Deconstructing Keating: L'Attimo Fuggente


LORENZO BARBERIS

"Dead Poets Society" (1989) di Peter Weir - soggetto e sceneggiatura di Tom Schulman - è il più noto e più rilevante film in ambito scolastico, e sicuramente quello più rilevante rispetto all'insegnamento delle materie umanistiche (in Italia, un ruolo analogo hanno forse avuto le opere tratte da Virzì dai libri di Starnone, "La scuola" e "Auguri professore").

Sono nato nel 1976; ho visto questo film a 14 anni, rivedendolo poi a più riprese. Innegabile che abbia avuto una sua influenza nella mia formazione, anche se personalmente mi ritengo distante dal professor Keating, pur non condividendo un certo serpeggiante astio verso il film da parte di molti docenti: ritengo che il film sia eccezionalmente ben costruito e in ogni caso significativo, anche se spesso frainteso. Non è tanto un film su Keating: è un film sulla poesia (anche se, ovviamente, come ogni opera complessa, intreccia più elementi).

Basta vedere il titolo originario, "Dead Poet Society", che mette l'accento sulla "Società dei poeti estinti": quella di Keating giovane, certo, ma anche quella che sorge nei suoi allievi. Però, il titolo infedele italiano, "L'attimo fuggente", non è per una volta poi così fuorviante: tutte le liriche inglesi citate si ricollegano abbastanza a quella prima lirica di Orazio.

La lirica letta nella prima lezione da Pitts, davanti ai ragazzi morti ("carne per i vermi", riprendendo la falsa etimologia latina "ca-da-ver": "CAro-DAta-VERminis"):

O vergine,cogli l’attimo che fugge,
Cogli la rosa quand’è il momento,
Ché il tempo, lo sai, vola:
E lo stesso fiore che sboccia oggi,
Domani appassirà.


Robert Herrick. 1591–1674

To the Virgins, to make much of Time

GATHER ye rosebuds while ye may,
   Old Time is still a-flying:
And this same flower that smiles to-day
   To-morrow will be dying.

The glorious lamp of heaven, the sun,
   The higher he's a-getting,
The sooner will his race be run,
   And nearer he's to setting.

That age is best which is the first,
   When youth and blood are warmer;
But being spent, the worse, and worst
   Times still succeed the former.

Then be not coy, but use your time,
   And while ye may, go marry:
For having lost but once your prime,
   You may for ever tarry.

*

Ma anche la più nota poesia, citata nel finale in latino da Keating.
Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius, quidquid erit, pati.
Seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques, et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem quam minimum credula postero.

*

Tu non chiedere, non è lecito saperlo, quale fine
gli dei abbiano dato a me e quale a te, o Leuconoe,
e non consultare gli oroscopi babilonesi. Come sarebbe meglio
sopportare qualunque cosa sarà,
sia che Giove abbia concesso molti inverni 
sia che ci abbia concesso come ultimo inverno
quello che ora fiacca il mar Tirreno sulle opposte scogliere:
sii saggia, mesci i vini, e in breve tempo tronca la lunga speranza.
Mentre parliamo, fuggirà il tempo invidioso:
cogli l'attimo, quanto meno fiduciosa possibile nel domani.

*

Ciò che è fuorviante è ovviamente quel Robin Williams a carattere di scatola, insieme a Williams nella sua classica parte dell'adorabile ribelle al sistema; peggio ancora la nota esplicativa, il teaser:

He was their inspiration. He made their lives extraordinary.

La prima metà potrebbe ancora andar bene, seppur già metta l'accento troppo su Keating. La seconda è discutibile, in quanto è esplicito il valore positivo, che nel film è sicuramente meno dichiarato.

La scena di Keating portato in trionfo dalla squadra di calcio della sua classe (non solo i poeti estinti, ma soprattutto) completa il tutto. Il trionfo di colori è bello, ma la scena puramente gioiosa è di nuovo parzialmente fuorviante (azzeccati però i colori di giallo e rosso, autunnali, che danno un senso autunnale, quindi sia scolastico che transitorio) a quella felicità.

