La Coscienza di Zweig


LORENZO BARBERIS


Saluto tutti i miei amici! 
Che dopo questa lunga notte possano vedere l'alba! 
Io che sono troppo impaziente, li precedo.
(Zweig, 1942)


Leggere prima il racconto.

"Novella degli scacchi" (1941) è l'ultimo racconto scritto dallo scrittore ebraico Stefan Zweig prima di darsi la morte assieme alla moglie, l'anno seguente. Nato a Vienna nel 1881, laureato in filosofia, amico di Joyce, le sue opere saranno distrutte nei roghi nazisti del 1933, e fuggirà in esilio per non fare la stessa sorte, o peggio.

L'opera, una classica, equilibratissima novella, è perfetta anche senza conoscere la cornice biografica che, ovviamente, getta una luce molto cupa sulla sfida a scacchi che si trova al suo centro. Perfino l'impazienza del dottor B. trova un corrispettivo nel biglietto del suicidio (vedi sopra).

Se ovviamente nel testo è sotteso un atto d'accusa contro il nazismo, non ne esce meglio né l'avversario russo, di una assoluta, testarda stolidità, un idiot savant privo di qualità, né il gretto arricchito americano McConnor, unica figura di contorno minimamente tratteggiata (l'io narrante è una pura funzione narrativa).

Il racconto - calibrato benissimo - ricorda molto anche "L'alfiere nero" (1867) di Arrigo Boito, dove un simile meccanismo trasponeva negli scacchi lo scontro tra un Bianco e un Nero, intesi come etnie (la storia è molto moderna, a suo modo, e anche questa andrebbe riscoperta, non fosse per una certa infelicità delle scelte linguistiche degli scapigliati).

In ogni caso, una novella davvero interessante, che mi potrà anche tornare utile in sede scolastica, in vari modi. Un grazie a Simona G., che mi ha fatto venire voglia di leggerla.

(copertina: il computer Deep Blue batte per la prima volta il campione umano Kasparov, 2001).

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