con una Los Angeles futura che offre il destro a Bertolini per un magnifico landscape futuribile molto neveriano: la città scelta ci porta ovviamente dalle parti di Blade Runner, qui in un secondo incipit che mi ricorda anche l'inizio di A.I. di Kubrick-Spielberg. Non siamo però nell'ormai prossimo 2019, ma verso il 2600 (dato che si parla di "quel che successe mille anni fa" per le vicende di Freedomland, p.82).




Poi torniamo a New Heliopolis, col terzo incipit (quello della tavola sopra, p.12) connesso agli altri tre dallo sciacallo del titolo, ma anche dalla ragazza che ricorre, con nomi differenti (ma sempre di fiori, con particolare riferimento alla rosa: Primrose / Rosenberg)

Chiaverotti inoltre non dimentica la tradizione dylaniata della "colonna sonora implicita" celata nel testo, e proprio in questa terza ouverture a p.12 ci suggerisce Bernard Hermann, che ha firmato quelle di Hitchcock. Dato che l'autore ci lascia liberi, io propenderei per una scelta forse ovvia ma sempre di effetto, quale la Suite di Psycho - qui un possibile link - opera oltretutto del 1960, non lontana dal 1953 alternativo di Morgan Lost (l'intertestualità sclaviana è perfetta nell'albo: anche la vecchia barzelletta - "cos'è bianco-nero-bianco-nero-bianco... - sembra ironia postmoderna sulla tricromia morganiana).




La storia prosegue per inquietanti salti temporali che si intersecano tra loro, secondo la natura onirica del fumetto; il passato ricorda da vicino il mondo puritano della Lettera Scarlatta di Hawtorne, e anche - restando al fumetto, un'altra New Canaan: non quella che in Morgan Lost ha preceduto New Heliopolis, ma quella di Manara e Pratt in "Tutto ricominciò con un'estate indiana".



Al dislocamento temporale si somma quello spaziale, e New Heliopolis si interseca con la Bolivia del mondo parallelo di Morgan Lost, che purtroppo non differisce troppo dal Sudamerica delle dittature fasciste del nostro universo. Possibile forse una blanda connessione con il "Giorno dello Sciacallo", il primo romanzo di Forsyth dove il maestro del nuovo giallo spionistico metteva a rischio la vita di De Gaulle in un attentato che era lo strascico degli orrori tardo-coloniali in Algeria. 



Ben orchestrata anche la parte giallistica, con un buon numero di "distrattori", possibili colpevoli su cui si sofferma l'attenzione, tra cui un omaggio a Bowie nello psicanalista Dr.White (come segnalato sull'ottima pagina FB dedicata al personaggio).


Il serial killer del mese è, ovviamente, un avatar di Anubi, divinità sepolcrale che si sposa perfettamente col decadente futuro in stile egizio di Nuova Eliopoli, di cui i disegni di Bertolini ci fanno ammirare anche l'aeroporto, coerentemente dedicato al dio falco Horus.

Il montaggio di tavola, pur innestandosi sulla griglia bonelliana, si conferma molto dinamico e variato rispetto al modello "a mattoncino" più classico. Particolare la scelta del riquadro nero per le sequenze del futuro (rara in Bonelli), frequente l'uso di sovrapposizioni di vignette (p.17, e molte altre) a rendere più dinamiche le sequenze d'azione.

Alla splash page si preferisce la semi-splash (p.88, ad esempio) o tagli "larghi", comunque, che permettono di apprezzare appieno la sontuosa ricchezza dei disegni di Bertolini (vedi anche l'opera che l'autore ha dedicato all'albo, qui sotto).



Un albo insomma pienamente godibile, anche grazie alla scelta old school di Chiaverotti di non seguire una stretta continuity in questa prima stagione introduttiva del personaggio: scelta che favorisce il lettore occasionale, il quale può leggere il singolo albo in modo abbastanza autoconclusivo.

Nell'attesa del prossimo numero, e del prossimo serial killer destinato a incrociare le vie perdute di Morgan. Dove non è affatto scontato chi vincerà.







Post più popolari