Insomma, la locandina guida a una misinterpretazione, che è però fondata sulla figura eccezionale di Robin Williams e il suo tipo (che mai come qui, nel discorso sull'insegnamento, viene decostruito). Un archetipo che parte dall'alieno Mork (1978-1982), si consolida con un film come "Good Morning Vietnam" (1987), che gli vale la nomination all'Oscar, e si cementifica proprio con questo film, di nuovo nominato. Anche i suoi ruoli successivi saranno variazioni sul tema, meno problematiche (incluso il suo ruolo di psicologo fuori degli schemi in Will Hunting, che nel 1998 gli meriterà l'Oscar in un ruolo comunque meno alto di quello di Keating).



Curioso notare, a tale proposito, che già nel 1986 Williams aveva recitato in "Seize the day", un film di cui "L'attimo fuggente" sarebbe stato la traduzione fedele ("Cogli l'attimo", letteralmente) e che mostrava tale filosofia.

Insomma: per capire DPS bisogna decostruire il Keating dell'immaginario.
E per farlo credo che l'ideale sia una analisi passo-passo che ricostruisca la maggiore complessità del film (e del personaggio).

*

Il film inizia nel centenario della Welton Academy, che gli allievi rinominano tra loro Hellton (nello script originario: in italiano si perde). Da Well a Hell, dal bene all'inferno; siamo nei cento anni dell'istituto, comunque, sorto nel 1859, e quindi siamo nel 1959, sulla soglia estrema degli anni '50. 

C'è tutto un simbolismo gotico in questo rovesciamento, reso visivo dal rito "fiamma della conoscenza" venerata da Nolan, il preside antagonista, in modo quasi religioso (fiamma divina, per lui, ma in verità infernale: quella dell'autoritarismo) che sarà rovesciato più avanti nel film dal "Dio della Grotta", lampada pagana e vagamente diabolica della vera poesia.

I quattro pilastri dell'istituto (collocato nel placido Vermont) sono:
Tradition, Honor, Discipline, Excellence;

I quattro rovesciati pilastri di Hellton sono:
Travesty. Horror. Decadence. Excrement

La tradizione è travestimento (finzione, tema portante), l'Onore è Orrore, la Disciplina Decadenza, l'Eccellenza è Escremento (come dirà anche Keating dei libri del Pritchard che farà distruggere).

Un rovesciamento importante, perché è già proprio dei ragazzi prima di Keating: un sarcasmo e un gusto goticheggiante che quindi lui farà esplodere, ma già cova sotto la cenere.

Le prime sequenze ci introducono i primi Dead Poets: il secchione Meeks, il romantico (scopriremo) Overstridge, il sognatore Neal schiacciato dal padre oppressivo e castrante, il ribelle Dalton, che rovesciano i Quattro Pilastri in senso goliardico. Il timido Todd, fratello minore di un valedictorian della scuola (lo studente di eccellenza di una passata leva) è schiacciato sotto tale peso (e altri, forse) in un passivo mutismo. Mancano Pitts (il meno intellettuale della setta) e il conformista Cameron, il necessario Giuda di ogni cristologia filmica (fin da subito evidente come personaggio negativo).

Mentre rivela "L'attimo fuggente" agli studenti tra il perplesso e l'affascinato, Keating introduce anche qualche verso di una poesia di Walt Whitman (l'autore-simbolo del film, come quella di Orazio è la poesia-titolo). Notiamo che lui vuole essere chiamato "Capitano": affermazione che subito pare puramente ironica, ma è ribadita nella scena in cui Keating non si volta, fuori da scuola, finché Neal non lo chiama così. La cosa dà il senso di un certo narcisismo, specie se cogliamo (anche il film lo ricorda, en passant) che in origine è pensata per Lincoln. In un film intriso di rimandi ai classici (da Orazio ai Romantici: tra gli stroncatori, molti "da sinistra" come Erbert contesteranno l'assenza dei Beat di quegli anni. Keating è un genio folle, ma non un freakettone...) non può non esserci un rimando all'idea di hybris. Tanto più che la lirica, in morte di Lincoln, descrive un "capitano" morto, presagendo già il tema lugubre (Keating però non assume la morte su di sé, a lui spetta il ruolo messianico, ma la morte tocca a uno dei suoi allievi).

