Sostiene Perec


LORENZO BARBERIS

Sostiene Perec che la letteratura è una specie di grande gioco enigmistico. In questo contesto Michele Di Erre ha proposto ad Andrea Roccioletti (due autori torinesi di cui troverete su questo blog) di scrivere un racconto in cui ogni parola compaia una volta soltanto. Non so quale soluzione proporrà Roccioletti (che ha già scritto una variazione de "La scomparsa" di Perec), io propongo questa soluzione in cheating mode.


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IL DIZIONARIO.

Un uomo decise di leggere l'intero vocabolario Garzanti.
Iniziò con ordine, ad alta voce.
"Abaco. Abate, Abbacchiare....

(nota fuori racconto: inserire qui l'intero vocabolario Garzanti o altro a vostra disposizione. Sottrarre, ovviamente, le parole usate nell'incipit e nell'explicit).

...Zuppa, Zurighese... Zuzzurellone!."
"Ecco la definizione che mi serviva!".
Richiuse, euforico.
Ma in verità aveva saltato trenta parole.

FINE.

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Il racconto, come si può notare, è il più lungo possibile (include l'intero vocabolario richiesto).
Naturalmente, può essere accusato di cheating, perché le parole sono usate in forma impropria, come elenco di lemmi del vocabolario.

Però, si potrebbe obiettare, per essere ipercavillosi, che esse servono a produrre una "vertigine della lista" (cfr. Eco, teorico e scrittore) senza la quale il racconto perderebbe il suo significato. Né ovviamente, almeno dal Novecento in poi, vale l'obiezione "il racconto non ha senso", oppure liquideremmo il grosso del canone occidentale, da Pirandello a Kafka, da Joyce all'Oulipo. Non sarebbe così peregrino, appunto, sostenere che il racconto rappresenta lo straniamento dell'uomo occidentale moderno, perso davanti alla necessità/impossibilità di catalogare. Oppure, sostituire a "uomo" il termine "studente sotto esame" e il racconto diventa neorealismo.

In fondo appunto molte opere di Eco usano la "lista vertiginosa", ovvero volutamente lunga oltre il ragionevole: in passaggi del Pendolo di Foucault dove basterebbe dire, ad esempio, "contattarono tutte le società esoteriche conosciute al mondo", i tre redattori le elencano tutte (o comunque una buona paginata). Non è gratuito, perché produce quel senso di arcana autenticità del romanzo, che altrimenti sarebbe sbrigativo complottismo alla Dan Brown.

Oltretutto, io di Eco sono notoriamente appassionato, quindi potrei rivendicare la legittimità dello stilema.

*

Ma anche ammettiamo che il mio brano sia in fuorigioco: consiglierei allora a un nuovo giocatore di produrre un racconto il più lungo possibile finché riesce, mettendo insieme una serie di "interiezione + aggettivo + sostantivo + verbo + avverbio". Ad esempio, "Oh prode cavaliere, cavalcavi lentamente!".

La frase dev'essere senza articolo per essere iterabile (una manciata di frasi può usare il, lo, i, gli, la, le, un, una, uno, dei, delle, degli). Le interiezioni sono potenzialmente infinite, basta coniarne di nuove, che esprimano un diverso stato d'animo (anche solo col prolungamento del suono vocalico: "Ooh! "Oooh!" etc.).

Ovviamente, qualche frase potrà anche utilizzare le preposizioni, articolate e semplici ("Oh prode cavaliere, cavalca lentamente per valli oscure!". Naturalmente saranno frasi particolarmente ricche di significato nell'ambito del testo.

Grazie all'interiezione non si può nemmeno muovere l'accusa di usare uno stile nominale (è italiano correttissimo).

Un giovin scrittore abile nella combinatoria potrebbe creare un programma per associare i vari lemmi tra loro, producendo magari frasi di tipo surrealistico ("Oh diversificante graticolatore, propugna solipsisticamente!") ma di per sé grammaticalmente valide.

Uno scrittore old school, invece, procederà manualmente, riga per riga, per produrre una sorta di senso. Una specie di "Canterbury Tales" moderna dove sono rappresentate tutte le classi sociali possibili nel sostantivo (sia pure in una frase brevissima).

Insomma, sostiene Perec, "Si può guardare il pezzo di un puzzle per tre giorni di seguito credendo di sapere tutto della sua configurazione e del suo colore, senza aver fatto il minimo passo avanti: conta solo la possibilità di collegare quel pezzo ad altri pezzi."

Questo esercizio di stile suggerito da Di Erre ci invita in fondo a iniziare a giocare.


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