The Professor



LORENZO BARBERIS

Un nuovo fumetto che si intitola "The Professor" non può che farmi simpatia per solidarietà professionale. Avevo apprezzato l'efficace numero zero realizzato dal torinese Giancarlo Marzano ai testi e Andrea Cuneo ai disegni, sotto la supervisione del curatore Andrea Corbetta, che introduceva le caratteristiche di questo docente universitario impegnato, in quel caso, a lottare contro il più classico dei nemici, i vampiri.



Per scriverne più ampiamente ho voluto aspettare questo primo numero ufficiale, in edicola.
Soggetto e sceneggiatura del romanziere Carlo A. Martigli, che ha sempre avuto un occhio di riguardo per i temi misteriosi ed ermetici; supervisione sempre di Andrea E. Corbetta, disegni di Paolo D'Antonio, autore di John Doe e del Galilei delle edizioni Keiner Flug.

Il formato è quasi bonelliano, lievemente più piccolo, ma sempre 96 pagine in bianco e nero.

Curiosamente questa prima storia, "Golem", è ononima della contemporanea uscita "Le Storie" Bonelli, ma la trama è comunque diversa, non solo nell'ambientazione e negli sviluppi, ma anche proprio nell'impostazione: la bella Storia bonelliana, nel porre il Golem contro i nazisti, ne fa soprattutto una metafora; qui se ne indaga la vicenda esoterica in modo più approfondito.



Il montaggio di pagina di The Professor è molto movimentato, specie nella prima sequenza, p.5-9, che mostra l'antefatto con un montaggio non ortogonale: frequente nei manga, più raro nel fumetto italiano.

A p.10 arriviamo al presente dell'eroe, nel 1880 (35 anni dopo). La tavola si fa più regolare, ma continua un montaggio più innovativo, lontano dalla griglia forse anche per lo spazio leggermente più ristretto, che costringe a soluzioni meno affollate del classico modulo 3 X 2.

L'uso di vignette sovrapposte (tav. 11, e altre) ricorda il fumetto americano, ma ritorna anche più avanti nella storia il montaggio obliquo nipponico, producendo sempre soluzioni visuali differenti (difficile trovare una tavola perfettamente uguale a un'altra).



Il segno, invece, è moderno, nervoso, cupo, ma sostanzialmente italiano, ricco di neri come si confà a un fumetto dalle tinte horrorifiche, o da supernatural fiction almeno, come denuncia anche la scelta di Peter Cushing per il volto del protagonista.

La cultura ermetica che traspare dalle pagine è notevole, e presenta con efficacia il golem nel suo corretto contesto di cabalismo ebraico; ma non mancano riferimenti ad altre tradizioni, e ad esempio si accenna anche del chaos magick (p.50) cui sono legati gli antagonisti della storia, in modo piuttosto coerente.



Benjamin Love è davvero un Professore di Lettere, non solo perché lo dichiara prima di far fuori una banda di delinquenti nella Londra tardo-ottocentesca, ma anche perché davvero tiene lezioni universitarie frammischiate alle sue indagini esoteriche all'interno dell'albo (è anche il primo personaggio seriale ebraico del fumetto popolare italiano, che io ricordi).

Che altro dire? Molto curato anche l'apparato multimediale, con un bel sito, una suite social accurata, e un buon uso dei QR code anche all'interno dell'albo (aspetto su cui il fumetto italiano potrebbe e dovrebbe azzardare di più, a mio avviso).

Non resta che aspettare il prossimo numero, dedicato ai Revenant, con un ritorno di Marzano sulla serie regolare, per i disegni di Mobili, augurando buona fortuna e lunga vita al mio collega in edicola.


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