O Capitano, mio capitano! 
di Walt Whitman, 1865, per l'omicidio di Lincoln di quell'anno

O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l'ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l'invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;

ma o cuore! Cuore! Cuore!
O gocce rosse di sangue,
là sul ponte dove giace il Capitano,
caduto, gelido, morto.

O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
risorgi - per te è issata la bandiera - per te squillano le trombe,
per te fiori e ghirlande ornate di nastri - per te le coste affollate,
te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;

ecco Capitano! O amato padre!
Questo braccio sotto il tuo capo!
È solo un sogno che sul ponte
sei caduto, gelido, morto.

Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili
non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
la nave è all'ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;

esultate coste, suonate campane!
Mentre io con funebre passo
percorro il ponte dove giace il mio Capitano,

caduto, gelido, morto.


La scena più autoritaria è quella in cui Keating ordina di stracciare la prima pagina del libro di testo, che non condivide. Vero che la scena fa pensare a una "liberazione della poesia" (stracciata la critica, la pagina bianca del frontespizio appare, rivelatoria), ma è innegabile l'autoritarismo implicito. Keating, di nuovo, in un accesso di hybris, non si limita a omettere e/o criticare il Pritchard, lo elimina fisicamente. Non si può accedere ad una idea diversa della sua di letteratura. Certo, il cinema deve anche rendere visivi i conflitti: ma il film è ben girato (Wier è un professionista serio e avrebbe potuto trovare, volendo, soluzioni meno gridate e parimenti efficaci).

Interessante la scena di Dalton: prima - come altri - sta mangiando di nascosto, quando crede si tratti di una classica lezione barbosa di letteratura; poi, affascinato, non strapperà solo (per primo) le pagine, ma ne masticherà una e la sputerà, nell'approvazione di Keating (scena quasi volutamente sottotono, per un "lettore di secondo livello"). Di nuovo: in un film che ha molta psicanalisi - la figura di Neal, soprattutto - difficile sia casuale il rimando al divorare come atto di violenza simbolica forte.

Nell'ironia di Keating, anche, c'è sempre qualcosa di violento, dissimulato dallo scherzo: "Quando ero l'equivalente intellettuale di un gracile corpicino, mi tiravano i libri di Byron in faccia". Il libro è sempre oggetto di scontro.

Ma poi, il Pritchard è così male? Ovviamente, l'uso di uno schema a grafico è una oltranza matematica eccessiva; ma alla fine, propone l'eterno dualismo di forma e contenuto che, seppur criticabile (più che altro nel suo essere una scissione solo apparente) ha delle sue utilità didattiche (ad esempio, nell'insegnare a scrivere e nel valutare un componimento, non è per forza peregrino distinguere tra chi deve arricchire i contenuti e chi deve migliorare la forma. Naturalmente, i due aspetti vengono padroneggiati quando non sono più scissi).



McAllister, docente di latino nozionistico (che nel finale riprenderà qualcosa di Keating: le lezioni all'aperto, esplicitamente vietate dal preside Nolan, e abbandonerà la ripetizione sterile dei casi legandoli invece alla spiegazione di cose concrete) che vede la lezione, opporrà un valido stralcio di Tennyson a Keating:

Show me the heart
unfettered by foolish dreams, and I'll
show you a happy man.

A cui Keating risponderà con dei versi di maniera tennysoniana, ma suoi. McAllister, che obietta la pericolosità di instillare l'idea di essere dei poeti ai giovani ("la odieranno, Keating, quando scopriranno di non essere Shakespeare") è - all'inizio - nozionistico, ma non è del tutto incolto. Keating è eccessivo: usando i suoi versi, è evidente la metafora (sostituisce sé stesso alla materia da insegnare, per narcisismo).


I libri sono molto importanti in DPS: ad esempio, che Keating si diplomi nel 1944 è detto solo qui sopra. Il che oltretutto implica che - essendo del 1924-5 - potrebbe aver partecipato ancora alla guerra, e probabilmente essersi fermato a Cambridge in seguito alla leva in Inghilterra. Il ritorno in USA dalla Chester School - 1951-1958?, invece, potrebbe esser legato a rapporto con la fidanzata che si intravvede in una foto. Il nomignolo "Keats", molto rivelatore, era una associazione cui avevo pensato indipendentemente (ma anche la pericolosa vicinanza tra Keating e Cheating, "imbrogliare"); da notare anche che egli è stato "Capitano" della squadra da calcio, la sua vanità ha una causa remota (notare anche la connessione con la scena della locandina).

Rivendica, Keating, di non voler fare dei poeti (ma "dei liberi pensatori"), però poi non legge il Quotidiano in Classe, ma questi versi di Whitman.

«Ahimè, ahi vita! domande come queste mi perseguono, | 
d'infiniti cortei d'infedeli, città gremite di stolti, | 
io che sempre rimprovero me stesso, (perché chi più stolto di me, chi di me più infedele?) | 
d'occhi che invano anelano la luce, scopi meschini, lotta rinnovata ognora, | 
dagli infelici risultati di tutto, le sordide folle affannanti, che in giro mi vedo, | 
degli anni inutili e vacui degli altri, e io che m'intreccio con gli altri, | 
la domanda, ahimè, che così triste mi persegue, - Che v'è di buono in tutto questo, o Vita, ahimè? | 

RISPOSTA | Che tu sei qui - che esistono la vita e l'individuo, | che il potente spettacolo continua, e che tu puoi contribuirvi con un tuo verso.»

Chiedendo poi: "quale sarà il tuo verso?" agli allievi rapiti (non tutti: è sempre evidente, nel film, il parzialismo del successo di Keating). Metafora ("verso" per "fatto mirabile") ma significativa. Non è il pensiero critico, che è tale anche verso sé stessi (non il segno di tutti è, necessariamente, "alta poesia"). 

Un concetto simile si ritroverà, più avanti, anche nelle citazione di Frost, sull "strada meno battuta" da percorrere per "fare la differenza": i ragazzi, tornando alla Grotta Indiana, renderanno materiale questa metafora.

The Road Not Taken
Robert Frost 

‘Two roads diverged in a wood and I
I took the one less traveled by 
And that  has made all the difference.

Il richiamo ad assaporare "il midollo della vita" gustando la poesia è un (giusto) rimando al plasir du texte, che si affermava in quei tardi anni '80 (Pennac, e Benni in Italia) contro gli strutturalismi e i semioticismi (più che anni '50, il Pritchard sempre quasi uno di loro, col suo gusto per gli schemi...): "assaporare parole e linguaggio", "leggiamo poesie perché siamo membri della razza umana" (simile al Buzzati de "Il mago").



Da questo approccio nascono i Dead Poets:

                The Dead Poets were dedicated to sucking
the marrow out of life. That's a phrase
from Thoreau that we'd invoke at the
beginning of each meeting. You see we'd
gather at the old Indian cave and take
turns reading from Thoreau, Whitman,
Shelley; the biggies. Even some of our
own verse. And in the enchantment of the
moment we'd let poetry work its magic.
(Keating)

Molto è ripreso dal Walden di Thoreau, esplicitamente citato. Shelley appare qui, poi non è ripreso di fatto in citazioni.

Walden
 Henry David Thoreau 

«Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici».

La rifondazione della setta avviene sul suono della campanella, mentre il docente di matematica, Hagar, richiama all'ordine, sottolineando il senso di ribellione. Bello il contrasto tra i sette "bravi ragazzi" dell'affresco della scuola, così anni '50 (gli anni '50 che Zemeckis stigmatizzerà anche in "Ritorno al futuro"), e i sette "poeti estinti" che corrono nella brughiera (così gotici nei loro cappucci da monaci). La stessa Hellton diviene molto più gotica in queste riprese notturne.





Il volume di Keating, preso da Neal in biblioteca, si mostra subito nella sua affascinante, arcana fisicità quasi esoterica rispetto alla (inevitabile) sciatteria banalizzante del manuale scolastico.


Elaine Reynolds,
Miss October, 1959

Però all'inizio delle riunioni c'è ancora un sano spirito goliardico, come in Dalton che legge una poesia scritta su un centerfold di Playboy dedicato alla starlette di cui sopra (in una delle foto più caste).

Teach me to love? Go teach thyself more wit.
I, chief professor, am of it.

The god of love, if such a thing there 
be, may learn to love from me.

(Abraham Cowley)

E anche la conclusione, con "Congo", è un ritorno all'aspetto ritmico, essenziale, vitalistico della poesia, con tutto quanto di primitivismo include.

The Congo  (1915) 
by Nicholas Vachel Lindsay

(A deep rolling bass)

Then I saw the congo, creeping through the black,
Cutting through the jungle with a golden track.
Then along that riverbank
A thousand miles 
Tattooed cannibals danced in files;
Then I heard the boom of the blood-lust song
And a thigh-bone beating on a tin-pan gong.

Le lezioni di Keating proseguono: legge Shakespeare in modo efficace e Neil decide di fare teatro. C'è poi la famosa scena in cui invita a salire sulla cattedra per "assumere un punto di vista diverso", citando ancora una volta il Thoreau di Walden, altro riferimento fondamentale del film:

Thoreau said, "Most men lead 
lives of quiet desperation.

In conclusione, dà come compito di scrivere una poesia e recitarla in classe, sottolineando come il compito è pensato appositamente per Todd.

Altra lezione "irregolare" è quella in cui insegna a usare lo sport come "metodo per eccellere", coniugando calcio e recita a frammenti di una poesia del solito "zio Walt" (che per me resterà sempre Disney, niente da fare).

Si perdono dallo script originale alcune battute sapide, intraducibili, con cui Keating invita all'azione:

Mr. Meeks, time to inherit the earth. 
Mr. Pitts, rise above your name.

*

Un canto di gaudio, Whitman

«Oh, lottare con scarse possibilità, affrontare i nemici impavido.»(Pitts)
«Essere un marinaio del mondo diretto in ogni porto.»
«Io vivo per dominare la vita non per esserne schiavo.»
«Salire sul patibolo, avanzare contro il plotone di esecuzione con assoluta indifferenza.»
«Danzare, battere le mani, saltare, gridare e poi urlare e fluttuare.» (Meeks)
«Oh, fare della propria esistenza un poema di nuove gioie.» (Hopkins)
«Essere davvero un Dio!»

Durante l'esercizio, Keating mette della musica, il barocco di Handel per la precisione (durante la vera partita - e lui è Capitano di calcio... - si sentirà l'Inno alla Gioia di Beethoven). La parola, per essere assaporata, va fusa alla musica e al gesto, in un ritorno nello spirito al primitivismo (in sé ha un senso, ma è l'opposto della linea evolutiva classica, dagli stilnovisti in poi). Musica come ritmo, classico o tribale: Keating fischietta come suo tema personale un'ouverture di Tchaikovsky che parte con questo motivetto allegro ma si chiude con il rombo di cannoni (appropriato); il ritmo torna nelle marce in cortile (sulle note della marcetta militare resa nota da Full Metal Jacket) e quando i ragazzi cantano e ballano il "Fiume Congo" nella prima riunione dei nuovi DP. La necessità di visualizzare tipica del cinema, forse: ma anche qualcosa di più.

Hopkins, a parte i membri della setta, è figura minore ma interessante: forse il solo allievo ad essere premiato da un nome. E' quello che tira in modo totalmente passivo, attirandosi i "buu" di Keating; la sua poesia è totalmente minimal ("Il gatto / è seduto / sopra il tetto": la poesia moderna, gli ermetici, ci sono, come si vede). Però, sul finale salirà sui banchi in onore del "maestro" da cui sembrava poco influenzato.

Molti hanno discusso, online, del fatto che questi metodi fossero di un "vero professore" di Robin Williams. Possibile: ma anche classico trucco pubblicitario per creare succosi retroscena "biografici" nell'attore. Il tema del cambio del punto di vista è, di nuovo, anche e soprattutto letterario, e si ritrova in Emerson, con un diverso "rovesciamento". Più radicale e, viene da dire, più sensato come effettivo "cambio prospettiva" (cambia più a rovesciare il p.d.v. che a rialzarlo di poco): ma meno "drammatico" (nell'"innalzarsi", torna anche la sottile hybris di Keating: mette su un piedistallo gli allievi anche per mettersi - egli per primo - su un piedistallo).

Nature
Ralph Waldo Emerson
“Turn the eyes upside down, by looking at the landscape through your legs.”

*

Giunto il giorno del compito poetico, leggiamo tre tipi di poesia, apprezzati tutti e tre da Keating: la lirica amorosa di Overstreet, il minimalismo di Hopkins (a cui Keating sa trovare un suo senso "ermetico") e ovviamente la poesia di Anderson, con cui finalmente il metodo di Keating, col suo approccio brutale (in pratica, "getta in mare" l'allievo per vedere se nuota), funziona.

Ancora una volta, lo strumento è Whitman:

Con lei mi ribello alla solitudine di stare in una compagnia estranea,
al rumore di un silenzio assordante,
quando tutto quello che desideri è una carezza
e tutto quello che ottieni è un altro attimo di malinconia.
In questi momenti, quando non sento l’affetto che cerco,
la comprensione e la condivisione,
io urlo il mio barbarico YAWP,
che risuona sopra i tetti del mondo.

 Walt Whitman.

  I see a sweetness in her smile. 
Blight light shines from her eyes. 
But life is complete;
  contentment is mine, 
just knowing that she's alive.
(Overstreet)

"The cat
sat
on the mat." 
(Hopkins)

  You push it, stretch it, it'll 
never be enough. You kick at it, beat 
it, it'll never cover any of us. From 
the moment we enter crying to the moment 
we leave dying, it will just cover your 
face as you wail and cry and scream. 
(Todd Anderson)

Neanche male però il distico che stava componendo e che, per timidezza, ha distrutto:

Aspettiamo la battaglia / mentre in realtà stiamo già combattendo. (Todd)

*

Laughing, crying, tumbling, mumbling. 
Gotta do more. Gotta be more. 
Chaos screaming, chaos dreaming. Gotta 
do more! Gotta be more!
(Charlie Dalton)

La poesia del ribelle Dalton è probabilmente quella recitata nella grotta, nella sua "fantasticheria" al sax, mentre viene portato "il dio della grotta", lui si rinomina Nuanda, si segna con i colori da guerra indiani, invita delle ragazze e sfida Nolan (che lo punisce corporalmente, come noto).

Keating prende le distanze dalla sfida di Dalton, mentre Nolan lo avverte una prima volta: ha visto con molto sospetto una lezione tenuta in cortile (quella dove fa marciare i ragazzi in modo che essi "trovino il loro passo": tutto sommato una delle meno "mistico-autoritarie", che non a caso sarà ripresa da McAllister, in una scena finale).


L'evoluzione finale vede meno poesia teorica e più "poesia applicata alla vita". Overstreet supera la sua timidezza, corteggia la cheerleader sfidando apertamente lo stolido ma enorme quarterback Chad, e viene ricompensato: lei si accorge che con Chad non può certo andare a vedere Shakespeare, e provando un certo fascino per la cultura alla fine non può che scegliere il poeta (che nello sfidare un avversario più muscolare ha anche dimostrato una certa dose di coraggio, e di lusinga per il di lei fascino femminile).

Neil, invece, fa teatro sfidando il padre (che resterà per me, sempre, l'antagonista di Robocop. Quando un attore è tagliato per i cattivi, c'è poco da fare), e recita nel "Sogni di una notte di mezza estate". Ritorna Shakespeare, certo, ma la corona di Puck serve anche a dare il ragazzo un palese ruolo cristologico (che egli incarna al posto del mentore, potremmo dire).

Keating, come già con Todd, "la fa facile": dà un consiglio ispirato e "retorico" (la "buona retorica" del suo frasario poetico, ma sempre retorica), che ovviamente non risolve i problemi del ragazzo. A fare i mentori, più che Whitman bisogna studiare Freud.

L'errore più grave (da cui traspare una certa condanna anche del film, sul personaggio) è che Keating ascolta Neil dire di aver parlato al padre in tono esplicitamente menzognero (la sua espressione è, palesemente, di delusione) e lascia correre, senza rendersi conto del conflitto che va a esplodere.


Il finale, oggettivamente molto efficace, vede in primis il completo riscatto di Todd Anderson, che per primo avvia la rivolta, seguito dagli altri tre membri superstiti del DPS (Dalton si è fatto espellere, Neal è morto, Cameron ha tradito) ma anche da altri sette allievi, tra cui Hopkins e il ragazzo malaticcio. Keating vince su Nolan 10 a 8 (contando che il morto e l'espulso sarebbero dalla sua, 12-8). Giustamente, il finale mette in evidenza la sterilità del rauco autoritarismo di Nolan: non può mica espellerli tutti, e le sue minacce alla fine si rivelano vuote.

Ma resta anche visibile ancora una volta il sottile autoritarismo didattico di Keating, che ha "fatto i romantici, qualcosa della Secessione... il realismo l'abbiamo saltato del tutto". Autoritarismo simile, presso noi, a chi decidesse che "è inutile" fare Manzoni e Verga, che non hanno (avrebbero) nulla da dire sul piano "emotivo" agli allievi.

La vittoria morale di Keating è giusta, specie al cospetto del cinico Nolan (anch'egli insegnante, un tempo, di letteratura, rivela nel film). Però, la sua sconfitta sostanziale (è comunque allontanato dalla scuola, anche se usato come capro espiatorio dai veri colpevoli, l'esplicito autoritarismo di Nolan e delle famiglie, in grado di creare una repressione senza sbocchi) rimane.

Quello che appare invece assoluta è la vittoria della Poesia, che - da materia scolasticamente noiosa - mostra il suo enorme potere: come il seme evangelico, naturalmente non può fiorire ovunque, ma in quelli dove entra in profondità può produrre modifiche radicali (almeno in Todd, in positivo, e in Neal, in negativo, la trasmutazione è innegabile).

*

Fischiettando Tchaikovsky

Su Keating, mi resta un paradosso. Docente eccezionale (nel bene e nel male), lavora comunque sulla pre-selezione di materiale umano della Wellton: dato il suo prestigioso background europeo, gli viene affidata "una quinta" del "miglior istituto d'America" (va beh, qui Nolan fa pubblicità: ma probabilmente del Vermont sì). La miglior classe del D'Azeglio di Torino, diciamo. Negli anni '50. E scuola privata: anche ricchi, quindi. Ecco: Keating in fondo beneficia del lavoro di Nolan che l'ha preceduto (impostando la selettività e il rigore); diverso sarebbe vederlo con l'equivalente, diciamo, di un ITIS nostrano medio (dove Hopkins e Pitts rappresenterebbero un onesto valore medio). Ma questa è ancora un'altra storia, naturalmente.



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